AZIONE STUDENTESCA SIENA

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"Per l'avvento della giovinezza al potere, contro lo spirito parlamentare, burocratico, accademico" [F. T. Marinetti] Il nostro obiettivo, come movimento studentesco, è innanzitutto difendere i diritti degli studenti e combattere per migliorare la scuola e l'istruzione nella nostra città e nel nostro Paese. Ma Azione Studentesca significa anche cultura, musica alternativa, metapolitica, avanguardia e tanto altro. Il nostro impegno? Eccolo: noi giovani siamo il futuro, e vogliamo essere all'altezza di questa sfida. TE LA SENTI DI OSARE? CONTATTACI! 331-7086762 (Francesco Aldo) as_siena@hotmail.it

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10/08/2008

COMPRATE LE NUOVE T-SHIRTS (PUBBLICITA' NO PROFIT)

Oggi voglio portarvi a conoscenza di una nuova maglietta contro le Olimpiadi di Pechino, oltre a quella già esistente con le celebri cinque manette (a ricordare i cinque cerchi olimpici), design inventato da Reporter Sans Frontieres.

La t-shirt di cui sto parlando è prodotta infatti dalla Meeting, celebre marca di abbigliamento sportivo, e la potete acquistare a questo indirizzo qui. Il prezzo, non così modico (19 €), spero ne valga la pena, dato che sto seriamente pensando di acquistarne una… SPERIAMO SOLO NON FINISCANO TUTTE NEL FRATTEMPO (anche se, in cuor mio, la cosa mi farebbe contento, vorrebbe dire che il messaggio è passato)!

Vi posto anche un’immagine, giusto per farvi un’idea. Per acquistarla potete andare qui:

t shirt meeting

 

Inoltre, ecco un altro articolo dei ragazzi di Azione Studentesca di Pordenone, tanto per sottolineare l'importanza di un gesto (non) simbolico come questo:

    "Dal 1979 è in vigore in Cina una legge mirante a risolvere i problemi della sovrappopolazione: le famiglie non possono avere più di un figlio. Per questo motivo, sperano sempre che il bambino nascituro sia di sesso maschile: nascere femmina, in Cina, è una maledizione. Le bambine, appena vengono al mondo, sono condannate o alla morte, o all’abbandono in orfanotrofi, dove più della metà degli accuditi sono di sesso femminile; o nei lati delle strade, oppure, condannate ad una vita fatta di stenti, segregate in casa, senza nome, senza essere qualcuno, senza dignità, come fantasmi. Non hanno, quindi, diritto a cure mediche, sono ridotte a larve perché private di cibo e di qualunque assistenza sanitaria.

Una domanda ci sorge spontanea: riuscirà mai la civiltà Cinese, da sempre nella Storia all’avanguardia in moltissimi campi tecnologici e scientifici, ad impiantare un ovulo femminile nel ventre maschile in modo che gli uomini possano procrearsi da soli? "

Mariateresa Piovan
Elisa Presotto

http://azionestudentescapn.net/

postato da: ASSiena alle ore 10/08/2008 18:17 | link | commenti (1)
categorie: tibet libero, oppressione in cina
06/08/2008

I "LAOGAI" CINESI

 Cosa significa laogai?

Il termine laogai è un termine cinese che significa “riforma attraverso il lavoro”, e si riferisce a una forma di lavoro forzato della Repubblica Popolare Cinese.

I laogai sono dei “gulag cinesi” dove i prigionieri sono costretti a lavorare in condizioni di vita disumane e lesive dei diritti umani; e bisogna tener presente che la Cina non ha mai ratificato un trattato dell’ONU che chiede l’abolizione della condanna ai lavori forzati.

In questi luoghi viene comunemente utilizzata la tortura e la rieducazione politica, vi è un’alta mortalità dei prigionieri dovuto ai maltrattamenti.

E il governo cinese utilizza questa manodopera a costo molto basso che è sottoposta a ritmi di lavoro disumani e al limite dello schiavismo.

Un dissidente cinese (Harry Wu) ha passato molti anni in queste carceri, prima di fuggire negli USA, denunciando le atrocità commesse.

