AZIONE STUDENTESCA SIENA

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"Per l'avvento della giovinezza al potere, contro lo spirito parlamentare, burocratico, accademico" [F. T. Marinetti] Il nostro obiettivo, come movimento studentesco, è innanzitutto difendere i diritti degli studenti e combattere per migliorare la scuola e l'istruzione nella nostra città e nel nostro Paese. Ma Azione Studentesca significa anche cultura, musica alternativa, metapolitica, avanguardia e tanto altro. Il nostro impegno? Eccolo: noi giovani siamo il futuro, e vogliamo essere all'altezza di questa sfida. TE LA SENTI DI OSARE? CONTATTACI! 331-7086762 (Francesco Aldo) as_siena@hotmail.it

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14/03/2009

RADIO GIOVENTU': la Radio dei Giovani

I più anziani tra noi hanno trenta anni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  "per l’avvento dei giovani al potere contro lo spirito parlamentare, burocratico, accademico e pessimista" (Filippo Tommaso Marinetti)

 

Questa settimana ai microfoni di Radio Gioventù, la rubrica radiofonica del ministero della Gioventù, il ministro Giorgia Meloni e il giornalista Pierluigi Diaco hanno presentato la mostra itinerante sul Futurismo che girerà alcune città, in particolare Reggio Calabria, Cagliari e Brescia. “Il Futurismo è stato l’ultima avanguardia intellettuale italiana riconosciuta in tutto il mondo – spiega il ministro Giorgia Meloni - ed era un movimento interamente composto di giovani e giovanissimi. Noi abbiamo lavorato su una mostra che avverrà quest’anno, in altre parole lungo tutto il centenario del Futurismo. Lo abbiamo fatto non solamente per la rilevanza che in termini d’identità e cultura italiana il Futurismo ha avuto come avanguardia, ma anche per l’insegnamento e il segnale che lancia oggi alle nuove generazioni”.
Durante la puntata è intervenuto anche l'attore Vinicio Marchioni e il giornalista e scrittore Giordano Bruno Guerri, presentando la sua biografia su Filippo Tommaso Marinetti in modo piuttosto insolito: “Vorrei leggere le conclusioni del libro che ho scritto. Per Marinetti ogni giovane doveva poter presentare il proprio intervento sul mondo, con questo atteggiamento visse tutta la sua vita incendiaria. Il Futurismo non è morto – termina Guerri – il Futurismo è insito nella società italiana perché è uno slancio verso il futuro che noi dobbiamo assolutamente valorizzare”.

Ascolta anche tu Radio Gioventù: http://www.radiogioventu.com/

postato da: ASSiena alle ore 14/03/2009 16:49 | link | commenti
categorie: futurismo, giorgia meloni, centenario futurista
13/03/2009

Meloni: “Ottimo il varo del regolamento sul voto in condotta: il governo restituisce autorevolezza alla scuola, dialoga con i giovani e dissipa timori di bavaglio”

 

scuola

“Oggi il consiglio dei ministri ha varato il regolamento sulla valutazione che servirà ad assegnare il voto in condotta. Credo che si tratti di uno strumento importante per arginare e combattere i crescenti fenomeni del bullismo e di devianza giovanile nelle scuole”. Lo ha detto il ministro della Gioventù Giorgia Meloni al termine del Consiglio dei Ministri. “Così come è stato – continua la Meloni - impostato fornisce un’importante indicazione culturale: si restituisce autorevolezza alla scuola, agli insegnanti e al percorso didattico ed educativo. Si stabiliscono infatti delle regole precise che devono essere rispettate, e la violazione grave e ripetuta delle quali comporta sanzioni adeguate”.

“Sono particolarmente soddisfatta –spiega il ministro - per il percorso che ha portato al provvedimento. E’ la prima volta da anni infatti che il governo in carica dimostra la volontà e la capacità di ascoltare i giovani prima di varare i provvedimenti che li riguardano. Il regolamento presentato dal ministro Maria Stella Gelmini e varato oggi dal consiglio dei ministri, è stato infatti discusso e modificato martedì scorso dal forum delle associazioni studentesche che lo hanno dunque conosciuto e valutato prima (e non dopo) l’approvazione. Va dato dunque atto al governo di essersi dimostrato disponibile al confronto con studenti e genitori molto più di quanto sia accaduto in passato, aprendo percorsi di partecipazione attiva di cui i passati governi anche di sinistra si sono troppo spesso riempiti la bocca”.

“Sono infine soddisfatta –conclude la Meloni -  per il riferimento esplicito all’impossibilità di usare come parametro per l’assegnazione del voto in condotta la legittima espressione delle proprie opinioni. Una norma che garantisce libertà di espressione, di manifestazione e anche di contestazione al movimento studentesco e dissipa tutti i timori di imbavagliamento da un lato e di uso politico del voto in condotta dall’altro”. 

postato da: ASSiena alle ore 13/03/2009 16:24 | link | commenti
categorie: scuola, giorgia meloni
09/02/2009

Foibe, il dovere del ricordo

foibe

Il 10 febbraio, il ministro della Gioventù Giorgia Meloni parteciperà alla commemorazione dei martiri delle foibe in programma per le ore 10,30, presso l’Aula Giulio Cesare in Campidoglio. “Una nazione degna di questo nome non può dimenticare i propri figli per fare un interesse di parte: credo che sia nostro dovere ricordare la storia delle Foibe, che è la nostra storia". Lo dice Giorgia Meloni ricordando i martiri italiani del confine orientale. "Il giorno del ricordo, che giunge quest'anno alla quinta edizione, sta ogni anno crescendo e sta facendo crescere nel popolo italiano la consapevolezza di una parte della propria storia e della propria memoria che è stata, ingiustamente, dimenticata troppo a lungo".
“I nostri martiri del confine orientale, i 350 mila esuli, hanno sofferto unicamente in ragione del fatto di essere italiani”, continua la Meloni. “Si trattò di pulizia etnica contro gli italiani. I morti e gli esuli furono in numero molto superiore a quello che sempre è stato detto e scritto. Non si parla di una ‘questioncina’ attinente alla guerra e all'immediato dopoguerra ma di un'autentica pulizia etnica che è grave aver così a lungo dimenticato”.
E non si deve dimenticare – spiega la Meloni - “perché, finché non abbiamo consapevolezza dei sacrifici che sono occorsi per consegnarci la terra in cui viviamo, non avremo mai pieno orgoglio della nostra appartenenza”.
“La legge che ha istituito il ‘Giorno del Ricordo’ sulle foibe – spiega il ministro - è servita a conoscere questa tragedia togliendo le censure fatte sulla storia d'Italia per interessi di parte e di partito”. Sulle foibe, “in Italia c'è ancora molto da scrostare, c'è  ancora qualcuno che crede che questa storia non vada ricordata e ci sono persino amministrazioni locali che si rifiutano di celebrare il ‘Giorno del Ricordo’ con scuse più  meno imbarazzanti”.

Fonte: Sito del Ministero della Gioventù (http://www.gioventu.it)

postato da: ASSiena alle ore 09/02/2009 21:45 | link | commenti
categorie: foibe, giorno del ricordo, giorgia meloni
09/01/2009

07/01/1978 - Acca Larentia - Noi non scordiamo. MAI.

ACCA LARENTIA

Era il 07 Gennaio del 1978, una sera come tante in via Acca Larentia. Lì, nella sede del Movimento Sociale Italiano, si era appena conclusa una riunione: dei ragazzi stavano uscendo per andare a fare attacchinaggio, per attaccare quei pochi manifesti che allora la "democrazia" consentiva. Erano giovani, credevano in un'idea, vivevano la vita con passione e con impegno. E sono stati freddati. Uccisi, con viltà e con crudeltà. Due i ragazzi finirono sul selciato, quella sera, le loro vite spezzate: Franco Bigonzetti, appena ventenne, iscritto al primo anno di medicina, e Francesco Ciavatta, 18 anni, liceale, vennero stroncati da un fuoco incrociato di armi automatiche. Il primo morì sul colpo; il secondo, ferito, tentò di fuggire ma venne colpito nuovamente alla schiena dagli infami aggressori: morirà in ambulanza. Un terzo ragazzo, Vincenzo Segneri, fu ferito ad un braccio: riuscì però a rientrare in sede e a chiuedere la porta blindata. Il vile attentato fu rivendicato dai "Nuclei armati di contropotere territoriale", una delle prime cellule terroristiche comuniste: i 5/6 vigliacchi omicidi colpevoli di questo gesto orrendo non furono mai condannati; chissà quanti di loro avranno fatto carriera dopo essersi macchiati di questa colpa.

Ma la strage non finisce qui.

