Decreto-legge 1 settembre 2008, n. 137
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 204 del 1° settembre 2008
Art. 1.
Cittadinanza e Costituzione
1. A decorrere dall'inizio dell'anno scolastico 2008/2009, oltre ad una sperimentazione nazionale, ai sensi dell'articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, sono attivate azioni di sensibilizzazione e di formazione del personale finalizzate all'acquisizione nel primo e nel secondo ciclo di istruzione delle conoscenze e delle competenze relative a «Cittadinanza e Costituzione», nell'ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale e del monte ore complessivo previsto per le stesse. Iniziative analoghe sono avviate nella scuola dell'infanzia.
2. All'attuazione del presente articolo si provvede entro i limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
Art. 2.
Valutazione del comportamento degli studenti
1. Fermo restando quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, e successive modificazioni, in materia di diritti, doveri e sistema disciplinare degli studenti nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado, in sede di scrutinio intermedio e finale viene valutato il comportamento di ogni studente durante tutto il periodo di permanenza nella sede scolastica, anche in relazione alla partecipazione alle attività ed agli interventi educativi realizzati dalle istituzioni scolastiche anche fuori della propria sede.
2. A decorrere dall'anno scolastico 2008/2009, la valutazione del comportamento e' espressa in decimi.
3. La votazione sul comportamento degli studenti, attribuita collegialmente dal consiglio di classe, concorre alla valutazione complessiva dello studente e determina, se inferiore a sei decimi, la non ammissione al successivo anno di corso o all'esame conclusivo del ciclo. Ferma l'applicazione della presente disposizione dall'inizio dell'anno scolastico di cui al comma 2, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca sono specificati i criteri per correlare la particolare e oggettiva gravità del comportamento al voto insufficiente, nonche' eventuali modalità applicative del presente articolo.
Art. 3.
Valutazione del rendimento scolastico degli studenti
1. Dall'anno scolastico 2008/2009, nella scuola primaria la valutazione periodica ed annuale degli apprendimenti degli alunni e la certificazione delle competenze da essi acquisite e' espressa in decimi ed illustrata con giudizio analitico sul livello globale di maturazione raggiunto dall'alunno.
2. Dall'anno scolastico 2008/2009, nella scuola secondaria di primo grado la valutazione periodica ed annuale degli apprendimenti degli alunni e la certificazione delle competenze da essi acquisite e' espressa in decimi.
3. Sono ammessi alla classe successiva, ovvero all'esame di Stato a conclusione del ciclo, gli studenti che hanno ottenuto un voto non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline.
4. L'articolo 13, comma 3, del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e' abrogato e all'articolo 177 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) i commi 2, 5, 6 e 7, sono abrogati;
b) al comma 3, dopo le parole: «Per la valutazione» sono inserite
le seguenti: «, espressa in decimi,»;
c) al comma 4, le parole: «giudizi analitici e la valutazione sul» sono sostituite dalle seguenti: «voti conseguiti e il»;
d) l'applicazione dei commi 1 e 8 dello stesso articolo 177 resta sospesa fino alla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 5;
e) e' altresì abrogata ogni altra disposizione incompatibile con<> la valutazione del rendimento scolastico mediante l'attribuzione di voto numerico espresso in decimi.
5. Con regolamento emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, si provvede al coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli studenti e sono stabilite eventuali ulteriori modalità applicative del presente articolo.
Art. 4.
Insegnante unico nella scuola primaria
1. Nell'ambito degli obiettivi di contenimento di cui all'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nei regolamenti di cui al relativo comma 4 e' ulteriormente previsto che le istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola.
2. Con apposita sequenza contrattuale e a valere sulle risorse di cui all'articolo 64, comma 9, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e' definito il trattamento economico dovuto per le ore di insegnamento aggiuntive rispetto all'orario d'obbligo di insegnamento stabilito dalle vigenti disposizioni contrattuali.
Art. 5.