Durante il periodo maoista i laogai furono largamente utilizzati per reprimere le opposizioni del regime.

In questi lager le condizioni di vita sono disumane, i prigionieri sono costretti a subire ogni genere di violenza fisica e psicologica.

I sopravvissuti a queste torture raccontano nei loro libri dei vari torti e soprusi subiti, tra i quali:

­ - orario di lavoro insostenibile (fino a 18 ore al giorno)

- uso della denutrizione come tortura

- appello alla delazione fra prigionieri

Le torture che sono inflitte nei laogai consistono in “calci, percosse, scosse elettriche, sospensione per gli arti superiori, incatenamento in posizioni dolorose e privazione del cibo e del sonno”.

Wu nel suo libro sostiene che dal 1949 alla metà degl’anni ’80, i detenuti siano stati circa 50 milioni, mentre il numero di prigionieri attuali si aggira sugl’otto milioni di prigionieri.

Nella Cina esistono più di 1.000 campi di detenzione.

In questi campi i detenuti che sono morti per i maltrattamenti disumani, le torture e i soprusi raggiungono il numero di oltre 20 milioni di morti.

Vari governi e parlamenti hanno denunciato questo fenomeno.

Tra i quali il Congresso americano: che con una risoluzione si impegna a lavorare per l’istituzione di una Commissione internazionale d’inchiesta che possa rendere pubblica la verità sui laogai, invitando il governo a bloccare l’importazione di prodotti che provengano da lavorazioni effettuate nei laogai e invitando il governo cinese a rendere pubblica la verità sui laogai (quali il numero di esecuzioni effettuate e i dati sugli organi espiantati dai condannati a morte) e accogliere gli ispettori dell’ONU.

Anche il Parlamento Europeo ha criticato i laogai cinesi: condannando l’esistenza di questi campi nei quali il governo di Pechino detiene dei prigionieri che sostengono la democrazia e li costringono a lavorare in terribili condizioni e senza cure mediche. E ha deciso che su ogni bene prodotto in Cina ci deve essere un indicazione che descriva il bene come non proveniente dai laogai e in caso contrario, la Commissione deve proibirne l’importazione.

Varie fonti, soprattutto da membri del Falun Gong (movimento che si occupa di denunciare le attività criminose dei laogai) hanno denunciato che nei “gulag cinesi” il governo di Pechino utilizza i prigionieri politici come donatori involontari di organi. Le accuse più gravi riguardano l’espianto forzato di organi a persone mantenute in vita in attesa di una richiesta bio-compatibile ed uccise durante o subito dopo gli interventi chirurgici.

Le accuse più gravi rivolte al governo cinesi sono:

- la notevole rapidità con cui gli ospedali riescono a reperire organi bio-compatibili: una o due settimane contro i 30 o 50 mesi necessari in Canada;

- Interviste telefoniche con personale di diversi ospedali cinesi, che ha risposto positivamente a domande esplicite circa la disponibilità di praticanti del Falun Gong vivi e destinati all’espianto di organi;

- Correlazioni statistiche fra il numero di espianti, il numero di prigionieri e l’evolversi della persecuzione del Falun Gong, che lascia supporre l’esistenza di “un’ampia banca di donatori vivi”;

- Il fatto che il governo cinese non è stato in grado di contraddire il rapporto in alcun modo, rispondendo soprattutto con accuse nei confronti del Falun Gong, atteggiamento che tende a rafforzare il rapporto stesso.

L'ideale sarebbe organizzare un altro "processo di Norimberga", se non per condannare effettivamente gli autori di queste stragi, almeno per dare il giusto e dovuto tributo alle vittime del regime comunista cinese e ai loro parenti. E' ORA DI FARE GIUSTIZIA!

      Ringraziamo ancora una volta Azione Studentesca Pordenone (questa volta nella persona di Matteo Palù) per averci fornito questo materiale di cui, come esseri umani avremmo preferito fare a meno:  sono cose che danno il voltastomaco.

Vi invitiamo a visitare il loro sito http://www.azionestudentescapn.net per avere altro materiale.