Ragazzi da tutta Roma convengono al luogo della strage. Lo stesso fanno numerosi giornalisti: uno di loro, un giornalista della RAI, getta la sigaretta, forse distrattamente, forse con disprezzo, sopra il sangue di uno dei tre, rimasto sulla terra quale simbolo del martirio di Franco e di Francesco. I presenti reagiscono con veemenza, sdegnati, disperati, incazzati. Le forze dell'ordine caricano e lanciano lacrimogeni; un capo dei carabinieri spara ad altezza d'uomo. Stefano Recchioni, altro militante del Fronte della Gioventù, chitarrista del gruppo di musica alternativa Janus, muore sul colpo, centrato alla testa dal proiettile. Il bilancio finale è quindi di tre vittime. Giovani vite spezzate a causa di un odio cieco e crudele, ignorante e vile.

Per questo ci sentiamo di condividere le parole di Giorgia Meloni, presidente nazionale di Azione Giovani: non ci deve più essere violenza politica. Troppi madri hanno pianto i loro figli, troppo padri hanno aspettato invano che tornassero a casa, troppi amici hanno giurato vendetta con parole di rabbia e di odio.

 Queste le parole di Giorgia:

“Per superare la dolorosa stagione degli anni di piombo servono due cose: innanzitutto giustizia per i tanti ragazzi caduti e per le loro famiglie distrutte che non l’hanno ancora avuta; in secondo luogo, occorre costruire, ogni giorno, una memoria che non sia semplice celebrazione, ma consapevolezza per un intero popolo e insegnamento per le generazioni future. Significa che tutti quei giovani italiani caduti per mano della violenza politica, di ogni colore, non sono martiri di un partito, di una fazione, ma dell’Italia intera”.

Vale la pena raccontare le storie di ragazzi innocenti che hanno pagato per il loro impegno politico e sociale, come Franco, Francesco e Stefano, o come Valerio Verbano, intitolando loro strade, parchi, viali universitari, scuole o centri sportivi o in qualunque altro modo lo si voglia fare. Ne vale la pena perché la violenza politica è ancora oggi un nemico nascosto dietro l’angolo, e perché l’Italia ha già sacrificato troppe vite sull’altare del furore ideologico. Conoscere il dolore del passato aiuta a prevenire il dolore futuro”.

(liberamente preso da:http://giorgiameloni.garbatella.it)

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mille anime di caduti
ma nel ricordo non li hanno uccisi
sono i giovani di Acca Larentia
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mille anime di caduti
ma nel ricordo non li hanno uccisi
sono i giovani di Acca Larentia
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mille anime di caduti
ma nel ricordo non li hanno uccisi
sono i giovani di Acca Larentia
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mille anime di caduti
ma nel ricordo non li hanno uccisi
sono i giovani di Acca Larentia
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postato da: ASSiena alle ore 09/01/2009 22:17 | link | commenti
categorie: giorgia meloni, strage acca larentia
17/12/2008

Intervista a Giorgia Meloni, ministro della Gioventù

QN, LEI E LUI: LE INTERVISTE*
Giorgia Meloni, ministro della Gioventù è nata a Roma il 15/1/ 1977. È giornalista professionista e ha iniziato il suo impegno politico a 15 anni fondando il coordinamento studentesco “Gli Antenati”. Nel 1996 diviene responsabile nazionale di Azione Studentesca. Nel 2006 a 29 anni, viene eletta alla Camera dei deputati nella lista di Alleanza Nazionale nel collegio Lazio 1, divenendo la più giovane donna parlamentare della XV Legislatura. Dal 2006 al 2008 è uno dei vicepresidenti della Camera dei deputati: la più giovane di tutta la storia della Repubblica Italiana. Nel 2008, a soli 31 anni, ministro della Gioventù mantenendo la presidenza di Azione Giovani

Ministro Meloni, cosa rappresenta il mondo dei motori per i giovani di oggi comprese tutte le problematiche che si porta dietro?
“Una grande attrazione, ma deve essere un mezzo da usare con la testa, senza farsi prendere dal demone della velocità. Per questo credo che sia utile fare campagne di sensibilizzazione in questa direzione. Io ho molta fiducia nei giovani di oggi e una volta che hanno capito il problema sono sicura che sapranno adeguarsi”.


Non dobbiamo dimenticare che il primo problema è quello della sicurezza e dei troppi incidenti gravi?
“E’ uno degli impegni prioritari del mio ministero, quindi del Governo. Posso confermare che stiamo focalizzando la nostra attenzione sulla formazione di operatori che vivono nel mondo della notte (buttafuori, barman etc ndr) e che sono a contatto diretto con i giovani. Proprio in queste settimane lavoriamo su un progetto, un’iniziativa complessa, che contiamo di varare la notte di Capodanno”.


Può anticipare al Qn in cosa consiste?
“Dobbiamo pensare a offrire la possibilità di una migliore formazione del personale che lavora nelle discoteche e che quindi è a diretto contatto con i giovani per gran parte della notte. Questi operatori saranno di supporto per quei ragazzi all’uscita della discoteca non sono nelle condizioni fisiche ottimali per la guida. Un aiuto diretto per evitare che all’uscita dai locali si mettano al volante creando pericolo per se stessi e per gli altri”.


Una bella sfida?
“Sì, ma anche una novità assoluta che se darà i frutti sperati in termini di sicurezza pensiamo di poter allargare anche ad altri eventi. Un fatto è certo: io sono profondamente convinta di questa iniziativa perché sono gli operatori delle discoteche che hanno il contatto diretto con i giovani a capire le loro esigenze”.


Questo messaggio deve arrivare anche ai numerosi giovani che visitano il Motor Show.
“Sicuramente. Qui ho visto numerose iniziative sociali mirate alla sicurezza nella guida. Al Motor Show la partecipazione del pubblico giovanile viene seguita da stand dedicati come l’Osservatorio della Regione Emilia-Romagna sulla sicurezza, o quello della Polizia stradale dove ho visto con piacere che i giornali del gruppo Poligrafici (Qn) dedicano grande spazio alla sicurezza e al fenomeno delle stragi del sabato sera”.


A proposito dello stand Qn/Polizia di Stato, c’è qualcosa che l’ha colpita particolarmente?
“L’iniziativa quotidiana per le scuole sul tema della sicurezza. E’ stata un’idea veramente felice quella di far vedere filmati e ricostruzioni tridimensionali su alcuni incidenti drammatici. La trovo un’inziativa intelligente perché così i giovani vedono cosa succede quando non si rispettano le più elementari regole sulla strada. Sono immagini choccanti che lasciano il segno e spingono il Governo a non abbassare la guardia sul fenomeno, sempre attuale. Specialmente sulla Riviera romagnola, a pochi chilometri da Bologna, dove ci sono i punti più delicati, dove è anche massimo l’impegno delle forze dell’ordine. Certo, il nostro obiettivo è quello di prevenire, non di reprimere. E qui mi riallaccio a quanto dicevo prima”.


E’ ottimista sulla possibilità che questo fenomeno che colpisce il dopo discoteca si possa governare?
“Io sono ottimista per natura. Ma il punto che mi dà fiducia sono i dati. I decessi sono diminuiti del 9 per cento. Dobbiamo continuare su questa strada incoraggiando i giovani a rispettare le regole, ad evitare l’ultimo, fatale bicchiere, ad ascoltare i consigli delle forze dell’ordine. Certo che la scuola deve fare il massimo sforzo possibile fin dalle elementari per inculcare il principio della sicurezza e il rispetto della vita”.


Ha visitato lo stand Ferrari: le piacerebbe guidarne una?
“Credo che mi troverei a mio agio sulla spider, tra l’altro è una vettura bellissima come tutte le Ferrari che non per niente sono un mito in tutto il mondo. Il problema è un altro. Non so se sono in grado di guidare una vettura come questa anche se a me piace stare al volante. Io, che non uso l’auto di servizio, mi muovo per Roma guidando la mia auto personale”.

*articolo di Marco Tavasani tratto da http://quotidianonet.ilsole24ore.com

postato da: ASSiena alle ore 17/12/2008 00:37 | link | commenti
categorie: giorgia meloni
12/11/2008

Tratto da: http://giorgiameloni.garbatella.it/

 

Università: dal governo apertura al dialogo e premio al merito

 

Con l’approvazione in Consiglio dei ministri, sia del decreto legge sull’università sia delle linee guida per una futura riforma, il governo mette in atto misure urgenti di razionalizzazione delle risorse e premio del merito, ma pone soprattutto le basi per una riforma dell’università efficace e il più possibile condivisa, aprendosi al dialogo”. Così il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, ha commentato i provvedimenti sull’Università adottati in Consiglio dei ministri.
“Introducendo il meccanismo del sorteggio per la formazione delle commissioni esaminatrici in caso di concorso, - ha spiegato - il governo dimostra la volontà di intraprendere una seria lotta contro i potentati e contro quei meccanismi di casta che hanno messo in ginocchio l’università italiana”. “Va nella direzione di premiare i giovani più meritevoli e di garantire il pieno diritto allo studio - ha sottolineato Meloni - lo stanziamento di 135 milioni per borse di studio destinate a 180mila studenti, di 500 milioni destinati alla ricerca di qualità e di 65milioni destinati alle residenze universitarie”.