Adozione dei libri di testo
1. Fermo restando quanto disposto dall'articolo 15 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, i competenti organi scolastici adottano libri di testo in relazione ai quali l'editore si sia impegnato a mantenere invariato il contenuto nel quinquennio, salvo le appendici di aggiornamento eventualmente necessarie da rendere separatamente disponibili. Salva la ricorrenza di specifiche e motivate esigenze, l'adozione dei libri di testo avviene con cadenza quinquennale, a valere per il successivo quinquennio. Il dirigente scolastico vigila affinche' le delibere del collegio dei docenti concernenti l'adozione dei libri di testo siano assunte nel rispetto delle disposizioni vigenti.
Art. 6.
Valore abilitante della laurea in scienze della formazione primaria
1. L'esame di laurea sostenuto a conclusione dei corsi in scienze della formazione primaria istituiti a norma dell'articolo 3, comma 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341, comprensivo della valutazione delle attività di tirocinio previste dal relativo percorso formativo, ha valore di esame di Stato e abilita all'insegnamento, rispettivamente, nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche a coloro che hanno sostenuto l'esame di laurea conclusivo dei corsi in scienze della formazione primaria nel periodo compreso tra la data di entrata in vigore della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e la data di entrata in vigore del presente decreto.
Art. 7.
Sostituzione dell'articolo 2, comma 433, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
1. Il comma 433 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e' sostituito dal seguente:
«433. Al concorso per l'accesso alle scuole di specializzazione mediche, di cui al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, e successive modificazioni, possono partecipare tutti i laureati in medicina e chirurgia. I laureati di cui al primo periodo, che superino il concorso ivi previsto, sono ammessi alle scuole di specializzazione a condizione che conseguano l'abilitazione per l'esercizio dell'attività professionale, ove non ancora posseduta, entro la data di inizio delle attività didattiche di dette scuole immediatamente successiva al concorso espletato.».
Art. 8.
Norme finali
1. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.
Insomma, quelle foto dei bambini delle elementari che protestano contro la riforma Gelmini proprio non le ha digerite. Tanto che sbotta: «È un illecito».
Un illecito?
«Sì, e non voglio aggiungere altro. Guardi, fermiamoci qui. Invito solo i genitori che li hanno portati in piazza a riflettere. E magari a leggere bene il decreto. Ci vuole da parte di tutti un po’ più di responsabilità. Usare dei bambini, cotringerli a urlare slogan di cui nemmeno capiscono il significato, è una cosa orribile».
Se l’avesse fatto il centrodestra?
«Non l’abbiamo mai fatto e nemmeno saremmo stati in grado di pensarlo».
D’accordo, e se l’aveste fatto?
«Oddio, che cosa sarebbe successo. C’avrebbero detto che eravamo peggio di Pinochet, che eravamo la peggiore dittatura. Che facevamo schifo con i soliti difensori dell’infanzia democratica pronti a muovere qualunque accusa. Ma tant’è».
Ministro, intanto ci risiamo con le proteste. Anche la Gelmini s’è beccata la sua. Era necessario?
«Anzitutto voglio dire che in questi giorni sta protestando solo una minoranza».
E come fa a dirlo?
«Guardi, non è che io non ho mai fatto manifestazioni. Quest’ultima non saprei dirle ma quella precendente, quella delle cento piazza, faceva sorridere».
Sorridere?
«Senta, hanno detto che erano trecentomila. Vero?»
Vero?
«In cento piazze. Dunque erano tremila a piazza. Per le questure saranno stati un decimo, stiamo parlando di trecento a piazza. E questo è tutto. E le sembra la maggioranza? Trecento persone a città?».
So’ quattro gatti?
«Quello che è più grave è che in gioco la credibilità stessa del movimento studentesco. Di tutto il movimento studentesco. E avendone fatto parte da molti anni dico tutto ciò con grande rammarico, ovviamente».
Ma perché dice che è in pericolo la credibilità del movimento?
