"per l’avvento dei giovani al potere contro lo spirito parlamentare, burocratico, accademico e pessimista" (Filippo Tommaso Marinetti)
Questa settimana ai microfoni di Radio Gioventù, la rubrica radiofonica del ministero della Gioventù, il ministro Giorgia Meloni e il giornalista Pierluigi Diaco hanno presentato la mostra itinerante sul Futurismo che girerà alcune città, in particolare Reggio Calabria, Cagliari e Brescia. “Il Futurismo è stato l’ultima avanguardia intellettuale italiana riconosciuta in tutto il mondo – spiega il ministro Giorgia Meloni - ed era un movimento interamente composto di giovani e giovanissimi. Noi abbiamo lavorato su una mostra che avverrà quest’anno, in altre parole lungo tutto il centenario del Futurismo. Lo abbiamo fatto non solamente per la rilevanza che in termini d’identità e cultura italiana il Futurismo ha avuto come avanguardia, ma anche per l’insegnamento e il segnale che lancia oggi alle nuove generazioni”.
Durante la puntata è intervenuto anche l'attore Vinicio Marchioni e il giornalista e scrittore Giordano Bruno Guerri, presentando la sua biografia su Filippo Tommaso Marinetti in modo piuttosto insolito: “Vorrei leggere le conclusioni del libro che ho scritto. Per Marinetti ogni giovane doveva poter presentare il proprio intervento sul mondo, con questo atteggiamento visse tutta la sua vita incendiaria. Il Futurismo non è morto – termina Guerri – il Futurismo è insito nella società italiana perché è uno slancio verso il futuro che noi dobbiamo assolutamente valorizzare”.
Ascolta anche tu Radio Gioventù: http://www.radiogioventu.com/

“Oggi il consiglio dei ministri ha varato il regolamento sulla valutazione che servirà ad assegnare il voto in condotta. Credo che si tratti di uno strumento importante per arginare e combattere i crescenti fenomeni del bullismo e di devianza giovanile nelle scuole”. Lo ha detto il ministro della Gioventù Giorgia Meloni al termine del Consiglio dei Ministri. “Così come è stato – continua la Meloni - impostato fornisce un’importante indicazione culturale: si restituisce autorevolezza alla scuola, agli insegnanti e al percorso didattico ed educativo. Si stabiliscono infatti delle regole precise che devono essere rispettate, e la violazione grave e ripetuta delle quali comporta sanzioni adeguate”.
“Sono particolarmente soddisfatta –spiega il ministro - per il percorso che ha portato al provvedimento. E’ la prima volta da anni infatti che il governo in carica dimostra la volontà e la capacità di ascoltare i giovani prima di varare i provvedimenti che li riguardano. Il regolamento presentato dal ministro Maria Stella Gelmini e varato oggi dal consiglio dei ministri, è stato infatti discusso e modificato martedì scorso dal forum delle associazioni studentesche che lo hanno dunque conosciuto e valutato prima (e non dopo) l’approvazione. Va dato dunque atto al governo di essersi dimostrato disponibile al confronto con studenti e genitori molto più di quanto sia accaduto in passato, aprendo percorsi di partecipazione attiva di cui i passati governi anche di sinistra si sono troppo spesso riempiti la bocca”.
“Sono infine soddisfatta –conclude la Meloni - per il riferimento esplicito all’impossibilità di usare come parametro per l’assegnazione del voto in condotta la legittima espressione delle proprie opinioni. Una norma che garantisce libertà di espressione, di manifestazione e anche di contestazione al movimento studentesco e dissipa tutti i timori di imbavagliamento da un lato e di uso politico del voto in condotta dall’altro”.

Il 10 febbraio, il ministro della Gioventù Giorgia Meloni parteciperà alla commemorazione dei martiri delle foibe in programma per le ore 10,30, presso l’Aula Giulio Cesare in Campidoglio. “Una nazione degna di questo nome non può dimenticare i propri figli per fare un interesse di parte: credo che sia nostro dovere ricordare la storia delle Foibe, che è la nostra storia". Lo dice Giorgia Meloni ricordando i martiri italiani del confine orientale. "Il giorno del ricordo, che giunge quest'anno alla quinta edizione, sta ogni anno crescendo e sta facendo crescere nel popolo italiano la consapevolezza di una parte della propria storia e della propria memoria che è stata, ingiustamente, dimenticata troppo a lungo".
“I nostri martiri del confine orientale, i 350 mila esuli, hanno sofferto unicamente in ragione del fatto di essere italiani”, continua la Meloni. “Si trattò di pulizia etnica contro gli italiani. I morti e gli esuli furono in numero molto superiore a quello che sempre è stato detto e scritto. Non si parla di una ‘questioncina’ attinente alla guerra e all'immediato dopoguerra ma di un'autentica pulizia etnica che è grave aver così a lungo dimenticato”.
E non si deve dimenticare – spiega la Meloni - “perché, finché non abbiamo consapevolezza dei sacrifici che sono occorsi per consegnarci la terra in cui viviamo, non avremo mai pieno orgoglio della nostra appartenenza”.
“La legge che ha istituito il ‘Giorno del Ricordo’ sulle foibe – spiega il ministro - è servita a conoscere questa tragedia togliendo le censure fatte sulla storia d'Italia per interessi di parte e di partito”. Sulle foibe, “in Italia c'è ancora molto da scrostare, c'è ancora qualcuno che crede che questa storia non vada ricordata e ci sono persino amministrazioni locali che si rifiutano di celebrare il ‘Giorno del Ricordo’ con scuse più meno imbarazzanti”.
Fonte: Sito del Ministero della Gioventù (http://www.gioventu.it)
Queste le parole di Giorgia:
“Per superare la dolorosa stagione degli anni di piombo servono due cose: innanzitutto giustizia per i tanti ragazzi caduti e per le loro famiglie distrutte che non l’hanno ancora avuta; in secondo luogo, occorre costruire, ogni giorno, una memoria che non sia semplice celebrazione, ma consapevolezza per un intero popolo e insegnamento per le generazioni future. Significa che tutti quei giovani italiani caduti per mano della violenza politica, di ogni colore, non sono martiri di un partito, di una fazione, ma dell’Italia intera”.