Per il vicepresidente vicario del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, “si è dato il via a un cambiamento profondo dell’università italiana, scegliendo la via riformista della lotta alle baronie e agli sprechi e investendo maggiori risorse per la ricerca e le borse di studio ai più meritevoli”.
“Serve adesso un taglio netto agli sprechi degli atenei italiani - dice - e una riforma complessiva che tiri fuori l’università dalla palude in cui l’ha confinata negli ultimi decenni il centrosinistra”.

“Finalmente - ha commentato poi il responsabile del settore di An Giuseppe Valditara - si va verso una diversa allocazione delle risorse in senso meritocratico premiando le Università virtuose e incoraggiando l’ingresso dei giovani nella ricerca. Adesso - chiosa il parlamentare del Pdl - approviamo rapidamente questo decreto legge su cui sono certo non può non esserci un largo consenso, dopo di che è necessario avviare una ampia discussione sulle grandi riforme di struttura dell’Università italiana”.

Giovanni Donzelli, presidente nazionale di Azione Universitaria, ha giudicato invece questi “primi passi del Governo un ottimo inizio, ma ancora un po’ troppo timido. Ci aspettiamo ancora più coraggio nell’aggredire le deformazioni della casta accademica”.

21/10/2008

INTERVENTO DI GIORGIA MELONI IN MERITO ALLE PROTESTE

Fabrizio dell’Orefice intervista Giorgia Meloni

Non è un normale sabato per Giorgia Meloni. A sera ancora schiuma uno strano sentimento. «Direi di rabbia ma non è corretto, è una strana sensazione», dice la ministra della Gioventù.

Insomma, quelle foto dei bambini delle elementari che protestano contro la riforma Gelmini proprio non le ha digerite. Tanto che sbotta: «È un illecito».
Un illecito?
«Sì, e non voglio aggiungere altro. Guardi, fermiamoci qui. Invito solo i genitori che li hanno portati in piazza a riflettere. E magari a leggere bene il decreto. Ci vuole da parte di tutti un po’ più di responsabilità. Usare dei bambini, cotringerli a urlare slogan di cui nemmeno capiscono il significato, è una cosa orribile».
Se l’avesse fatto il centrodestra?
«Non l’abbiamo mai fatto e nemmeno saremmo stati in grado di pensarlo».
D’accordo, e se l’aveste fatto?
«Oddio, che cosa sarebbe successo. C’avrebbero detto che eravamo peggio di Pinochet, che eravamo la peggiore dittatura. Che facevamo schifo con i soliti difensori dell’infanzia democratica pronti a muovere qualunque accusa. Ma tant’è».
Ministro, intanto ci risiamo con le proteste. Anche la Gelmini s’è beccata la sua. Era necessario?
«Anzitutto voglio dire che in questi giorni sta protestando solo una minoranza».
E come fa a dirlo?
«Guardi, non è che io non ho mai fatto manifestazioni. Quest’ultima non saprei dirle ma quella precendente, quella delle cento piazza, faceva sorridere».
Sorridere?
«Senta, hanno detto che erano trecentomila. Vero?»
Vero?
«In cento piazze. Dunque erano tremila a piazza. Per le questure saranno stati un decimo, stiamo parlando di trecento a piazza. E questo è tutto. E le sembra la maggioranza? Trecento persone a città?».
So’ quattro gatti?
«Quello che è più grave è che in gioco la credibilità stessa del movimento studentesco. Di tutto il movimento studentesco. E avendone fatto parte da molti anni dico tutto ciò con grande rammarico, ovviamente».
Ma perché dice che è in pericolo la credibilità del movimento?
«Perché non ho mai visto studenti medi scendere in piazza contro il maestro unico delle elementari. Non ho mai visto protestare contro un provvedimento che non li sfiora nemmeno. Negli ultimi dieci anni gli studenti hanno chiesto di cambiare la scuola, e ora che si cambia scendono in piazza».
Potrebbero non condividere la protesta.
«Si procede a fare risparmi e il 30% di quanto sarà risparmiato sarà reinvestito. Per scuole più sicure, migliori, con più attrezzature. Quei soldi serviranno per fare nuove attività, per comprare computer. E quelli che fanno? Protestano».
Sono una minoranza?
«Solo una minoranza e quello che è più grave è che non ho sentito uno straccio di controproposta. Non ho mai visto un movimento studentesco che scende in piazza e non chiede di essere ricevuto al ministero. Un’assurdità. La regola numero uno è sempre stata quella di portare ai tavoli che contano le proprie rivendicazioni. Altrimenti sono chiacchiere e basta. Non so quante volte ho salito la scalinata di viale Trastevere per andare a dire in faccia ai ministri quello che volevamo. O agli assessorati. O a chiunque potesse incidere sulla protesta. Questi qui no».
E perché? Che proteste sono quelle di questi giorni?
«Aspetti, voglio fare ancora una considerazione. Non so se è il livello più basso mai raggiunto dal movimento ma di sicuro dopo nulla sarà come prima. Chi verrà dopo si troverà comunque lo strumento della protesta che resta attualissima. Ma rischierà di essere preso in minor considerazione».
Ripeto, allora perché?
«Perché si sta giocando sulla pelle della scuola una partita interna alla sinistra. C’è tanta Cgil nelle proteste di questi giorni. E purtroppo si vede».

Intervista del 19-10-2008 di Fabrizio dell’Orefice, tratta da www.iltempo.it

§

Il ministro della Gioventù a ‘Il Giornale’ sulle proteste contro la riforma Gelmini: ”Da ex contestatrice dico ai ragazzi: non siate pappagalli dei politici”.

Roma, 21 ott. - (Adnkronos) - “Ho l’impressione che il movimento studentesco si stia facendo trascinare dai docenti e dalle strutture di riferimento che sono, come è guisto che sia, partiti e sindacati”. Lo afferma il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, intervenendo così, in un’intervista a ‘Il Giornale’, sulle proteste studentesche contro la riforma della scuola proposta dal ministro Mariastella Gelmini. “Che le posizioni di studenti e docenti convergano, è una cosa mai capitata prima. Una contraddizione in termini -afferma ancora Meloni- visto che hanno obiettivi diversi”. “Da ex contestatrice -sottolinea ancora- dico ai ragazzi: non siate pappagalli dei politici“. “Il tentativo di strumentalizzare il movimento studentesco -continua il ministrod ella Gioventù- c’è sempre stato ma negli anni passati, la partecipazione era più ampia e si dialogava alla pari con i partiti riuscendo ad anestetizzare gli eccessi. Non a caso, i protagonisti delle proteste sono stati sempre i coordinamenti degli studenti e mai i partiti o i sidacati”. “Oggi i manifestanti -prosegue- ripetono a pappagallo quello che gli dice il partito di riferimento. Manca la parte di proposizione. Non sono d’accordo su come investire i risparmi? Ce lo dicano, non avremo problemi a discuterne. Invece non si sa neanche se hanno chiesto un incontro con il Ministro dell’Istruzione”. Per Meloni, inoltre, “far gridare slogan ai bambini è indegno e illecito” e, riguardo al corteo del 25 ottobre, aggiunge: “Vedremo se gli italiani sono col Pd. Noi nel 2006 ne mobilitammo 2 milioni”.

tratto da: www.adnokronos.it

06/08/2008

L’audizione del Ministro della Gioventù on. Giorgia Meloni
presso la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati per illustrare il piano contenente le linee guida ministeriali



      "Signor Presidente, onorevoli colleghi,
vi ringrazio per avermi invitata a illustrare, dinanzi alla Commissione Affari Sociali della Camera dei deputati, il Piano generale contenente le linee guida del Ministero della Gioventù. Una occasione che mi ha consentito anche di mettere ordine tra le mille idee che in queste settimane hanno affollato la mia mente.

Il lavoro svolto durante questi primi cinquanta giorni è stato particolarmente complesso, poiché accanto alla elaborazione delle idee di cui servirmi per l’attività del dicastero, ho dovuto dedicarmi anche alla riorganizzazione della struttura ministeriale. Come sapete, infatti, non esiste più il Pogas, ovvero il Ministero delle Politiche giovanili e attività sportive che è stato guidato dall’on Giovanna Melandri - che colgo l’occasione di ringraziare per il lavoro svolto. Al suo posto, c’è un Ministero dedicato unicamente all’universo giovanile, e voglio dire che considero questa scelta compiuta dal presidente Silvio Berlusconi non solo opportuna, ma una sfida affascinante da affrontare con umiltà, consapevolezza e determinazione.