 

postato da: ASSiena alle ore 06/08/2008 10:11 | link | commenti
categorie: oppressione in cina
20/06/2008

CONTINUA L'INDAGINE DI AZIONE STUDENTESCA SUL TIBET: PER MEGLIO COMPRENDERE E PER ESSERE PIU' VICINI AL POPOLO TIBETANO VI DIAMO QUALCHE CENNO STORICO...

 

“Il vuoto fu riempito dal vento, poi una pioggia torrenziale. Dopo aver formato un oceano primordiale, la pioggia cessò. Il vento, invece, continuò a soffiare e agitò le acque a tal punto che esse si raddensarono, come il burro dal latte, formando alte montagne. Fu allora che Nyatri Tsanpo, primo re tibetano, scese dal cielo per mezzo di una corda. La stessa corda che, alla sua morte, usò per ascendere nuovamente agli dei”.

Cosi la mitologia buddista dipinge la nascita del Tibet. La storiografia invece fa risalire la nascita di uno Stato, embrione del futuro regno tibetano, al VII secolo dopo Cristo. A capo di questa nuova entità, il principe Namri Lonstan.

Fra il VII e il XI, il Tibet fu retto da 42 sovrani, sotto i quali la forza e l’estensione del regno andarono gradualmente aumentando.

Nel XIII secolo il Tibet fu incorporato nell’Impero cinese-mongolo. Un ruolo fondamentale nel sodalizio tra tibetani e mongoli lo svolse il buddismo, che in poco più di cinque secoli fu abbracciato dalla quasi totalità della popolazione mongola. Intanto il Dalai Lama (titolo attribuito ai capi reincarnati della scuola Gelupga) stava diventando il leader indiscusso del popolo tibetano. Forte dell’alleanza con i mongoli, il 5° Dalai Lama riusci ad avere la meglio sulle scuole rivali e sui sovrani laici locali divenendo cosi il primo Dalai Lama ad esercitare un effettivo potere politico sull’intero Tibet. A questo periodo si può far risalire anche il trasferimento del governo da Drepung a Lhasa, attuale capitale del Tibet.

Il sodalizio mongolo tibetano si ruppe con l’ascesa al potere del 6° Dalai Lama, il quale, a causa della propria condotta indusse il sovrano mongolo Lhazang Khan ad assumere il diretto controllo politico sul Tibet. Deposto il 6° Dalai Lama, Lhanzang Khan ne nominò uno nuovo al quale i tibetani contrapposero un loro candidato, individuato secondo il tradizionale criterio della reincarnazione.

Nel 1717 i gelupga chiamarono gli dzungari – confederazione di tribù mongole occidentali - in loro soccorso. Questi però, da liberatori finirono per diventare occupanti.

Nel 1720, l’Imperatore Manciù della Cina intervenne cacciando gli dzungari. Fu stabilito, però, un protettorato cinese che sarebbe durato fino al 1911 e che avrebbe determinato la fine dell’indipendenza del popolo tibetano.

Nel 1912, in seguito alla cacciata dei cinesi con l’aiuto dell’Inghilterra, il Tibet dichiarò la propria indipendenza dalla Cina ma, alla fine della seconda guerra mondiale, gli Inglesi abbandonarono la regione e il governo Cinese, ormai comunista, poté riprendere l’antica politica degli imperatori Manciù. L’invasione dell’esercito di Mao (nuovo leader cinese) del 1950 portò alla firma di un trattato che permise il riconoscimento dell’occupazione militare cinese del Tibet nel rispetto dell’autonomia regionale tibetana e delle proprie credenze e tradizioni. Nel 1952 cominciò però una campagna di sistematica distruzione dei monasteri. Nel 1959 il Tibet divenne definitivamente, e per disgrazia del popolo tibetano, regione autonoma della Repubblica Popolare cinese. Il governo legittimo fu esiliato a Dharamsala, nell’India settentrionale.

Da quell’anno il popolo tibetano ha cercato ripetutamente di liberarsi dalle redini che lo legano al governo di Pechino senza però avere successo. Inoltre la comunità internazionale, sempre pronta a invocare il principio di autodeterminazione dei popoli, ha preferito conservare i propri rapporti con il governo cinese piuttosto che ascoltare le continue richieste d’aiuto dei tibetani.