«Perché non ho mai visto studenti medi scendere in piazza contro il maestro unico delle elementari. Non ho mai visto protestare contro un provvedimento che non li sfiora nemmeno. Negli ultimi dieci anni gli studenti hanno chiesto di cambiare la scuola, e ora che si cambia scendono in piazza».
Potrebbero non condividere la protesta.
«Si procede a fare risparmi e il 30% di quanto sarà risparmiato sarà reinvestito. Per scuole più sicure, migliori, con più attrezzature. Quei soldi serviranno per fare nuove attività, per comprare computer. E quelli che fanno? Protestano».
Sono una minoranza?
«Solo una minoranza e quello che è più grave è che non ho sentito uno straccio di controproposta. Non ho mai visto un movimento studentesco che scende in piazza e non chiede di essere ricevuto al ministero. Un’assurdità. La regola numero uno è sempre stata quella di portare ai tavoli che contano le proprie rivendicazioni. Altrimenti sono chiacchiere e basta. Non so quante volte ho salito la scalinata di viale Trastevere per andare a dire in faccia ai ministri quello che volevamo. O agli assessorati. O a chiunque potesse incidere sulla protesta. Questi qui no».
E perché? Che proteste sono quelle di questi giorni?
«Aspetti, voglio fare ancora una considerazione. Non so se è il livello più basso mai raggiunto dal movimento ma di sicuro dopo nulla sarà come prima. Chi verrà dopo si troverà comunque lo strumento della protesta che resta attualissima. Ma rischierà di essere preso in minor considerazione».
Ripeto, allora perché?
«Perché si sta giocando sulla pelle della scuola una partita interna alla sinistra. C’è tanta Cgil nelle proteste di questi giorni. E purtroppo si vede».
Intervista del 19-10-2008 di Fabrizio dell’Orefice, tratta da www.iltempo.it
§
Il ministro della Gioventù a ‘Il Giornale’ sulle proteste contro la riforma Gelmini: ”Da ex contestatrice dico ai ragazzi: non siate pappagalli dei politici”.
Roma, 21 ott. - (Adnkronos) - “Ho l’impressione che il movimento studentesco si stia facendo trascinare dai docenti e dalle strutture di riferimento che sono, come è guisto che sia, partiti e sindacati”. Lo afferma il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, intervenendo così, in un’intervista a ‘Il Giornale’, sulle proteste studentesche contro la riforma della scuola proposta dal ministro Mariastella Gelmini. “Che le posizioni di studenti e docenti convergano, è una cosa mai capitata prima. Una contraddizione in termini -afferma ancora Meloni- visto che hanno obiettivi diversi”. “Da ex contestatrice -sottolinea ancora- dico ai ragazzi: non siate pappagalli dei politici“. “Il tentativo di strumentalizzare il movimento studentesco -continua il ministrod ella Gioventù- c’è sempre stato ma negli anni passati, la partecipazione era più ampia e si dialogava alla pari con i partiti riuscendo ad anestetizzare gli eccessi. Non a caso, i protagonisti delle proteste sono stati sempre i coordinamenti degli studenti e mai i partiti o i sidacati”. “Oggi i manifestanti -prosegue- ripetono a pappagallo quello che gli dice il partito di riferimento. Manca la parte di proposizione. Non sono d’accordo su come investire i risparmi? Ce lo dicano, non avremo problemi a discuterne. Invece non si sa neanche se hanno chiesto un incontro con il Ministro dell’Istruzione”. Per Meloni, inoltre, “far gridare slogan ai bambini è indegno e illecito” e, riguardo al corteo del 25 ottobre, aggiunge: “Vedremo se gli italiani sono col Pd. Noi nel 2006 ne mobilitammo 2 milioni”.
tratto da: www.adnokronos.it
A 16 anni si dovrebbe aver voglia di cambiare il mondo, di migliorare le cose, di lottare per cause giuste e nobili, confrontandosi e partecipando insieme a tutte le iniziative. Invece, stamattina, al Liceo Classico Enea Silvio Piccolomini, alla assemblea svoltasi in Aula Magna (parlo per quanto riguarda il liceo, dato che alle assemblee del ginnasio e del liceo della Formazione non potevo partecipare per ovvi motivi), è andato in scena un teatrino triste se non vergognoso. All’ordine del giorno: un dibattito sulla Legge 133/08 “Gelmini” e l’opportunità o meno di occupare la scuola come forma di dissenso.