Data l’ambiziosa portata degli obiettivi da perseguire per i quali non possono essere sufficienti gli strumenti operativi e finanziari messi a disposizione del mio ministero e la continua sovrapposizione tra l’attività che dovrò svolgere e quella di numerosi altri dicasteri dell’esecutivo, mi piace immaginare che attraverso l’interazione con il Ministero della Gioventù ciascun ministro del Governo possa vedere proiettato nel futuro il risultato del proprio operato. Troppo spesso, infatti, la politica ha dato l’impressione di volersi occupare unicamente di ciò che immediatamente ritorna in termini di consenso, perdendo la capacità di disegnare scenari e prospettive di lungo periodo e contribuendo così ad alimentare la scarsa considerazione che gli italiani hanno di chi li governa.

Rinominando il dicastero da “Politiche giovanili” a “Ministero della Gioventù”, ho voluto non solo uniformare la dicitura a quella più comunemente utilizzata in Europa, ma anche trasmettere l’intenzione di superare un’impostazione culturale che non mi appartiene. Non credo alle politiche di genere, qualsiasi esse siano. Non credo alle politiche femminili, alle politiche per gli anziani o per i giovani. Le azioni di governo devono essere rivolte al bene della Nazione nella sua totalità. La casa, l’autosufficienza energetica, le infrastrutture, non sono scelte che si fanno anche per le giovani generazioni? E le iniziative dirette specificamente ai giovani non sono politiche di interesse generale per la Nazione? Allora ecco la sfida da affrontare: creare una sintesi politica capace di dare ai giovani risposte che possano avere valore anche per tutto il resto della società, e viceversa. Questo significa anche far misurare direttamente le giovani generazioni, e passare dalla visione assistenziale ad una dimensione di reale protagonismo.

Il ministero della Gioventù si muoverà per rappresentare le istanze e i bisogni delle ragazze e dei ragazzi d’Italia non solo nel Governo e di fronte al Parlamento, ma presso l’intera società, dalle banche ai sindacati, dalle imprese agli organismi di governo territoriale. E questo sarà lo strumento principe per aggredire una tra le società più gerontocratiche del mondo.

Ho individuato quattro grandi obiettivi da perseguire attraverso l’attività del Ministero, e ve ne darò conto nel corso del mio intervento, scendendo nel merito per le iniziative già in cantiere. Mi scuso fin da ora se in una sola audizione non potrò essere esauriente, ma avremo sicuramente altre occasioni nel corso della legislatura per approfondire il nostro confronto. "

DIRITTO AL FUTURO

      "Chiamerò “diritto al futuro” un insieme di misure volte a combattere la condizione di precarietà con la quale i giovani si confrontano giornalmente, provvedimenti da porre in essere principalmente di concerto con altri colleghi di governo.

L’obiettivo di garantire diritto al futuro alle ragazze e i ragazzi italiani non può prescindere dalla centralità di temi come il lavoro, la casa, la famiglia."

LAVORO

     "L' Italia sta vivendo anni di forti criticità, la maggior parte delle quali sono di natura strutturale e minacciano conseguenze di larga portata nel medio lungo periodo.

Osservato speciale, in quanto indiziato di gravi responsabilità, è il mercato del lavoro, soprattutto riguardo ai giovani, tanto che il tema della precarietà ha assunto una posizione centrale nel dibattito politico e sociologico. Negli ultimi anni, molto sono state evidenziate le conseguenze negative che possono derivare dal lavoro precario e non a torto, perché in condizione di precarietà lavorativa si è tentati di posticipare le decisioni importanti della vita, e di giustificare a se stessi comportamenti privi di utilità per il proprio futuro e di conseguenza per la propria nazione.

Il precariato è un male da combattere, su questo non esistono differenti vedute tra le forze politiche. La disputa nasce invece sulla determinazione di cosa si intenda per precariato, sull’individuazione delle cause dello stesso e sugli eventuali rimedi.

La prima domanda che dobbiamo porci è: chi sono i precari? Purtroppo, non esiste una risposta univoca a questa domanda. Nessuna forma contrattuale o condizione sociale può essere compresa o esclusa a priori. Esistono lavoratori atipici che non sono propriamente “precari”, in quanto possono contare su una consistente prospettiva di stabilizzazione. Sono invece precari a pieno titolo i disoccupati, molti inoccupati, i lavoratori al nero, ma anche molti liberi professionisti, piccoli imprenditori o commercianti, persino lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, che però percepiscono un salario insufficiente o lavorano per piccole realtà economiche sottoposte ai capricci del mercato. Insomma, precarietà e lavoro atipico sono due insiemi non coincidenti. Concentrarsi sulle forme contrattuali vuol dire affrontare solo una parte del problema e forse nemmeno quella più rilevante.

Per questo motivo, considero un errore imputare al cosiddetto Pacchetto Treu del 1997 la paternità del precariato nel mondo del lavoro. E’ un dato tristemente noto, infatti, che l’Italia è dal dopoguerra lo Stato europeo con la più alta percentuale di lavoro sommerso e il più basso tasso di occupazione. Sono milioni di persone, in prevalenza giovani e donne, e sono precari a tutti gli effetti.

Da qui si arriva al punto più complesso, ovvero la scelta dei rimedi al precariato e alle sperequazioni sociali. I dati sull’occupazione in Italia tendono a dimostrare che a livello macro economico l’impianto della Legge Biagi ha contribuito ad aumentare il numero complessivo di occupati. Calcoli su base di dati ISTAT ci dicono infatti che con più di 23 milioni di occupati nel 2007 l’Italia ha raggiunto il suo massimo storico, con un conseguente riassorbimento del lavoro sommerso e una riduzione della disoccupazione.
Inoltre, sul totale del lavoro dipendente, circa l’87% è composto da rapporti a tempo indeterminato, percentuale rimasta tendenzialmente stabile nel tempo. Un mercato del lavoro, quindi, che nel complesso sembra funzionare, o quanto meno sembrerebbe migliorato rispetto al passato.

Dunque, dobbiamo chiederci perché a fronte di questi dati sia così forte la percezione di instabilità per moltissimi giovani. Le risposte sono molteplici: innanzi tutto occorre considerare che anche se in termini percentuali la quota di lavoratori precari è rimasta costante, in termini assoluti questa è aumentata all’aumentare dell’occupazione. Ciò significa che il lavoro atipico è un fenomeno in crescita, anche se ciò non rappresenta un sintomo di malessere per il sistema nel suo complesso. Non esistono, purtroppo, quantificazioni numeriche unanimemente accettate in materia, ma se volessimo affidarci ad un recente studio di Natale Forlani scopriremmo che i lavoratori a termine e quelli parasubordinati sono in tutto 2,7 milioni, dei quali 1,5 milioni, cioè più della metà, sono giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni. Un dato di elevata rilevanza economica e sociale.

Una realtà alla quale la nostra società sembra non volersi adeguare. Non è vero che la percezione negativa della flessibilità sia data dalla indisponibilità a misurarsi, a immaginare un percorso professionale che richiede versatilità. Piuttosto, a fronte di una sempre maggiore flessibilità, nasce nella società un atteggiamento negativo verso chi ha un contratto a tempo determinato. Penso alla questione del credito e al fatto che i primi a non volersi emancipare dal mito del posto di lavoro fisso sono, con il loro atteggiamento, proprio gli istituti di credito.

Alla luce di ciò, il ministero della Gioventù non può che operare nella direzione di adeguare la società ad un mercato del lavoro che cambia. Una sfida che non riguarderà solo le politiche del lavoro, ma costituirà la base delle numerose iniziative che porteremo avanti con un unico obiettivo: governare la flessibilità.

Mi impegnerò affinché questo governo sviluppi strumenti capaci di rendere la flessibilità una finestra di ingresso nel mondo del lavoro piuttosto che una condizione di incertezza permanente. Per questo, con l'intervento del Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, auspico il credito di imposta per chi stabilizza i lavoratori precari, l’introduzione del voucher formativo per i giovani durante i periodi di inattività e strumenti reali di flex security capaci di attutire il timore per la flessibilità lavorativa.

Occorre, però, un migliore coordinamento tra formazione e lavoro – penso al tema degli stage e degli apprendistati – e un rafforzamento degli strumenti di collegamento tra domanda e offerta di lavoro, con un maggiore coinvolgimento di strutture pubbliche e private, prime fra tutte le Università.

E' necessario anche garantire la severa applicazione della Legge Biagi nella parte volta a impedire gli abusi e le distorsioni nell’utilizzo di contratti atipici. Penso ai tanti ragazzi che vengono assunti con un contratto a progetto e si ritrovano di fatto a svolgere un lavoro subordinato, o a quelli che vengono assunti attraverso le agenzie interinali e che poi vedono il proprio contratto rinnovato di sei mesi in sei mesi per anni, pur svolgendo la stessa, specifica, mansione.