“Vale la pena raccontare le storie di ragazzi innocenti che hanno pagato per il loro impegno politico e sociale, come Franco, Francesco e Stefano, o come Valerio Verbano, intitolando loro strade, parchi, viali universitari, scuole o centri sportivi o in qualunque altro modo lo si voglia fare. Ne vale la pena perché la violenza politica è ancora oggi un nemico nascosto dietro l’angolo, e perché l’Italia ha già sacrificato troppe vite sull’altare del furore ideologico. Conoscere il dolore del passato aiuta a prevenire il dolore futuro”.
(liberamente preso da:http://giorgiameloni.garbatella.it)
...
mille anime di caduti
ma nel ricordo non li hanno uccisi
sono i giovani di Acca Larentia
...
...
mille anime di caduti
ma nel ricordo non li hanno uccisi
sono i giovani di Acca Larentia
...
...
mille anime di caduti
ma nel ricordo non li hanno uccisi
sono i giovani di Acca Larentia
...
...
mille anime di caduti
ma nel ricordo non li hanno uccisi
sono i giovani di Acca Larentia
...
QN, LEI E LUI: LE INTERVISTE*
Giorgia Meloni, ministro della Gioventù è nata a Roma il 15/1/ 1977. È giornalista professionista e ha iniziato il suo impegno politico a 15 anni fondando il coordinamento studentesco “Gli Antenati”. Nel 1996 diviene responsabile nazionale di Azione Studentesca. Nel 2006 a 29 anni, viene eletta alla Camera dei deputati nella lista di Alleanza Nazionale nel collegio Lazio 1, divenendo la più giovane donna parlamentare della XV Legislatura. Dal 2006 al 2008 è uno dei vicepresidenti della Camera dei deputati: la più giovane di tutta la storia della Repubblica Italiana. Nel 2008, a soli 31 anni, ministro della Gioventù mantenendo la presidenza di Azione Giovani
Ministro Meloni, cosa rappresenta il mondo dei motori per i giovani di oggi comprese tutte le problematiche che si porta dietro?
“Una grande attrazione, ma deve essere un mezzo da usare con la testa, senza farsi prendere dal demone della velocità. Per questo credo che sia utile fare campagne di sensibilizzazione in questa direzione. Io ho molta fiducia nei giovani di oggi e una volta che hanno capito il problema sono sicura che sapranno adeguarsi”.
Non dobbiamo dimenticare che il primo problema è quello della sicurezza e dei troppi incidenti gravi?
“E’ uno degli impegni prioritari del mio ministero, quindi del Governo. Posso confermare che stiamo focalizzando la nostra attenzione sulla formazione di operatori che vivono nel mondo della notte (buttafuori, barman etc ndr) e che sono a contatto diretto con i giovani. Proprio in queste settimane lavoriamo su un progetto, un’iniziativa complessa, che contiamo di varare la notte di Capodanno”.
Può anticipare al Qn in cosa consiste?
“Dobbiamo pensare a offrire la possibilità di una migliore formazione del personale che lavora nelle discoteche e che quindi è a diretto contatto con i giovani per gran parte della notte. Questi operatori saranno di supporto per quei ragazzi all’uscita della discoteca non sono nelle condizioni fisiche ottimali per la guida. Un aiuto diretto per evitare che all’uscita dai locali si mettano al volante creando pericolo per se stessi e per gli altri”.
Una bella sfida?
“Sì, ma anche una novità assoluta che se darà i frutti sperati in termini di sicurezza pensiamo di poter allargare anche ad altri eventi. Un fatto è certo: io sono profondamente convinta di questa iniziativa perché sono gli operatori delle discoteche che hanno il contatto diretto con i giovani a capire le loro esigenze”.
Questo messaggio deve arrivare anche ai numerosi giovani che visitano il Motor Show.
“Sicuramente. Qui ho visto numerose iniziative sociali mirate alla sicurezza nella guida. Al Motor Show la partecipazione del pubblico giovanile viene seguita da stand dedicati come l’Osservatorio della Regione Emilia-Romagna sulla sicurezza, o quello della Polizia stradale dove ho visto con piacere che i giornali del gruppo Poligrafici (Qn) dedicano grande spazio alla sicurezza e al fenomeno delle stragi del sabato sera”.
A proposito dello stand Qn/Polizia di Stato, c’è qualcosa che l’ha colpita particolarmente?
“L’iniziativa quotidiana per le scuole sul tema della sicurezza. E’ stata un’idea veramente felice quella di far vedere filmati e ricostruzioni tridimensionali su alcuni incidenti drammatici. La trovo un’inziativa intelligente perché così i giovani vedono cosa succede quando non si rispettano le più elementari regole sulla strada. Sono immagini choccanti che lasciano il segno e spingono il Governo a non abbassare la guardia sul fenomeno, sempre attuale. Specialmente sulla Riviera romagnola, a pochi chilometri da Bologna, dove ci sono i punti più delicati, dove è anche massimo l’impegno delle forze dell’ordine. Certo, il nostro obiettivo è quello di prevenire, non di reprimere. E qui mi riallaccio a quanto dicevo prima”.
E’ ottimista sulla possibilità che questo fenomeno che colpisce il dopo discoteca si possa governare?
“Io sono ottimista per natura. Ma il punto che mi dà fiducia sono i dati. I decessi sono diminuiti del 9 per cento. Dobbiamo continuare su questa strada incoraggiando i giovani a rispettare le regole, ad evitare l’ultimo, fatale bicchiere, ad ascoltare i consigli delle forze dell’ordine. Certo che la scuola deve fare il massimo sforzo possibile fin dalle elementari per inculcare il principio della sicurezza e il rispetto della vita”.
Ha visitato lo stand Ferrari: le piacerebbe guidarne una?
“Credo che mi troverei a mio agio sulla spider, tra l’altro è una vettura bellissima come tutte le Ferrari che non per niente sono un mito in tutto il mondo. Il problema è un altro. Non so se sono in grado di guidare una vettura come questa anche se a me piace stare al volante. Io, che non uso l’auto di servizio, mi muovo per Roma guidando la mia auto personale”.