Peccato però che, in totale disprezzo delle regole e dei principi democratici, non solo in questa assemblea si è tentato di dare un solo punto di vista, quello cioè dei ragazzi dell’Unione degli Studenti e degli Universitari (già questo grave vulnus), ma addirittura, quando ho preso la parola per sostenere le mie ragioni –e a giudicare dai messaggi di solidarietà e gli attestati di stima, oltre agli applausi, anche quelle di molti studenti– prima hanno spento i microfoni, quindi, sovrastando la mia voce, mi hanno interrotto più volte, senza consentirmi quindi di esprimere appieno il mio pensiero. Solo verso la fine, grazie alla moderazione di un ragazzo (sempre UDS, che ringrazio) sopraggiunto dopo la “lezioncina” di menzogne e mistificazioni sull’argomento “provvedimenti Gelmini” tenuta dai succitati elementi, sono riuscito a precisare ciò che avevano falsificato, ovvero che i famosi 87.000 docenti non saranno licenziati, perché andranno normalmente in pensione, nel corso di tre anni; che le Università non diverranno enti privati ma, se il senato accademico lo vorrà, acquisiranno lo status giuridico di fondazioni di diritto privato (quindi, ad esempio, rimarrà il tetto massimo per le tasse: gli atenei rimarranno pubblici); eccetera eccetera.
Quello che mi chiedo è se è normale, in una scuola, avere tanto disprezzo della democrazia da cercare di impedire a un ragazzo di esprimere la propria opinione, e se si può essere tanto presuntuosi da ritenere la scuola l’orticello in cui fare politica, invece che luogo in cui, con la trasmissione dei saperi e con l’educazione al rispetto reciproco, essere formati come uomini e come cittadini. Questo episodio, che a molti –ahimè!– farà sorridere come un diverbio tra cittini, non è da sottovalutare perché ha alla base una idea della partecipazione alla vita scolastica totalmente sbagliata. Impedire a una persona di parlare non è democrazia, è totalitarismo.
Inoltre, come se tutto ciò non bastasse, l’intero liceo (ovvero le classi del triennio), tranne una ventina di ragazzi, si è opposto alla proposta di occupazione/autogestione, mentre il ginnasio (le classi del biennio, quindi la minoranza), tranne pochi casi, ha votato sì: ciononostante, questa occupazione, magicamente, è stata approvata, tant’è vero che domani (ipsi dixerunt) cominceranno a girare nelle classi per decidere dell’organizzazione della protesta.
Un grave atto di intolleranza e di mancata democrazia che spero venga condannato da chiunque abbia a cuore il confronto e la cultura del dialogo, a prescindere dalle idee politiche e dal pensiero in merito alla questione.
Cordiali saluti,
Francesco Aldo Tucci, II C Liceo Classico Enea Silvio Piccolomini da Siena
Eccoci qua. Avevamo promesso di trattare dei provvedimenti fin qui presi dal Ministro Gelmini in materia di scuola, e così faremo.
Siccome cerchiamo di essere sempre critici e obiettivi, vogliamo far cominciare la nostra analisi dai punti più contestati, più "caldi" per così dire, e da quelli sui quali abbiamo più perplessità.