Infine, occorre anche garantire il diritto all’occupabilità. Riprendo qui una espressione del Ministro Sacconi. I giovani devono essere messi nelle condizioni di lavorare anche quando si tratta di conciliare il lavoro con lo studio, o con esperienze di breve durata nei periodi estivi, in forma saltuaria, senza che ciò debba passare per lavoro nero o irregolare. Su questo reputo molto utile l’utilizzo del ticket per il lavoro accessorio."

CASA

     "Tema strettamente connesso alla flessibilità del lavoro, è quello delle politiche abitative.
Si è detto che la reale sfida dei nostri tempi è riuscire a governare la flessibilità per impedire che questa si trasformi in precarietà, e certo non vi è nulla che rappresenti con maggiore efficacia il senso della stabilità come una casa. Preferibilmente di proprietà, altrimenti presa in affitto purché a un costo sostenibile.

Il Piano casa previsto nell’art. 11 del D.L. 112 del 2008, da molti ribattezzato “Manovra d’estate”, risponde proprio all’esigenza concreta e spesso drammatica, di molte famiglie e giovani ai quali oggi è di fatto negato il diritto alla casa. Si tratta di un piano imponente, rivolto alle categorie più esposte della nostra società: famiglie e giovani coppie a basso reddito, anziani, studenti fuorisede, soggetti sotto sfratto e immigrati regolari. Il Piano casa si pone l’obiettivo di recuperare il patrimonio abitativo esistente, costruire nuovi alloggi e garantire una quota di alloggi a canone di locazione convenzionato.

Anche in tema di emergenza abitativa questo Governo ha dimostrato di volere mettere al centro delle principali politiche della Nazione proprio i giovani, tanto da prevedere, per il piano casa, il concerto del ministero della Gioventù all’attività che svolgerà il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per le parti competenti.

Inoltre, mi piacerebbe affiancare al Piano casa, una misura che intervenga a favore di coloro che trovano difficoltà ad ottenere un mutuo bancario per l'acquisto della prima casa perché privi delle garanzie richieste dalle banche. Un obiettivo per il quale immagino sia utile l’istituzione di un apposito fondo di garanzia.

A queste norme occorrerà poi affiancare anche strumenti concreti per sostenere i giovani che affrontano l’onere dell'affitto, anche se non sono d'accordo con chi dice che è meglio sostenere gli affitti perché aiutano la mobilità nel mondo del lavoro. Non è irrilevante la differenza per cui gli affitti sono a fondo perduto, mentre una casa di proprietà è un investimento per la vita."


FAMIGLIA

     "Tra le questioni che rientrano nel diritto al futuro vi è certamente il tema del sostegno e dell’incentivo alle giovani famiglie.

Negli ultimi anni i messaggi che sono giunti dalla classe dirigente italiana hanno indicato nella famiglia un istituto obsoleto, una scelta conservatrice, vecchia. Eppure le giovani generazioni sembrano pensarla in maniera diversa. Continuano a credere nel valore della famiglia inteso come disponibilità a considerare la propria libertà in rapporto al senso di responsabilità verso l’altro che troppo spesso una certa visione ideologica tende a rifiutare.

Ecco, credo che lo Stato debba aiutare chi oggi vuole costruire una famiglia e credo fortemente che lo Stato non possa abbandonare quei ragazzi e quelle ragazze – autentici eroi quotidiani – che nonostante il lavoro precario e la casa in affitto, decidono comunque di mettere al mondo un bambino. Considero questa la forma più autentica di ribellione e anticonformismo tra i giovani italiani, e penso che l’Italia dovrebbe porre tra le proprie priorità assolute quella di costruire una legislazione capace di aiutare le giovani coppie a vivere la genitorialità come una scelta di libertà e non come un sacrificio, perché non possiamo nascondere che oggi mettere al mondo un bambino terrorizza molti e che mettere al mondo il secondo figlio viene addirittura considerato un lusso.

Sulla scia di altri paesi europei che si sono posti seriamente il problema, anche da noi le politiche a sostegno della maternità e della natalità sono ormai diventate una priorità istituzionale.

Se diamo uno sguardo ai livelli di fecondità, il confronto internazionale vede l’Italia – con 1,32 figli per donna – ancora sotto la media dei paesi dell’Unione europea. In Italia non si fanno più figli mentre gli anziani continuano ad aumentare per effetto dell’allungamento della vita.

Così, la fascia attiva della popolazione continuerà a diminuire, e aumenterà il costo di pensioni e spese sanitarie, portando al collasso il nostro sistema di protezione sociale. E’ evidente che andiamo incontro a un vero e proprio terremoto demografico, la cui unica risposta non può essere l’immigrazione. Insisto da tempo su questo tema perché credo che il nostro popolo, a partire dalla classe politica, non si renda conto di quella che è sicuramente una tra le massime criticità del nostro tempo.

A questo si aggiunge il fenomeno delle ragazze madri e delle donne sole con figli che si stanno sempre di più affermando come un gruppo sociale esposto ai processi di impoverimento e al limite della marginalità sociale. Anche per queste madri sole è necessario promuovere un sistema di welfare in grado di rispondere alle loro esigenze.

Perciò a partire dall’introduzione del quoziente famigliare fino agli asili nido condominiali già sperimentati in alcune amministrazioni comunali, passando per una maggiore flessibilità nei congedi parentali, considero una priorità assoluta del Governo l’introduzione di una legislazione organica in tema di incentivo alla natalità, e intendo operare di concerto con il Sottosegretario Giovanardi e il Ministro Carfagna – entrambi molto sensibili alla tematica – perché queste misure possano progressivamente essere varate. Si tratta senz’altro di un’azione complessa e impegnativa anche dal punto di vista del bilancio, che tuttavia avrebbe un ritorno altamente positivo in termini di giustizia sociale e sviluppo economico.

Inoltre, il ministero della Gioventù intende promuovere una maternità responsabile con il fine primario di contrastare la superficialità e l’inconsapevolezza che spesso sono alla base anche di fenomeni drammatici come l’interruzione volontaria di gravidanza tra le giovanissime. In questa ottica immagino la possibilità di promuovere campagne di educazione alla sessualità rivolte ai giovani tra i 12 ed i 18 anni, realizzate con il coinvolgimento delle consulte degli studenti, del mondo delle associazioni e degli enti competenti."

LA RIVOLUZIONE DEL MERITO

     "Secondo grande obiettivo del ministero della Gioventù è quello di promuovere una autentica rivoluzione del merito. Si parla molto di merito di questi tempi, ma io credo che ridare centralità alla meritocrazia non significhi altro che abbattere delle barriere. Dal '68 in poi l'egualitarismo ideologico ha imposto che, pur partendo da situazioni diverse, tutti dovessero raggiungere lo stesso obiettivo. Noi, invece, vogliamo fornire a tutti le stesse opportunità di partenza, indipendentemente da censo, età, sesso, e consentire a ciascuno di misurarsi. Vogliamo aprire per tutti un metaforico cancello di ingresso verso il futuro e le proprie aspirazioni, lasciare che il talento, l'applicazione, l'impegno, la serietà e, più in generale, i valori positivi, facciano la differenza.

Uguaglianza per dare a tutti la capacità di competere grazie al proprio estro e alla propria voglia di realizzare i sogni, senza privilegi di sorta o posizioni di rendita. E quindi concedere, per chi saprà impegnarsi, il gusto dolce della vittoria, e non il sapore insipido di un traguardo scontato e, spesso, insoddisfacente.

Sono molti i problemi e le sfide che i nostri giovani si trovano quotidianamente ad affrontare. Si tratta, in parte, di questioni antiche che hanno conosciuto anche le generazioni precedenti, così come, in una certa misura, di difficoltà connesse con l'evoluzione dell'economia e della società e, pertanto, presenti in gran parte dei Paesi occidentali. Ma esiste anche una componente specificatamente italiana e attuale del disagio giovanile.

La componente italiana è la mancanza di indipendenza economica e decisionale dei giovani rispetto alla propria famiglia determinata dal ruolo di ammortizzatore sociale che appunto la famiglia ha sempre svolto. Noi vogliamo intervenire a sostegno dei giovani perché, almeno in parte, possano progredire con i loro mezzi. A questo scopo, stiamo lavorando su alcuni provvedimenti."