*articolo di Marco Tavasani tratto da http://quotidianonet.ilsole24ore.com
Università: dal governo apertura al dialogo e premio al merito
“Con l’approvazione in Consiglio dei ministri, sia del decreto legge sull’università sia delle linee guida per una futura riforma, il governo mette in atto misure urgenti di razionalizzazione delle risorse e premio del merito, ma pone soprattutto le basi per una riforma dell’università efficace e il più possibile condivisa, aprendosi al dialogo”. Così il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, ha commentato i provvedimenti sull’Università adottati in Consiglio dei ministri.
“Introducendo il meccanismo del sorteggio per la formazione delle commissioni esaminatrici in caso di concorso, - ha spiegato - il governo dimostra la volontà di intraprendere una seria lotta contro i potentati e contro quei meccanismi di casta che hanno messo in ginocchio l’università italiana”. “Va nella direzione di premiare i giovani più meritevoli e di garantire il pieno diritto allo studio - ha sottolineato Meloni - lo stanziamento di 135 milioni per borse di studio destinate a 180mila studenti, di 500 milioni destinati alla ricerca di qualità e di 65milioni destinati alle residenze universitarie”.
Per il vicepresidente vicario del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, “si è dato il via a un cambiamento profondo dell’università italiana, scegliendo la via riformista della lotta alle baronie e agli sprechi e investendo maggiori risorse per la ricerca e le borse di studio ai più meritevoli”.
“Serve adesso un taglio netto agli sprechi degli atenei italiani - dice - e una riforma complessiva che tiri fuori l’università dalla palude in cui l’ha confinata negli ultimi decenni il centrosinistra”.
“Finalmente - ha commentato poi il responsabile del settore di An Giuseppe Valditara - si va verso una diversa allocazione delle risorse in senso meritocratico premiando le Università virtuose e incoraggiando l’ingresso dei giovani nella ricerca. Adesso - chiosa il parlamentare del Pdl - approviamo rapidamente questo decreto legge su cui sono certo non può non esserci un largo consenso, dopo di che è necessario avviare una ampia discussione sulle grandi riforme di struttura dell’Università italiana”.
Giovanni Donzelli, presidente nazionale di Azione Universitaria, ha giudicato invece questi “primi passi del Governo un ottimo inizio, ma ancora un po’ troppo timido. Ci aspettiamo ancora più coraggio nell’aggredire le deformazioni della casta accademica”.
Insomma, quelle foto dei bambini delle elementari che protestano contro la riforma Gelmini proprio non le ha digerite. Tanto che sbotta: «È un illecito».
Un illecito?
«Sì, e non voglio aggiungere altro. Guardi, fermiamoci qui. Invito solo i genitori che li hanno portati in piazza a riflettere. E magari a leggere bene il decreto. Ci vuole da parte di tutti un po’ più di responsabilità. Usare dei bambini, cotringerli a urlare slogan di cui nemmeno capiscono il significato, è una cosa orribile».
Se l’avesse fatto il centrodestra?
«Non l’abbiamo mai fatto e nemmeno saremmo stati in grado di pensarlo».
D’accordo, e se l’aveste fatto?
«Oddio, che cosa sarebbe successo. C’avrebbero detto che eravamo peggio di Pinochet, che eravamo la peggiore dittatura. Che facevamo schifo con i soliti difensori dell’infanzia democratica pronti a muovere qualunque accusa. Ma tant’è».
Ministro, intanto ci risiamo con le proteste. Anche la Gelmini s’è beccata la sua. Era necessario?
«Anzitutto voglio dire che in questi giorni sta protestando solo una minoranza».
E come fa a dirlo?
«Guardi, non è che io non ho mai fatto manifestazioni. Quest’ultima non saprei dirle ma quella precendente, quella delle cento piazza, faceva sorridere».
Sorridere?
«Senta, hanno detto che erano trecentomila. Vero?»
Vero?
«In cento piazze. Dunque erano tremila a piazza. Per le questure saranno stati un decimo, stiamo parlando di trecento a piazza. E questo è tutto. E le sembra la maggioranza? Trecento persone a città?».
So’ quattro gatti?
«Quello che è più grave è che in gioco la credibilità stessa del movimento studentesco. Di tutto il movimento studentesco. E avendone fatto parte da molti anni dico tutto ciò con grande rammarico, ovviamente».
Ma perché dice che è in pericolo la credibilità del movimento?
«Perché non ho mai visto studenti medi scendere in piazza contro il maestro unico delle elementari. Non ho mai visto protestare contro un provvedimento che non li sfiora nemmeno. Negli ultimi dieci anni gli studenti hanno chiesto di cambiare la scuola, e ora che si cambia scendono in piazza».
Potrebbero non condividere la protesta.
«Si procede a fare risparmi e il 30% di quanto sarà risparmiato sarà reinvestito. Per scuole più sicure, migliori, con più attrezzature. Quei soldi serviranno per fare nuove attività, per comprare computer. E quelli che fanno? Protestano».
Sono una minoranza?
«Solo una minoranza e quello che è più grave è che non ho sentito uno straccio di controproposta. Non ho mai visto un movimento studentesco che scende in piazza e non chiede di essere ricevuto al ministero. Un’assurdità. La regola numero uno è sempre stata quella di portare ai tavoli che contano le proprie rivendicazioni. Altrimenti sono chiacchiere e basta. Non so quante volte ho salito la scalinata di viale Trastevere per andare a dire in faccia ai ministri quello che volevamo. O agli assessorati. O a chiunque potesse incidere sulla protesta. Questi qui no».
E perché? Che proteste sono quelle di questi giorni?
«Aspetti, voglio fare ancora una considerazione. Non so se è il livello più basso mai raggiunto dal movimento ma di sicuro dopo nulla sarà come prima. Chi verrà dopo si troverà comunque lo strumento della protesta che resta attualissima. Ma rischierà di essere preso in minor considerazione».
Ripeto, allora perché?
«Perché si sta giocando sulla pelle della scuola una partita interna alla sinistra. C’è tanta Cgil nelle proteste di questi giorni. E purtroppo si vede».