Innanzitutto la questione che fa sbraiatare così tante candide anime: i "tagli alla scuola". In molti denunciano 8 miliardi di Euro in meno di stanziamenti per la scuola. 7,8 Mililardi di Euro, queste le cifre. Bene, anzi, a primo impatto, in modo unanime, male. Perchè però solo a primo impatto? Perchè se è vero che converrebbe e sarebbe auspicabile investire più soldi nell'Istruzione (attualmente spendiamo solo il 3% del PIL) questo vale però in un contesto economico ben diverso da quello attuale: l'Italia è ufficialmente in recessione economica, la crescita non supera lo 0,6%, abbiamo un deficit (l'ormai tristemente celebre "debito pubblico") enorme, ben sopra il 100%, per cui ogni anno paghiamo miliardi -miliardi- di Euro di interessi, c'è una crisi internazionale che sembra anche mettere in dubbio certi pilastri del capitalismo -il sistema produttivo che connota la nostra epoca-, ecc. Per dirla in soldoni (lo so, la faccio troppo lungo, perdonatemi), mancano i quattrini, e bisogna tagliare la spesa pubblica: i tagli sono stati fatti ovunque, non solo per la scuola (molti i professionisti delle mezze verità che hanno ignorato tutto ciò), ma per tutte le voci in lista. Questi tagli, però, non sono "indiscriminati", come vorrebbero far credere alcuni menzogneri demagoghi, ma sono attuati per quelle "sacche" enormi di sprechi. In realtà, su questi tagli le succitate <anime candide> omettono di specificare qualcosa: essi sono distribiti su tre anni in questo modo: niente tagli il primo anno (quindi quest'anno non c'è stato nemmeno un Euro di meno), piccolissimi tagli il secondo e il resto, già programmato quindi senza eccessive ripecussioni, il terzo anno. Questo significa anche che, se la situazione economica dovesse migliorare (questa pre-finanziaria è stata fatta, per fotuna vista questa crisi -di cui a breve parlerà anche Edoardo-, con una forte dosedi pessimismo per non mettere in pericolo i soldi degli italiani), i tagli verranno ridotti praticamente a ZERO. Inoltre, i tagli verrano attuati per larga parte eliminando gli esuberi di insegnanti e di personale ATA (Ausiliare, Tecnico e Amministrativo): circa 87.000 insegnanti e 40.000 ATA in meno nel corso di tre anni (previsto però, nel frattempo, l'inserimento di 25.000 nuovi insegnanti -specie giovani e precari, alla faccia delle balle dei vari populisti- e 7.000 ATA, solo quest'anno): tutto questo NON licenziando qualcuno, ma bloccando il turn over (ovvero il ricambio per chi va in pensione). Questo a nostro avviso, considerato anche che, sotto varie voci, spendiamo per il personale scolastico ben 41.174.698.165 euro, ovvero il 96,98% del totale, è necessario -e quindi il giudizio finale è non del tutto negativo- dal punto di vista della efficienza scolastica, ovvero fare meglio spendendo di meno.
Veniamo al secondo punto: il ritorno, per le elementari, al maestro unico. Fatto che ha suscitato un mare di polemiche, contestazioni, proteste, manifestazioni e urla disperate di gente altrettanto disperata. Di questo coro di dissenso vorremmo, se ci è concesso, glorificare i solisti, le stars: quelle maestre -maestrine- vestite a lutto per il decreto firmato Gelmini. Che triste spettacolo hanno dato di sè! Non una proposta, non una critica ragionata, niente: solo una squallida ostentazione di come si può raggiungere il fondo, e superarlo. Senza altro aggiungere (non vorremmo offendere una categoria verso la quale, a livello di istituzione quantomeno, abbiamo grande e sincero rispetto), ci limitiamo ad augurarci che i bambini possano trarre giovamento anche da questo (cattivo) esempio. Stessa cosa dicasi per i genitori -sciagurati senza pudore- che per protestare usano i bambini, facendo loro scandire slogan firmati FLC-CGIL. Che bassezza: fanno vergognare anche chi non è d'accordo col ritorno al maestro unico. E su questo provvedimento noi, con le dovute riserve (non vogliamo certo confonderci con tale marmaglia!), nutriamo ancora qualche dubbio.