PRESTITO D'ONORE

     "In primo luogo il tema del prestito d’onore. Il nostro sistema di supporto agli studenti universitari si articola in due tipologie di sostegno: gli interventi monetari costituiti prevalentemente da borse di studio e i servizi come alloggi, mense, etc.
La legge 390/1991 prevede anche lo strumento del prestito d’onore, purtroppo completamente dimenticato. Basti pensare che gli interventi per il diritto allo studio che sono stati erogati dagli Enti Regionali e dai Collegi universitari sono stati solamente 250!
Si tratta, quindi, di rivitalizzare i prestiti d’onore per gli studenti, intento già espresso dal Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini che condivido pienamente.
Lo strumento deve funzionare come leva per la responsabilizzazione del giovane, come incentivo a migliori performance nella durata e nel successo degli studi. Il prestito d’onore deve essere pensato come la dovuta evoluzione delle politiche di sostegno, come il completamento del percorso universitario, e come un acceso di qualità alla formazione professionale."

DIAMOGLI CREDITO (ACCORDO ABI)

     "Inoltre, è intenzione del ministero della Gioventù, rivisitare l'accordo stipulato tra l’allora ministro Melandri e l'Associazione Bancaria Italiana, conosciuto come "Diamogli credito". Iniziativa lodevole che però, visti i limitati importi erogabili, non rappresenta una efficace soluzione al problema di garantire agli studenti risorse economiche sufficienti per sostenersi nel periodo di apprendimento. E' intenzione del Ministero verificare la praticabilità di rinegoziare questo accordo con gli istituti di credito, affinché i prestiti erogati rappresentino un concreto supporto per gli studi."

PACCHETTO IMPRESA

     "Detto ciò, si deve rivolgere l'attenzione anche all'imprenditoria giovanile. In Europa, il raggiungimento di un tasso di occupazione più elevato è un obiettivo fondamentale della Strategia di Lisbona, che punta ad aumentare il tasso di partecipazione al lavoro degli stati Membri. Da questo punto di vista l’Italia sembra essere molto indietro soprattutto per quando riguarda la disoccupazione giovanile che da noi è tra le più alte d’Europa. Peggio solo Grecia, Romania e Polonia.

Tra le azioni per combattere la disoccupazione giovanile, il ministero della Gioventù, vuole promuovere tra i giovani anche la cultura d’impresa come possibile alternativa al lavoro dipendente. Numerose ricerche confermano che i giovani decisi ad avviare una impresa hanno degli svantaggi differenziali rispetto ai più anziani: fra questi sempre il credito rappresenta uno dei primi fattori penalizzanti. Il ruolo della educazione non è da meno. I giovani imprenditori giungono sul mercato senza neanche avere un bagaglio di esperienze che possa almeno in parte compensare la carenza di formazione tecnico-professionale alla creazione di impresa.

Per questo motivo occorre vigilare sulle tentazioni di ridurre l’impegno pubblico nella promozione di nuove aziende, soprattutto giovani. Iniziative come quella del cosiddetto “prestito d’onore per l’impresa”, che hanno avuto migliaia di domande ed hanno contribuito a creare numerose nuove imprese individuali, stanno avendo un grande effetto sulla dinamica imprenditoriale Italiana e soprattutto daranno un forte contributo all’emergere di una nuova cultura economica.

E’, dunque, obiettivo del Ministero promuovere, attraverso il Fondo delle Politiche Giovanili e di concerto con i Ministeri competenti, azioni di supporto allo start-up, sviluppo d’impresa e autoimpiego da attuarsi tramite il coinvolgimento di enti pubblici e privati. In particolare, pensiamo a progetti sperimentali di promozione della cultura d’impresa da realizzare in collaborazione con le Università Italiane, alla possibilità di promuovere di concerto con i ministeri competenti e le organizzazioni imprenditoriali centri che possano offrire consulenza gratuita ai giovani nella fase di start-up e di gestione, e a offrire la possibilità di mettere in contatto il capitale di rischio con i giovani imprenditori.

Tra le iniziative che intendiamo promuovere di concerto con i ministeri competenti, inoltre, c'è la necessità di operare una seria semplificazione della normativa, come quella inserita nella Finanziaria e destinata a favorire la nascita di imprese in un giorno e intendiamo adoperarci per introdurre un regime fiscale agevolato per le società di persone composte da giovani non occupati, come primo passo verso la sperimentazione di un periodo di no-tax per le nuove iniziative imprenditoriali dei giovani."

VALORIZZAZIONE E PROMOZIONE DEI GIOVANI TALENTI

     "Ma occorre anche investire sulla promozione dei giovani talenti. Non dobbiamo aver paura di scommettere sulla creatività, la forza, l’energia visionaria della gioventù italiana. Dobbiamo offrirle responsabilità e considerazione e pretendere in cambio un contributo decisivo per il progresso del nostro popolo nella storia e nel mondo."

IL TALENTO NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Sulla scorta delle indicazioni emerse da un libro di successo, intitolato proprio “meritocrazia”, abbiamo concordato con il Ministro Brunetta, l'intenzione di redigere un piano per selezionare i migliori talenti, attirarli nella Pubblica amministrazione e trattenerli offrendo loro delle possibilità di educazione e formazione eccellenti e di avanzamento veloce di carriera.

In sintesi. Il piano che chiameremo “dei mille talenti” potrebbe essere strutturato in diversi programmi, coordinati fra di loro, attraverso la selezione progressiva dei migliori 10, 100 e 1000 giovani laureati italiani, sulla base di un apposito test nazionale. L’obiettivo è quello di realizzare tre gruppi che ricevano adeguate borse di studio e la migliore formazione possibile, per poter essere da subito inseriti nelle amministrazioni centrali e periferiche, nazionali ed internazionali.
Al presidente del consiglio dovrebbe essere data infine la possibilità di creare tra i dirigenti selezionati attraverso i tre programmi, una propria task force di giovani talenti di cui servirsi per la soluzione delle emergenze.
   
GLI ORDINI PROFESSIONALI

Riguardo agli ordini professionali, invece, credo che non si possa prescindere da un obiettivo preminente. Quello di armonizzare la normativa europea in materia di accesso alla libera professione, evitando che tra nazioni appartenenti alla Ue vi siano macroscopiche differenze, tali da penalizzare i nostri giovani in un ambito lavorativo che non ha più l’estensione di un tempo, ma quella di un intero continente.

I GIOVANI ARTISTI

In tema di promozione dei giovani talenti, uno degli ambiti più affascinanti è certamente quello artistico. Personalmente, ritengo che nella produzione artistica di una nazione non vi sia soltanto lo sprigionarsi individuale di pensieri ed emozioni, ma anche la rappresentazione autentica di un popolo.

Chi conosce questa generazione sa che, se gliene verrà data l’opportunità, può fare grandi cose in ambito artistico e rendere fiera l’Italia negli anni che verranno. Certo le forme d’arte si evolvono ed ogni epoca ne apprezza alcune più di altre. Penso al cinema per esempio o alla musica leggera, ma credo anche che la sensibilità dello spirito giovanile possa esprimersi con ogni mezzo artistico, anche il più antico.

Per questo, di concerto con il ministro della Cultura, On. Sandro Bondi, abbiamo già ragionato sulla possibilità di dare vita ad un concorso nazionale per giovani artisti che riguardi le arti figurative, ma senza escludere le nuove forme di espressione.

Compito del ministero che ho l’onore di guidare è quello di dare impulso al talento dei giovani italiani attraverso iniziative di prestigio e di rilevanza internazionale. Ci adopereremo per realizzarle, per promuovere attivamente la formazione, l’esercizio e l’esposizione del loro genio. Lo faremo con appuntamenti annuali, settoriali ed omnicomprensivi, partecipati dal basso attraverso una selezione trasparente e diffusa.

Ad affiancare tutto ciò, abbiamo però anche intenzione di portare avanti una attività volta a favorire i maggiori fruitori di una delle arti più amate. Mi riferisco alla musica, e alla annosa questione del costo della musica. Attualmente, l’imposta sul valore aggiunto dei cd musicali è fissata al 20%, mentre l’IVA su tutti gli altri prodotti di carattere culturale è al 4%. So di non poter prescindere dalla legislazione comunitaria in materia di imposta sul valore aggiunto, ma ritengo che si possa portare all’attenzione di Bruxelles la proposta italiana di uniformare l’Iva sui prodotti musicali a quella degli altri prodotti culturali.


INCORAGGIARE “LA MEGLIO GIOVENTÙ”

Il terzo grande obiettivo del Ministero lo abbiamo voluto titolare “Incoraggiare la meglio gioventù”.

Come ministro della Gioventù, intendo rivolgere ogni mia azione verso una generazione di italiani abbandonata a se stessa, blandita dalla politica una settimana ogni due anni circa, quando si svolge un’elezione, raccontata dai mass media come composta da giovani criminali, “fatta” di droghe in generale, percorsa dai fremiti violenti dei teppisti negli stadi o dei bulli nelle scuole, sedotta dall’esempio dei protagonisti più insignificanti della tv, del tutto priva di una missione civile, spirituale o politica che sia.