Intervista del 19-10-2008 di Fabrizio dell’Orefice, tratta da www.iltempo.it
§
Il ministro della Gioventù a ‘Il Giornale’ sulle proteste contro la riforma Gelmini: ”Da ex contestatrice dico ai ragazzi: non siate pappagalli dei politici”.
Roma, 21 ott. - (Adnkronos) - “Ho l’impressione che il movimento studentesco si stia facendo trascinare dai docenti e dalle strutture di riferimento che sono, come è guisto che sia, partiti e sindacati”. Lo afferma il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, intervenendo così, in un’intervista a ‘Il Giornale’, sulle proteste studentesche contro la riforma della scuola proposta dal ministro Mariastella Gelmini. “Che le posizioni di studenti e docenti convergano, è una cosa mai capitata prima. Una contraddizione in termini -afferma ancora Meloni- visto che hanno obiettivi diversi”. “Da ex contestatrice -sottolinea ancora- dico ai ragazzi: non siate pappagalli dei politici“. “Il tentativo di strumentalizzare il movimento studentesco -continua il ministrod ella Gioventù- c’è sempre stato ma negli anni passati, la partecipazione era più ampia e si dialogava alla pari con i partiti riuscendo ad anestetizzare gli eccessi. Non a caso, i protagonisti delle proteste sono stati sempre i coordinamenti degli studenti e mai i partiti o i sidacati”. “Oggi i manifestanti -prosegue- ripetono a pappagallo quello che gli dice il partito di riferimento. Manca la parte di proposizione. Non sono d’accordo su come investire i risparmi? Ce lo dicano, non avremo problemi a discuterne. Invece non si sa neanche se hanno chiesto un incontro con il Ministro dell’Istruzione”. Per Meloni, inoltre, “far gridare slogan ai bambini è indegno e illecito” e, riguardo al corteo del 25 ottobre, aggiunge: “Vedremo se gli italiani sono col Pd. Noi nel 2006 ne mobilitammo 2 milioni”.
tratto da: www.adnokronos.it
Da sempre Giorgia Meloni, da militante prima e da Presidente Nazionale di Azione Giovani poi, si batte per un futuro migliore per noi giovani, chiedendo opportunità che è giusto offrire alle nuove generazioni e un miglioramento generale della condizione giovanile (tramite politiche che riguardano scuola, lavoro, valori, spazi di aggregazione, cultura e valori), pur rimanendo consapevole della necessità di una seria assunzione di responsabilità da parte di tutto il mondo giovanile. Qui riportiamo le risposte che Giorgia ha dato ai giovani frequentatori del web: risposte che dimostrano l'impegno del governo nei confronti delle istanze giovanili.
Certo, tutto questo non basta, anzi: è ben poco rispetto a tutto ciò di cui c'è bisogno; del resto lo ha ammesso Giorgia stessa a "Dedalo", la tre giorni di Azione Universitaria a Viareggio (intanto cogliamo al volo l'occasione per complimentarci con Giovanni donzelli per l'ottima riuscita della manifestazione, di cui parleremo approfonditamente tornati dalle vacanze): la strada da fare è tanta, e se ci vogliamo prendere ciò che ci spetta servono poche chiacchere e tanto lavoro, tanta fatica, tanto sudore e tanto coraggio. Questo è solo l'inizio, è vero, ma sta facendo più Giorgia in 2 mesi che il precedente governo in due anni: le nostre speranze, ieri ridotte quasi al minimo, oggi brillano più che mai. Vai Giorgia, so che non ci deluderai, l'impresa è ardua ma non impossibile, e inoltre potrai sempre contare sull'aiuto di Azione Giovani e di Azione Studentesca. Un grazie va anche al ministro Gelmini, anch'ella presente alla kermesse versiliana, che ha garantito tutto il suo impegno nel rinnovare e migliorare il sistema scolastico e universitario tramite un confronto con tutte le parti in causa.
Diamoci da fare e non scordiamoci mai che IL DOMANI APPARTIENE A NOI. In alto i cuori.
Francesco Aldo Tucci, Azione Studentesca Siena
PIU’ ACCESSI GRATUTI AL WEB PER I GIOVANI
”Più accessi a internet a basso costo per i giovani” e ”access points gratuiti al web attraverso la tecnologia wi-fi e la prossima WiMax”. E’ la proposta che il ministro per
CONNETTIVITA’
”Internet è a tutti gli effetti un’infrastruttura, così come strade, ferrovie, centrali energetiche, etc. E’ ora che in Italia migliori la qualità del servizio in tutte le zone della Nazione ed è tempo che le condizioni, anche economiche, di accesso al web siano alla portata di tutti, in particolare dei giovani e, perché no, degli anziani. Ho in mente ad esempio di aumentare notevolmente gli ‘access points’ pubblici gratuiti al web attraverso la tecnologia wi-fi e la prossima WiMAX. Proporrò ai ministri competenti l’idea di dotarne molti edifici pubblici (gli uffici postali ad esempio) perché siano a disposizione dei clienti. Cercherò anche un confronto con gli Enti locali affinché favoriscano l’aumento delle aree pubbliche di accesso. E’ inoltre mia intenzione promuovere la diffusione e l’utilizzo di software freeware ed open source che contribuiscano notevolmente ad abbattere i costi di accesso al mondo informatico. ‘Liberare’ internet significa liberare energie creative ed imprenditoriali e quindi creare economia. Il mio obiettivo è convertire il cosiddetto Digital Divide in una Unità Digitale, da non intendersi assolutamente come uniformità ma al contrario come una Comunità in cui valorizzare le differenze. Ad ulteriore conferma del mio impegno in questa direzione posso anticipare che intendo modificare l’impostazione del nuovo sito internet del ministero della Gioventù: non può essere una semplice vetrina, ma il portale di accesso a una lunga serie di informazioni e servizi destinati ai giovani. Il sito istituzionale deve dare la possibilità di partecipare a un sistema di effettiva interazione tra l’istituzione e gli utenti. L’home page del sito sarà dedicata ogni mese ad un tema sociale di particolare rilevanza e intorno all’argomento sviluppare iniziative di varia natura. Realizzare una sorta di rivoluzione orizzontale in cui il rapporto tra giovani e istituzione possa essere ridefinito e migliorato sensibilmente”.