Sarà perchè abbiamo splendidi ricordi delle elementari e del nostro corpo docente, sarà perchè abbiamo avuto veramente dei Maestri e delle Maestre, ma noi non condividiamo al 100% la linea del Ministro riguardo questo specifico punto. O meglio: a noi può andare bene questo provvedimento, ma non venite a raccontarci che è stato attuato solo per motivi pedagogici, anche se in effetti per trasmettere conoscenze elementari in italiano, matematica, scienze, storie ecc. un -buon- insegnante basta e avanza. Poichè infatti il sistema dei 3+1 insegnanti era stato introdotto solo per alimentare il clientelarismo, questo provvedimento è stato fatto più che altro per mettere un freno a questo sistema, dispendioso, ingiusto (le assunzioni indiscriminate non premiano certo il merito) e non eccessivamente produttivo. Del resto, è anche vero che la pletora di insegnanti attuale (ne è un esempio il caso di Como, con 9 insegnanti in una classe: uno per materia) è eccessiva. Comunque sia, la verità non è nemmeno nel "ritorno al maestro unico", slogan coniato ad hoc (certi perditempo sinistroidi sono degli artisti in questo) per accusare il governo di "dietrologia", visto che poi alla figura del maestro unico si affiancherà, come minimo, un insegnante di inglese (possibilmente madrelingua).
Il terzo punto, molto più breve dei primi due, riguarda il tempo pieno. E qui si è scatenato un inferno basato, udite udite, sul nulla. Infatti, tutte le polemiche che hanno preso corpo lo hanno fatto dal niente e di niente si sono voracemente nutrite, caparbie e cieche come tutte le sciocchezze. Il Ministro Gelmini non ha preso alcun provvedimento in merito, tantomeno volto a ridurre il tempo pieno, importante risorsa specie per le coppie che lavorano e che preferirebbero non doversi accollare la spesa di una baby sitter per il pomeriggio. Anzi, per la cronaca, ella ha più volte affermato che parte degli insegnanti "tagliati" con il ritorno al maestro unico verranno impiegati per incrementare lo stesso. Quando si dice balterare di aria fritta.
Altro provvedimento per cui molti hanno gridato (ma dire ciò che si pensa in modo garbato, serio e costruttivo no?) è quello sul ritorno alla valenza, ai fini del passare o meno l'anno scolastico, del voto in condotta. Intanto, non è un ritorno dato che esso c'è già da tempo e, in toria, vale per la bocciatura (sì, nonostante lo Statuto; se volete sapere perché chiedetelo alla sinistra). La differenza sta nel fatto che esso diventerà un voto come gli altri: si sarà sotto con il 5, non con il 7 come era prima. Sul principio siamo perfettamente d'accordo, ma nella pratica abbiamo qualche riserva, non solo perché -come già detto- viola una norma dello Statuto degli Studenti e delle Studentesse, su cui però le associazioni studentesche si potrebbero confrontare col Ministro per un'intesa e un compromesso, ma piuttosto perché, da studenti, temiamo, forse vanamente ma non troppo, che esso possa essere usato come "ricatto" da parte dei professori, specie -siamo nella ros(s)a Siena, ricordate? Qui il 90% dei prof è di sinistra, e molti sono anche ex(?)-sessantottini...- nei confonti di chi si impegna politicamente nelle assemblee, nei consigli di classe e di Istituto lottando per gli studenti. Non volendo puntare troppo il dito (altrimenti sembrerebbe che siamo dalla parte di chi pensa che il professore è un alieno venuto sulla Terra per torturarci, quando invece 90 volte su 100 è solo un povero cristo che per uno stipendio da fame -a proposito: in materia il motto della Gelmini è "pagarne di meno per pagarli di più", e ci auguriamo sia così- cerca di trasmettere conoscenza, sapere e valori ai ragazzi) contro gli insegnanti, ci limitiamo ad aspettare la forma definitiva di questo provvedimento, visto che in materia è intervenuto anche il Ministro Meloni (http://giorgiameloni.garbatella.it/2008/09/scuola-meloni-contraria-al-voto-in-condotta-che-penalizzi-idee/), di cui condividiamo la posizione. Ma a chi afferma che il bullismo non si combatte così, noi rispondiamo che invece si combatte anche così; il governo è in carica da pochi mesi, troppo pochi per adottare rimedi definitivi contro un problema di natura sociale e culturale quale appunto è, ahinoi, il bullismo. Superfluo specificare che aspettiamo altre misure che penetrino più a fondo il problema fino a risolverlo definitivamente.