E’ il ritratto distorto dei giovani italiani di oggi, una massa di parassiti nullafacenti che restano aggrappati alle comodità della famiglia perché rifuggono le responsabilità.
Ma ho visto troppi giudizi affrettati sull’inarrestabile decadenza della gioventù italiana, emergere dal pozzo dell’emotività che solitamente condiziona il buon senso.

“I giovani hanno più bisogno di esempi che di critiche”, amava sostenere il filosofo francese Joseph Joubert un paio di secoli or sono. Ne sono convinta anch’io. Oggi la nostra gioventù subisce un bombardamento incessante di messaggi sbagliati, programmi sbagliati, esempi sbagliati. Ed è proprio nel modo di resistere a tutto questo che si rivelano le qualità straordinarie di questa generazione.

Basterebbe solo un po' di buona volontà per scoprire una realtà giovanile molto diversa nell’Italia di oggi. Basterebbe entrare nelle nostre scuole fatiscenti e svelare al pubblico, oltre che alla politica, le tante piccole storie di solidarietà generazionale che non hanno alcun rilievo mass mediatico. Ragazzi e ragazze che si sostengono a vicenda, alleviando le rispettive sofferenze provocate dai disagi psicofisici, dagli handicap, dai drammi familiari.

C'’è un mondo straordinario, quello del volontariato, dell’impegno sociale e politico, lì dove si trasformano ideali in mattoni che sembra quasi non avere diritto di cittadinanza nell’informazione nazionale. Persino nello sport si sottovaluta spesso una generazione che, priva di strutture e mezzi adeguati, si sfianca ogni giorno in piscina, su una pista di atletica o su un campo di rugby per far cantare, anche soltanto per pochi secondi, l’inno nazionale a tutto il popolo italiano. E poi i nostri giovani militari impegnati nelle missioni di pace, i volontari del servizio civile, le migliaia di giovani che vivono attivamente momenti comunitari legati alla spiritualità.

Chi sono tutti questi ragazzi? Sono la nostra “meglio gioventù”. Ribelli, nel senso che sfidano la paura, l’ignavia, la desertificazione dei valori assoluti, e non chiedono altro che strumenti per poter trasformare la loro rabbia in energia positiva.

RACCONTARE LA MEGLIO GIOVENTÙ

Uno dei compiti principali del Ministero sarà proprio quello di far conoscere le loro storie. Perché è giusto nei confronti di chi si sacrifica, di chi raggiunge dei risultati, di chi riesce a esprimere la propria umanità con generosità e coraggio. E perché è funzionale all’instaurazione di un circolo virtuoso dell’emulazione positiva.

Oggi gli strumenti della modernità sono troppo spesso al servizio della devianza giovanile. La cassa di risonanza offerta dai nuovi mezzi di comunicazione favorisce l’emulazione dei comportamenti peggiori di questa generazione. Dobbiamo capovolgere a vantaggio della comunità l’utilizzo di quegli strumenti. Dobbiamo raccontare con immagini, suoni e parole l’eroismo quotidiano della gioventù che “vive positivo”.

Utilizzeremo innanzitutto internet per questo scopo. Più avanti racconterò delle novità che intendiamo introdurre nel sito del ministero, per il momento, mi limito a rendere noto che in una delle nuove sezioni previste verranno inserite e raccontate le storie più belle della gioventù italiana, ma stiamo immaginando anche strumenti di maggiore diffusione per ottenere lo stesso scopo.

EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA

Altro obiettivo del Ministero sarà quello di promuovere esperienze educative che coinvolgano i giovani fin dall’età della scuola dell’obbligo, tese a sviluppare una concezione di cittadinanza attiva fondata sul rispetto di sé e degli altri, sul concetto di bene comune, sulla solidarietà intesa come condivisione di idee, valori, diritti e doveri.

Per questo, i giovani sarebbero chiamati anche a conoscere la storia dei tanti eroi che hanno contribuito alla loro libertà, all'ottenimento dei loro diritti civili, a consegnare loro la società nella quale vivono.

Eroi che hanno donato tutto senza chiedere niente in cambio, orgogliosi di essere figli d'Italia, e consci del loro impegno verso la comunità nazionale. Cito, ad esempio, due uomini che hanno lasciato un profondo segno nel nostro recente passato, i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Portarli all'attenzione dei più giovani, sarebbe forse il modo migliore per combattere la mafia.

Inoltre, per ricomporre quella distanza culturale, emotiva e pratica tra adulti, anziani e giovani della quale tanto si parla ritengo utile che nelle scuole italiane i nostri ragazzi possano spendere qualche ora del loro anno scolastico ascoltando i loro nonni parlare di pace e di guerra, di tradizioni popolari, di vecchie storie e di valorosi esempi.

DISAGIO GIOVANILE

Il percorso fino ad ora descritto racconta l’approccio con il quale il Ministero intende rispondere al disagio e alla devianza giovanile, cioè investendo su quelle “calamite” sociali utili a distogliere i giovani dal mondo della criminalità, della droga, dell’abuso di alcool, e dall’autodistruzione psico-fisica. Come già detto, la strada maestra è certamente quella di valorizzare modelli positivi, ma l’ampiezza delle problematiche necessita di un'azione di natura culturale e di interventi specifici per i quali si rende necessaria un ‘interazione con gli altri ministeri competenti.

Come prima cosa, intendiamo effettuare una ricognizione sul territorio nazionale di tutti gli “sportelli” presenti presso enti pubblici e privati, dedicati ai problemi dei più giovani. Secondariamente, sulla scorta delle informazioni acquisite, ipotizziamo l’integrazione dell’esistente o la promozione di nuovi uffici condotti da esperti, in grado di offrire un sostegno utile a ragazzi e famiglie.

C’è poi la complessa questione legata all’uso delle sostanze stupefacenti. La lotta contro le droghe ha impegnato buona parte della mia attività politica giovanile e pur non essendo una competenza specifica del “mio” Ministero, sento comunque di dover affrontare seppure brevemente il tema.

Innanzitutto, considero qualunque tipo di droga causa e sintomo di un disagio profondo. La fuga dalla realtà o la sua distorsione, anche temporanea, è una sconfitta generazionale a cui non so proprio rassegnarmi. Per questo intendo porre il Ministero a disposizione di un percorso che non vuole essere di repressione, ma di libertà. Libertà di amare la vita tutta con i rovesci e le gioie che inevitabilmente porta con sé, senza alcuna schiavitù nei confronti di qualcuno o qualcosa.

D’intesa con il Sottosegretario Giovanardi lavoreremo a progetti comuni di prevenzione e solidarietà. Ma non mi convincerò mai che dalle istituzioni preposte alla difesa della salute e della dignità dei propri cittadini possano venire messaggi di tolleranza nei confronti delle droghe, qualunque esse siano. Dunque, credo sia fondamentale coinvolgere in questo percorso anche altri attori sociali, come i mezzi di comunicazione e tutti coloro che hanno la possibilità di influenzare il comportamento dei giovani, per riflettere insieme sulle responsabilità di chi, per anni, ha dato un’immagine spensierata e allegra dell’uso di droghe. Mi piacerebbe far riflettere i ragazzi e le ragazze su chi sia davvero trasgressivo, oggi, tra chi fuma uno spinello e chi decide di non farlo.

Un discorso a parte andrebbe fatto poi per i cosiddetti disturbi dell’alimentazione. Mi riferisco in particolare ad anoressia e bulimia, due patologie che purtroppo affliggono tanti giovanissimi. Anche su questa tematica desidero lavorare di concerto con il Sottosegretario alla Salute, con lo scopo di verificare i provvedimenti più idonei da intraprendere.

DARE VITA AD UN VERO PROTAGONISMO GENERAZIONALE

L'ultima parte del mio intervento sarà dedicata all'obiettivo di dare vita a un reale protagonismo generazionale.

CORRISPONDENZA TRA ELETTORATO ATTIVO E PASSIVO

Si parte dalla necessità di combattere la gerontocrazia presente a tutti i livelli della nostra società, a cominciare proprio dalla politica.
In quest’ottica, c’è una vecchia battaglia che ho condiviso con il precedente ministro per le Politiche giovanili e che intendo portare a compimento. Mi riferisco alla mancata corrispondenza anagrafica tra elettorato attivo e passivo nelle elezioni di Camera e Senato. Se un giovane viene ritenuto dalla legge capace di scegliere tra le diverse opzioni politiche, allora lo si deve considerare anche in grado di essere scelto per rappresentare quelle stesse opzioni politiche in Parlamento. Si tratta di una modifica costituzionale trasversalmente condivisa che mi piacerebbe vedere realizzata in questa XVI legislatura.