ISTRUZIONE
”Le ansie degli studenti sono pienamente comprensibili. Anche l’istruzione è una infrastruttura fondamentale, anzi, il muro maestro su cui edificare il futuro dei giovani e quindi della Nazione. Lo Stato ha l’obbligo di investire in questo settore. Per rispondere in maniera più specifica al quesito di Camilla (uno degli utenti che ha chiesto se sia meglio, dopo la maturità, accettare un lavoro anche non esaltante o proseguire gli studi, ndr), posso affermare che trovarsi di fronte all’opzione tra un lavoro non esaltante dopo le superiori o il proseguimento del corso di studi è chiaramente una scelta soggettiva dettata da vari fattori: eventuali condizioni di stretta necessità economica, le aspirazioni ed il talento di ognuno. Per talento intendo anche le capacità di un giovane di cimentarsi in attività lavorative: penso al mondo dell’artigianato ad esempio, risorsa a cui l’Italia sembra aver ormai rinunciato. Ritengo comunque importante che il proseguimento degli studi sia una scelta consapevole e non, come spesso accade, un’area di parcheggio in cui svilire le energie dei ragazzi. La maggiore meritocrazia è uno dei quattro punti delle linee guida della mia azione di ministro: la ‘rivoluzione del merito‘. Così come ho appena esposto alla Commissione Affari Sociali della Camera posso dire che dal ‘68 in poi l’egualitarismo ideologico ha imposto che, pur partendo da situazioni diverse, tutti dovessero raggiungere lo stesso obiettivo. Noi, invece, vogliamo fornire a tutti le stesse opportunità di partenza e consentire a ciascuno di misurarsi. Vogliamo lasciare che il talento, l’applicazione, l’impegno, la serietà e, più in generale, i valori positivi, facciano la differenza. Illustro brevemente due iniziative in questo senso già avviate. Per quanto riguarda gli elevatissimi costi dei corsi di studi ho pensato, insieme al Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, di rivitalizzare il Prestito d’Onore, previsto dalla legge 390/1991 e purtroppo completamente dimenticato. Un’altra opportunità di credito è costituita dall’accordo stipulato tra l’allora ministro Melandri e l’ABI, conosciuto come ‘Diamogli credito’. Iniziativa lodevole che però, visti i limitati importi erogabili, non rappresenta una efficace soluzione al problema di garantire agli studenti risorse economiche sufficienti per sostenersi nel periodo di apprendimento. E’ intenzione del Ministero verificare la praticabilità di rinegoziare questo accordo con gli istituti di credito, affinché i prestiti erogati rappresentino un concreto supporto per gli studi. Questi strumenti devono funzionare come leva per la responsabilizzazione del giovane, come incentivo a migliori performance nella durata e nel successo degli studi. Un altro provvedimento è quello in via di definizione con il ministro Brunetta: l’intenzione di redigere un piano per selezionare i migliori talenti, attirarli nella Pubblica amministrazione e trattenerli offrendo loro delle possibilità di educazione e formazione eccellenti e di avanzamento veloce di carriera. Il piano, che chiameremo ‘dei mille talenti’, potrebbe essere strutturato in diversi programmi, coordinati fra di loro, attraverso la selezione progressiva dei migliori 10, 100 e 1000 giovani laureati italiani, sulla base di un apposito test nazionale. L’obiettivo è quello di realizzare tre gruppi che ricevano adeguate borse di studio e la migliore formazione possibile, per poter essere da subito inseriti nelle amministrazioni centrali e periferiche, nazionali ed internazionali. Questo non è un provvedimento ’statalista’ bensì un forte segnale rivolto al mondo del lavoro nel suo complesso perché finalmente la meritocrazia sia il criterio-guida dell’economia e della società italiana”.
PRECARIATO
Il tema è molto delicato e merita qualche spiegazione in più. ‘Diritto al futuro’, un insieme di misure volte a combattere la condizione di precarietà con la quale i giovani si confrontano giornalmente, provvedimenti da porre in essere di concerto con altri colleghi di governo. Il precariato è un male da combattere, su questo non esistono differenti vedute tra le forze politiche. Sul totale del lavoro dipendente, circa l’87% è composto da rapporti a tempo indeterminato, percentuale rimasta tendenzialmente stabile nel tempo. Un mercato del lavoro, quindi, che nel complesso sembra funzionare, o quanto meno sembrerebbe migliorato rispetto al passato. Allora perché è così forte la percezione di instabilità per moltissimi giovani? Le risposte sono molteplici: anche se in termini percentuali la quota di lavoratori precari è rimasta costante, in termini assoluti questa è aumentata all’aumentare dell’occupazione. A fronte di una sempre maggiore flessibilità, nasce nella società un atteggiamento negativo verso chi ha un contratto a tempo determinato. Penso alla questione del credito e al fatto che i primi a non volersi emancipare dal mito del posto di lavoro fisso sono, con il loro atteggiamento, proprio gli istituti di credito. Il ministero della Gioventù non può che operare nella direzione di una società che si adegua al mercato del lavoro che cambia. E’ questo il segnale che ha voluto dare il Governo assegnando al Ministero della Gioventù i fondi introdotti nell’art. 1 del c.d. Protocollo Welfare (Legge 247/2007) e rivolti ai giovani lavoratori atipici e all’imprenditoria giovanile. Mi impegnerò affinché questo governo sviluppi strumenti capaci di rendere la flessibilità una finestra di ingresso nel mondo del lavoro piuttosto che una condizione di incertezza permanente. Per questo, con l’intervento del Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, auspico il credito di imposta per chi stabilizza i lavoratori precari, l’introduzione del voucher formativo per i giovani durante i periodi di inattività e strumenti reali di flex security capaci attutire il timore per la flessibilità lavorativa. Occorre, però, un migliore coordinamento tra formazione e lavoro – stage e apprendistati – e un rafforzamento degli strumenti di collegamento tra domanda e offerta di lavoro, con un maggiore coinvolgimento di strutture pubbliche e private, prime fra tutte le Università. E’ necessario anche garantire la severa applicazione della Legge Biagi nella parte volta a impedire gli abusi e le distorsioni nell’utilizzo di contratti atipici. Un contratto a progetto non significa svolgere un lavoro subordinato, oppure essere assunti attraverso le agenzie interinali e poi vedere il proprio contratto rinnovato di sei mesi in sei mesi per anni, pur svolgendo la stessa, specifica, mansione. Infine, occorre anche garantire