   COSA AGGIUNGERE? Fateci sapere la vostra commentando questo post o mandando una mail a: as_siena@hotmail.it

(Fonte: http://www.azionestudentesca.pn.com; si ringrazia Antonio Pantano, Presidente Circolo AG Sacile, per l'articolo)

 

postato da: ASSiena alle ore 20/06/2008 14:27 | link | commenti
categorie: tibet libero, oppressione in cina
12/06/2008

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Quella che sta per iniziare sarà senza dubbio una delle edizioni dei Giochi Olimpici attorno alla quale il dibattito si è fatto più acceso. Molteplici i motivi: religiosi, culturali, politici, economici.

Ha risvegliato senz’altro molta indignazione, in tutto l’Occidente, la repressione che il Governo di Pechino ha attuato pochissimo tempo fa nella regione del Tibet, insorta contro il mai accettato cancro del regime comunista cinese, insediatosi nella regione nel 1959 e mai più andatosene. Intolleranza verso un regime che ha ucciso, distrutto, eliminato fisicamente monasteri, persone e opere d’arte. Verso un regime che ha addirittura provato, per fortuna senza successo, ad eliminare la lingua del Popolo Tibetano oppresso. E per la cui difesa l’intero blocco Occidentale si è sempre limitato a fare il minimo indispensabile. Ci sono rapporti economici troppo delicati da mantenere, dicono.

Ed è proprio l’ipocrisia dell’Occidente, negligente nel vedere il sangue che ogni giorno viene sparso in quei luoghi, apparentemente così lontani, ad indignare ancora di più. Risale a poco tempo fa pure la notizia della vendita di liste piene di nomi di “avversari del regime”, che il provider internet statunitense Yahoo! avrebbe ceduto al Governo di Pechino, in cambio di privilegi commerciali e denaro.

La mano insanguinata del regime di Pechino non si ferma entro i confini del Celeste Impero. Si espande, arrivando persino nel Darfur africano e in Birmania (quella che oggi si chiama Myanmar).

Ma l’Occidente sembra non vedere nulla di tutto ciò.

Probabilmente non tutti sapranno della condizione in cui versano le donne in Cina, dove ancora in molti luoghi è rimasta una mentalità che fa si che queste vengano trattate come dei mostri, o meglio, dei fantasmi. Semplicemente, se nascono, non esistono. Pertanto c’è chi pensa che sia meglio non farle nascere, tanto per non condannarle ad una vita di stenti e di violenze.

Ma, nonostante sia relativamente piccolo, esiste un blocco di Stati che ha deciso di intervenire, per non continuare a rimanere in silenzio di fronte a tanto male, di fronte a tanti insulti alla dignità umana. Così, con la Francia di Sarkozy, è stata avanzata la proposta di un boicottaggio di questa edizione dei Giochi Olimpici, che, per funzionare davvero dovrebbe trovare d’accordo i Comitati Olimpici di molti Paesi che parteciperanno ai Giochi.

Personalmente, non sappiamo se il boicottaggio dei Giochi sia una misura utile per far sentire la propria voce su tutto ciò che avviene in Cina oggi e di cui troppo poco si parla: il boicottaggio dei Giochi di Mosca 1980 e Los Angeles 1984 (attuato rispettivamente dai Paesi Occidentali a Mosca, da quelli del Patto di Varsavia negli USA) non sono serviti a molto.

Ma se questa è l’unica strada verso un riconoscimento dei diritti fondamentali dell’Uomo in un Paese come la Cina dove neppure la stampa ed Internet sono liberi, allora è giusto, è un dovere di ogni persona che creda nella Libertà percorrerla. Giochi Olimpici o meno, dobbiamo superare la sterile retorica e cominciare ad agire.

UNISCITI ANCHE TU ALLA LOTTA CONTRO L'OPPRESSIONE CINESE! TIBET LIBERO!

        Ringraziamo Azione Studentesca Pordenone - www.azionestudentescapn.net - per l'ottimo articolo

                                  Azione Studentesca Siena, in lotta contro tutte le oppressioni

IN AZIONE!

postato da: ASSiena alle ore 12/06/2008 16:43 | link | commenti
categorie: tibet libero, oppressione in cina