Ovviamente ci sono anche altri provvedimenti: nei licei classici, ad esempio, sarà potenziato lo studio della matematica e delle scienze e si studierà inglese tutti gli anni e in tutte le "sezioni". Oppure, il piano di scolarizzazione per i bambini rom: istruirli, oggi, servirebbe a dare loro gli strumenti per integrarsi meglio e, un domani, trovare un lavoro (sottraendoli così sia da piccoli che da grandi alla criminalità che danneggia noi ma anche loro stessi). O ancora, l'eliminazione dei "duplicati", ovvero di quegli Istituti che, pur presentando uguale offerta formativa (ovvero l'insieme delle materie insegnate, per capirci), hanno un nome diverso: l'unico effetto è quello di confondere un/a ragazzino/a di 13 anni che deve decidere sul suo futuro scegliendo quale scuola frequentare.
Altri provvedimenti importanti e che abbiamo particolarmente apprezzato sono stati l'avere imposto alle case editrici, a partire dal prossimo anno, di non aumentare il prezzo dei libri di testo per almeno cinque anni e di avere avuto più serietà nel fissare e far rispettare i "tetti" massimi di spesa, e di avere ricondotto l'attenzione sull'importanza dell'insegnamento dell'educazione civica (già prevista, è vero, ma solo in rarissimi casi insegnata).
C'è dell'altro, ma poichè molte cose, essendo in fieri, ancora non sono del tutto chiare, per ora ci fermiamo qui.
CONCLUSIONI
Il giudizio complessivo sul Ministro è quindi questo: bene nelle piccole cose, un po' di incertezza forse sulle grandi questioni che richiedono fermezza, coraggio, intelligenza e che non possono ammettere errori. Del resto, però, ella è soggetta ad attacchi continui da parte di gente che, non avendo ancora capito che la scuola va riformata quasi in toto, preferisce sbraitare e molto spesso a vanvera.
La scuola italiana, ripeto, è pressochè tutta da riformare, medie e superiori -e università- andrebbero rifondate e ripensate dal principio, tanto è grave lo stato in cui versano. Per questo, Ministro, non sono tollerati errori, neanche piccoli e apparentemente insignificanti: l'obiettivo deve essere una istruzione di eccellenza, non l'ultima ma la prima d'Europa; il sistema scuola deve diventare un cosmo: ordinato, efficiente e regolato da norme precise dettate da principi quali la solidarietà, la meritocrazia, l'eccellenza, l'efficienza; gli studenti dovranno essere il centro di ogni singola azione: il nostro sogno è una scuola a esatta misura dell'alunno, una scuola che dia ragazzi preparati in modo tale da competere a livello europeo e internazionale, che dia cittadini consapevoli dei propri diritti e doveri e che sappiano come espletare gli uni e gli altri, una scuola che sia una fornace di poeti, artisti, operai, letterati, meccanici, idraulici, commercialisti, impiegati, ragionieri, architetti, amministratori, cantanti, insegnanti, imprenditori, commercianti, scienziati, matematici e chi più ne ha più ne metta, tutti accomunati però dall'esser saldi -perchè ben formati- sul proprio terreno e consapevoli della loro unicità e della loro importanza, consci del fatto che facendo ciò che fanno nel migliore dei modi, mettendosi sempre in gioco e non arrendendosi mai, ma anzi continuando a imparare migliorando sempre più, essi contribuiscono a far andare avanti questo nostro Paese, a portare sempre più in alto la nostra ITALIA.