il diritto all’occupabilità. Come sostiene il Ministro Sacconi, i giovani devono essere messi nelle condizioni di lavorare anche quando si tratta di conciliare il lavoro con lo studio, o con esperienze di breve durata nei periodi estivi, in forma saltuaria, senza che ciò debba passare per lavoro nero o irregolare. Su questo reputo molto utile l’utilizzo del ticket per il lavoro accessorio. Detto ciò, si deve rivolgere l’attenzione anche all’imprenditoria giovanile. Il ministero della Gioventù vuole promuovere tra i giovani anche la cultura d’impresa. I giovani decisi ad avviare una impresa hanno purtroppo degli svantaggi differenziali rispetto ai più anziani: fra questi sempre il credito rappresenta uno dei primi fattori penalizzanti. Inoltre i giovani imprenditori giungono sul mercato senza neanche avere un bagaglio di esperienze che possa almeno in parte compensare la carenza di formazione tecnico-professionale alla creazione di impresa. L’impegno pubblico va mantenuto nella promozione di nuove aziende giovani. Iniziative come quella del cosiddetto ‘prestito d’onore per l’impresa’, che hanno contribuito a creare migliaia nuove imprese individuali, stanno avendo un grande effetto sulla dinamica imprenditoriale Italiana e su una nuova cultura economica. E’ dunque un mio obiettivo promuovere, attraverso il Fondo delle Politiche Giovanili, azioni di supporto allo start-up, sviluppo d’impresa e autoimpiego da attuarsi tramite il coinvolgimento di enti pubblici e privati. In particolare, penso a progetti sperimentali di promozione della cultura d’impresa da realizzare in collaborazione con le Università Italiane, alla possibilità di promuovere di concerto con i ministeri competenti e le organizzazioni imprenditoriali centri che possano offrire consulenza gratuita ai giovani nella fase di avvio e di gestione, e a offrire la possibilità di mettere in contatto il capitale di rischio con i giovani imprenditori. Tra le iniziative che intendiamo promuovere di concerto con i ministeri competenti, inoltre, c’è la necessità di operare una seria semplificazione della normativa, come quella inserita nella Finanziaria e destinata a favorire la nascita di imprese in un giorno e intendiamo adoperarci per introdurre un regime fiscale agevolato per le società di persone composte da giovani non occupati, come primo passo verso la sperimentazione di un periodo di no-tax per le nuove iniziative imprenditoriali dei giovani”.
SICUREZZA
”La sicurezza non è un capriccio da ricchi borghesi, per intenderci: quelli con il garage sotto casa, gli allarmi sofisticati, le auto con l’antifurto satellitare, eCc… La sicurezza è un diritto dei più deboli: di coloro che lavorano di notte, che prendono i mezzi, che se gli rubano la pensione non mangiano per un mese, che non hanno la forza per difendersi dalle aggressioni. Per questo dobbiamo occuparcene con serietà ed efficienza. Per quanto riguarda i rom e le impronte digitali, ho imparato a diffidare di chi predica la solidarietà passiva. Lo sfruttamento dei minori non si combatte semplicemente distogliendo lo sguardo dall’altra parte, ma intervenendo. Avete mai sentito parlare dei ‘bambini ombra’? Sono quei bambini mai registrati all’anagrafe. E ‘i diritti dell’infanzia’? E ‘il superiore interesse del fanciullo’? E i casi come quelli del piccolo nomade di 4 anni trovato a Milano vestito da bambina, con i capelli lunghi, le unghie laccate e nudo sotto il vestitino? ‘Posizionato’ per attirare i pedofili. In molti campi nomadi purtroppo succede anche questo. Fortunatamente non solo questo, ma purtroppo anche questo. Chi sono quei bambini in attesa del pullman che li porta ogni giorno, non a scuola, ma a delinquere, ad accattonare, a prostituirsi? Sono i ‘bambini ombra’. I più poveri dei poveri, i più soli dei soli. Non hanno identità, non vanno a scuola, non sono vaccinati. Ed allora ben vengano le impronte digitali per i minori nomadi e, aggiungo, ben venga la carta di identità per tutti i minori, esistente già in altre nazioni con ottimi risultati. Sono gli unici strumenti a nostra disposizione per tutelare il diritto all’infanzia di questi bambini. Ahimé, tali mezzi sono pochi, fastidiosi ed insufficienti, ma è sempre meglio che il nulla”.
SPORT
”La delega allo Sport, precedentemente in carico a questo ministero, è stata assegnata al Sottosegretario Crimi, per una più razionale ed oculata gestione del settore sportivo in Italia. Ovviamente ciò non significa che il mio interesse nei confronti dello sport sia scemato: esso è uno dei ‘canali’ in cui i giovani italiani amano esprimersi di più, sia praticandolo che seguendolo. Credo fermamente nel concreto sostegno dello Stato, sotto varie forme, a coloro che praticano attività sportive perché esse forniscono un contributo di formazione fisica, morale e valoriale importantissimo nonché un apporto all’imprenditorialità e all’economia. Non sono d’accordo però con l’ingerenza dello Stato negli organi di autogoverno dello sport. Vedrei la cosa come un pericoloso e vigliacco tentativo di appropriarsi di un mondo che genera così tanta passione nelle persone, al di là del colore politico:
PEER TO PEER
”Alla domanda se ho mai scaricato musica o film dalla rete rispondo…no comment! Tremonti ci legge!!! Per quanto riguarda la difficoltà del file sharing legale a causa dei disservizi sulla velocità delle connessioni vale la risposta data in precedenza. L’elevato prezzo in Italia di cd e dvd ha incoraggiato non poco il download illegale di opere tutelate da copyright. I principali fruitori di questi prodotti artistici sono proprio i giovani, cioè quelli meno dotati finanziariamente. In particolare, fino a quando il costo della musica sarà fuori dalla portata di troppi giovani italiani, mi resterà difficile condannare coloro che scaricano canzoni da internet. E’ vero, molte aziende del settore dovrebbero forse rivedere le loro politiche commerciali, ma dal momento che lo Stato appone l’Iva al 20% sui cd, conseguentemente sale il prezzo… Purtroppo, la musica non viene considerata un prodotto culturale, come i libri che hanno l’Iva al 4%. E la cosa peggiore è che su questo punto siamo soggetti alla normativa europea! Ne ho parlato con Tremonti, ha condiviso le mie (nostre) ragioni ed ha avanzato ufficialmente a Bruxelles una proposta del governo italiano nella quale si chiede di uniformare l’Iva sui cd musicali a quella sui libri. Staremo a vedere, non sarà semplice, ma se ci riusciamo e cala il prezzo dei cd, a quel punto non ci saranno più scuse. E ci ritroveremo da soli, davanti al nostro computer ed alla nostra coscienza”.
Intervista di Luca Telese, autore di "Cuori Neri", al ministro Giorgia Meloni, Presidente Nazionale Azione Giovani
Ancora si sta insediando, già medita di cambiare nome al suo ministero:”Ministero della Gioventù è meglio”" sospira “ne parlerò in Consiglio dei ministri…”. Allora provochi: è per portare nelle istituzioni l’assonanza con il Fronte della gioventù in cui ha mosso i primi passi? Lei tralascia il protocollo: “Sei scemo?”. E allora perché? “‘Politiche giovanili’ è l’incarnazione di un’idea di assistenza:per me Stato, i giovani sono la sottobranca di un problema sociologico, come i matti e le droghe… E allora m’invento un apparato che dia loro un ‘aiutino’ “. E invece lei come s’immagina il ministero? Nello stanzone affacciato sulle mura color meringa di Palazzo Chigi, nel quadrilatero magico del potere romano, la Meloni si fa seria: “Il contrario, direi! Un luogo che abbia come primo obiettivo valorizzare il protagonismo delle giovani generazioni”.
Con Giorgia Meloni ci diamo del tu. Non solo per affinità anagrafica fra trentenni, per uno di quegli incroci di carriera che a volte capitano a politici e giornalisti. Mi capitò di farle la prima intervista della sua vita nel 2002: era ancora una sconosciuta. una studentessa grintosa cresciuta nella sezione Colle Oppio, emersa nel movimento degli “Antenati”: postmissina, ultratosta. Una che ti spiazzava chiamandoti “Stellina” (una forma irresistibile del romanesco, i vezzeggiativi per abbattere le distanze formali); una che era stata appena nominata “reggente” dei giovani di AN in condominio con altri tre. La verità era questa: dopo vicissitudini interne la sua organizzazione, Azione giovani, era stata commissariata e i quattro erano espressione delle correnti, ma nominati da Gianfranco Fini. A fine dell’intervista ironizzai: se uno è “nominato”, il destino probabile è finire “revocato”. Concluse con un ringhio di orgoglio: “Io sono una militante. Comunque vada, questo non può revocarlo nessuno. E mi basta”. Dopo due anni si è celebrato un duro congresso per l’elezione del presidente. lo ha vinto. Così la Meloni ha iniziato una corsa fulminea verso l’empireo della politica: nel 2006 è la deputata più giovane del centrodestra, e poi (da matricola!) la più giovane Vicepresidente della Camera. Infine, un mese fa, il più giovane ministro della storia repubblicana, a soli 31 anni.
Se uno inizia così, o arriva al Quirinale in due anni o è un fallito.
(ride). “Fallire così mi andrebbe bene. Ma la mia esperienza spiega qualcosa su come funzionano i media in Italia”.
Non mi dire che ti trattano male.
“Per nulla. Godo di una buona stampa, persino immeritata. Tra i colleghi scopro simpatie trasversali che quasi mi stupiscono”.
Paola Concia, l’unica deputata omosessuale dichiarata, dice: “Altro che Carfagna! Tra le ministre il mio tipo è la Meloni”.
(Sospiro ironico) “Magari!”
Una dirigente di matrice missina che fa in questi casi?
“Non so. A me ha fatto piacere”.
E poi hai detto che sei contro il gay pride.
“Vedi le semplificazioni? A Klaus Davi ho detto che certi aspetti di carnevalismo esibizionistico, le ostentazioni, che non amo, hanno fatto più danno che altro agli omosessuali”.
Dopodiché se dovessi decidere se vietare il gay pride…
“Non lo vieterei. Ciascuno ha il diritto di manifestare le sue idee. E io credo di poter contestare quel che non condivido”.
Grazie alla Concia, torni in corsa come “Miss governo”.
“Ah… ah… ah…”
Quindi nessun concorso di bellezza, nel tempo dell’immagine?
“Rispondo come Leo Longanesi: ‘Certe onorificenze non basta non volerle, bisogna anche non meritarsele’…”
Persino Marco Travaglio, uno non tenerissimo con il centrodestra, ti elogia nel suo libro Se li conosci li eviti
(ride). “Temo che mi risparmi solo perché siamo amici”.
Ricapitoliamo la storia della ‘ragazza della Garbatella’?
“Parto da questo epiteto per continuare il discorso sui giovani. Da noi chi ha meno di 40 anni è considerato ‘giovane’: è una follia”.
Sarà perché l’aspettativa di vita si allunga…
“Non per fare paragoni immodesti: Alessandro Mango a trent’anni aveva già conquistato la Persia! Però l’ideologia dei ‘bamboccioni’ è radicata nella nostra classe dirigente”.
Ti riferisci a Padoa-Schioppa?
“Non solo. Ma la sua terrificante battuta secondo cui il governo Prodi aiutava ‘i bamboccioni a uscire di casa’, è la rappresentazione perfetta di come ‘ci’ vedono”.
Ovvero?
“Se a 30 anni sei ancora dai tuoi è colpa tua: non del fatto che hai uno stipendio da schifo, se un Co.co.co e nessuno ti fa un mutuo”.
Perché ti dà fastidio “ragazza della Garbatella”?
“Delle mie origini popolari sono orgogliosa. Ancora oggi, prendersi un aperitivo in una piazza della Garbatella, tra i murales della Roma e quella dimensione di paese in cui conosci tutti e tutti ti conoscono è il contrario delle periferie che producono rabbia e alienazione”.
Allora cosa non va?
“Sei sempre catalogato alla voce 'Mostri'. Nessuno definirebbe David Cameron, leader dei conservatori britannici, ‘il pischello dei sobborghi di Londra’. Proprio non ci pensano. In Italia è il contrario”.
E perché?
“Non siamo preparati all’idea di un giovane affermato. Se sei giovane, e sei qualcuno, devi essere un fenomeno da baraccone”.
E c’entra la Garbatella?
“Certo. Non sono più Giorgia Meloni, ma l’effetto collaterale di una fiction, un personaggio dei Cesaroni. Il sogno dei giornalisti è vedermi in una puntata apostrofare in romanesco Claudio Amendola”.
Capirai, quello è di Rifondazione…
“A parte la stima nata con Bertinotti nell’ufficio di presidenza dalla Camera, a me dispiace che la sinistra sia fuori dal Parlamento. Ha pagato tutte le colpe del governo”.
E’ un omaggio di rito?
“Sono distanti da me in modo siderale, ma spesso animati da passione autentica. In Parlamento è meglio se sono rappresentati tutti”.
Torniamo alla Meloni.
“Se non divento ‘una Cesaroni’ c’è l’altro format: o pinup, o ‘divetta’. Mi vorrebbero con tatuaggio sull’ombelico alla Asia Argento”.
Ce l’hai il tatuaggio?
(Scuote la testa). “Pure tu… Pensa che a me disturba persino farmi fotografare per strada. M’immedesimo in chi mi vede: ‘Questa la pago io, perché non se ne va a lavorare?”.
E se ti chiedono l’autografo?
“E’ una regola interiore. Come non usare l’auto blu se non per rappresentanza. Il giorno dell’insediamento i giornali hanno riportato una battuta che ho fatto a un tuo collega. Andavo da Quirinale a Montecitorio e i giornalisti:” Che fa, va a piedi?”. Cento metri, ho riso: “Come devo andarci, a cavallo?”.
Era preparata…
“No, giuro! Sono gelosa della mia normalità, non per buonismo, perché il mondo lo capisco così. Pur essendo ultraprivilegiata, anche economicamente, ancora non riesco a comprar casa”.
Quindi con la politica non ci si arricchisce…
“Magari… più aumenta l’acconto che metto da parte, più aumentano i prezzi della Garbatella. E anche qui c’entrano I Cesaroni. Una buona fiction fa volare i prezzi! Ecco perché bisogna sfruttare i limiti del sistema. Bisogna fare una fiction sulle vele di Scampia, proiettare nelle scuole Gomorra, elevare a eroi i precari che fanno un figlio senza pensare alla retta dell’asilo”.
Esiste davvero il “Sistema”?
“Eccome. Esempio: esce una ricerca sociologica, e come titolano i giornali? ‘I giovani trovano lavoro con le raccomandazioni’ “.
Non è vero?
“Va rovesciato il concetto: molti giovani onesti, soprattutto nel Sud, sono costretti alla raccomandazione. Subire è il contrario di volere. Questa società pone ai ragazzi un tacito ultimatum: ‘O ti fai cooptare, o resti fuori dalla porta tutta la vita’ “.
Senza la cooptazione di Fini la Meloni non ce l’avrebbe fatta?
(Sorride). “Da reggente, al congresso di Bologna, chiesi un congresso del movimento, di permettere che fossero gli iscritti a decidere da chi farsi rappresentare. E’ agli atti…”
E poi?
“L’abbiamo fatto. Di me dicevano: ‘Una ragazza non può fare il capo’… Ho vinto per 16 voti su 500 delegati! Fini non si era schierato, ma avrebbe scommesso sul mio avversario, Carlo Fidanza”.
L’hai epurato, come vogliono le regole feroci della nuova politica?
“Oggi lo considero un amico, uno dei migliori dirigenti”.
Torniamo al rapporto con Fini.
“Sai come mi diede la notizia della vicepresidenza? Nel suo ufficio. Sguardo di ghiaccio. Silenzio. Voce cupa: ‘Non pensavo di dover arrivare a tanto’… Pensai: ‘Oddio, che è successo?’. Invece si era vendicato per lo scherzo dei kaziri, che gli avevamo fatto alla festa di Ag”.
Fini era ministro degli Esteri…
“Si alzò uno dei nostri con il cranio rasato, un bonzo: ‘Presidente, aiuto… aiuto per i kaziri… siamo una minoranza cattolica perseguitata in Asia. Anche il Papa ha lanciato un appello per noi’".
E lui?
“Sai com’è. Tutto serio risponde: ‘Sì, sì, conosco la vicenda…’ “.
Gli avete detto che era una balla…
“E’ stato fenomenale. E’ scoppiato a ridere pure lui: ‘Più che kaziri siete kazzari…’ “.
Come si ribalta la cultura della cooptazione?
“Con la rivoluzione del merito”.
Ovvero?
“Sostituendo l’egualitarismo sessantottino, l’idea un po’ chic e un po’ brutale per cui saremmo tutti uguali, con l’uguaglianza. Ovvero l’uguaglianza come punto di partenza, cioè pari opportunità per tutti, piuttosto che quella del punto di arrivo, che produce livellamento verso il basso”.
E come si fa?
“Per esempio con il prestito d’onore a chi non ha i soldi per gli studi o la detassazione per le giovani imprese. Sostenere i giovani e i loro progetti. Trasparenza e serietà dei concorsi. Insomma, rompere i privilegi e le rendite che hanno bloccato chi aveva delle idee”.
Chiudiamo con i giovani da premiare e i babbioni da rottamare…
“Comincio rottamando Oreste Scalzone e tutti i cattivi maestri, antichi, moderni e contemporanei. E promuovo Roberto Saviano. Senza di lui, forse, sarebbe stato più facile ignorare il fatto che la camorra è viva e vegeta”.
E poi?
“Sandra, la precaria di 29 anni che ha scritto a Napolitano: ‘ Non ce la faccio, abortisco’. Poi non lo ha fatto più. Vorrei ricordarla ora, quando smette di far notizia”.
di Luca TELESE - da Panorama FIRST 6/7 2008