LE COMUNITÀ GIOVANILI

Rientrano nel tema del protagonismo generazionale anche gli spazi d’aggregazione, luoghi in cui i giovani possono esprimere liberamente la propria personalità, maturare delle attitudini artistiche, socializzare, formare e confrontare le proprie opinioni. Nulla del genere, in termini di offerta pubblica, esiste oggi in Italia.

Innanzitutto, mi rendo disponibile a collaborare con il ministro dell’Istruzione, On. Maria Stella Gelmini, per dare piena attuazione al Dpr. 567/96 che stabilisce l’apertura pomeridiana delle scuole per attività autogestite dagli studenti. Ma credo che in aggiunta a questo sia arrivato il tempo di procedere ad una piccola grande rivoluzione nell’ambito dell’aggregazione giovanile.

Con la legge regionale n°6 del 1999, il Consiglio Regionale del Lazio, su proposta dell'On. Fabio Rampelli, approvò all’unanimità l’istituzione delle Comunità Giovanili. La giunta laziale ha inteso sostenere, così, la creazione di luoghi in cui i ragazzi fossero liberi di fare musica, teatro, cinema, organizzare convegni, realizzare mostre fotografiche, leggere libri e giornali, navigare su internet, svolgere corsi di ogni genere, fare sport, e naturalmente divertirsi.

Le Cg possono essere promosse da privati e da enti locali, ma devono mantenere alcuni requisiti essenziali: la perfetta democraticità nell’accesso alle cariche della Comunità Giovanile, l’elettività delle cariche tra i soci in regola con l’iscrizione, la trasparenza del bilancio, l’assenza di qualunque discriminazione sociale, politica, etnica o religiosa al suo interno, la finalità di favorire attività artistiche, sociali, ludiche, sportive, culturali per la corretta formazione delle coscienze tra le nuove generazioni. Altri requisiti dovrebbero essere scontati ma per evitare malintesi li accennerò comunque: le Cg sono luoghi nei quali non si pratica violenza, non si predica l’odio politico, non si fa uso di droghe.

E’ mia intenzione dare ulteriore impulso alla gemmazione di tali enti su tutto il territorio nazionale, provvedendo a colmare il vuoto normativo sulla figura giuridica delle Cg, così come già previsto da alcune proposte di legge attualmente al vaglio del parlamento.

Attraverso l’uso di un apposito Fondo statale destinato a finanziare parte delle attività annualmente svolte dalle Cg, intendo sostenere, in virtù delle risorse disponibili, la loro creazione e le migliori iniziative prodotte. Per questo, immagino la realizzazione di un Osservatorio nazionale in grado di valutare con serietà e precisione il complesso delle attività

IL SITO INTERNET DEL MINISTERO

L’unico luogo in cui oggi la gioventù si trova a recitare un ruolo di assoluto protagonismo è proprio quello che non c’è, nel senso che non si tratta di un luogo fisico ma virtuale. Eppure la rete internet è sempre più il territorio delle principali relazioni politiche, economiche e sociali.

Per questo il sito del ministero della Gioventù non può essere una semplice vetrina, ma il portale di accesso a una lunga serie di informazioni e servizi destinati ai giovani. Collegandosi al sito istituzionale, deve essere possibile partecipare a un sistema di effettiva interazione tra l'istituzione e gli utenti. Intendo dedicare ogni mese l’home page del sito ad un tema sociale di particolare rilevanza e intorno all’argomento sviluppare iniziative di varia natura.

Anche attraverso il nuovo sito internet mi adopererò per realizzare una sorta di rivoluzione orizzontale in cui il rapporto tra giovani e istituzione possa essere ridefinito e migliorato sensibilmente.

Approfitto di questo argomento per accennare a un’altra delle missioni del Ministero già individuate dal ministro Melandri: il divario digitale, ovvero la mancanza di accesso alle nuove tecnologie informatiche e di comunicazione. E’ un problema anche sociale che presenta diverse sfaccettature, sul quale il Ministero intende adoperarsi di concerto con gli altri dicasteri competenti al fine di offrire soluzioni efficaci e praticabili.

DARE ORDINE ALLE VARIE FORME DI RAPPRESENTANZA E RAPPORTI CON GLI ENTI LOCALI

Dare impulso e organizzazione al protagonismo generazionale significa anche coinvolgere nell’attività del Ministero le associazioni giovanili più rappresentative. Mi riferisco a tutti i movimenti che operano nel mondo del volontariato nazionale e internazionale, a quelli che raccolgono istanze ispirate dalla religione o dalla partecipazione civile. Non penso di accordare loro un privilegio coinvolgendoli nella programmazione e nella realizzazione delle iniziative del Ministero, credo piuttosto di avvalermi di un contributo prezioso, in assenza del quale ogni mio sforzo istituzionale resterebbe privo di reale efficacia.

Mi impegno in un confronto periodico non soltanto con tutti voi, come è ovvio e scontato che sia, non solo con le associazioni giovanili a cui ho appena accennato, peraltro largamente ricomprese all’interno del Forum dei giovani, ma anche con le rappresentanze giovanili dei partiti presenti o assenti dal parlamento purché sufficientemente significative.
Per storia personale, e per sincera convinzione, credo che l’elaborazione culturale concepita all’interno delle formazioni politiche italiane, e in particolare nei movimenti giovanili, possa contribuire al buon funzionamento dell’azione di governo.

Un capitolo a parte è quello relativo alla costituzione, alla nascita e al riconoscimento del Consiglio Nazionale della Gioventù come interlocutore ufficiale del Governo, del Parlamento e delle altre organizzazioni sociali ed economiche, per dare voce ai giovani su tutti i temi che li riguardano da vicino. Una iniziativa sulla quale lavorare partendo dal Forum Nazionale dei Giovani con il quale ho già avviato un confronto proficuo.

Ritengo di dover offrire spazi politici adeguati anche a tutti gli organismi di rappresentanza istituzionale distribuiti in maniera spesso affollata e disomogenea negli enti locali di tutta Italia. Mi riferisco alle consulte giovanili e ai consigli comunali dei giovani, fino alle varie rappresentanze dell’Anci.

Dopo aver avuto un primo approccio con i progetti e le convenzioni che legano il Ministero con gli enti locali (comuni, province e regioni) ritengo che la necessità più evidente sia quella di fare il punto sulle varie sperimentazioni, perché proprio di sperimentazioni bisogna parlare dal momento che molti di questi progetti sono arrivati a mala pena alla fase dei bandi.

Ho già potuto osservare differenze sensibili nella maniera in cui gli enti locali hanno capitalizzato le possibilità offerte dai Piani Locali Giovani. Infatti, mentre alcuni hanno creato qualcosa di duraturo, altri hanno preferito la strada dei finanziamenti “spot”. Il Ministero per il futuro intende favorire le iniziative finalizzate a interventi di tipo strutturale e, a tal fine, porre vincoli stringenti ai progetti e ai bandi che verranno posti in essere.

Per quanto riguarda la rete degli “informagiovani” realizzata dall’ANCI considero fondamentale l’attivazione di una piattaforma comune ai 1219 sportelli sparsi in tutta Italia, e ritengo utile costruire un’integrata azione di sistema destinata ad aiutare le strutture presenti sul territorio nazionale definendone linee guida, standard di qualità e modalità operative innovative.


SCAMBI INTERNAZIONALI E RAPPORTO CON GLI ORGANISMI EUROPEI

Inoltre, la promozione del dialogo interculturale tra le nuove generazioni rimane uno degli obiettivi principali del governo italiano.

Le nuove generazioni sono, e saranno, quelle su cui graverà la costruzione di un futuro di pace e di rispetto tra i popoli. La conoscenza delle varie culture è dunque una occasione unica per i giovani italiani troppo spesso isolati, rispetto ai colleghi europei, dal contesto internazionale. Il facile accesso a una mobilità “low cost” rappresenta una delle caratteristiche più avvincenti di questa epoca e i nostri giovani non possono restarne esclusi.

L’azione comune con gli organismi europei preposti deve essere volta allo sviluppo concreto di esperienze formative sempre più valide e settoriali, per raggiungere l’obiettivo di abbassare sempre più l’età in cui i nostri ragazzi iniziano il loro percorso di formazione non accademico.

Per quanto riguarda l’Agenzia Nazionale Giovani, istituita dopo l’attivazione del programma comunitario "Gioventù in azione", intendiamo prima di tutto adoperarci per un monitoraggio sui risultati conseguiti in questi primi mesi di attività. Come sapete, l’Agenzia è stata istituita dall’Italia con un forte ritardo rispetto ai tempi che ci erano stati indicati dall’UE. Il rischio è di perdere, come avvenuto in passato, opportunità importanti e fondi cospicui messi a disposizione dall’Europa. Il Ministero vigilerà affinché questo non avvenga e si adopererà perché l’ANG risulti un interlocutore credibile tra i giovani italiani e l’Unione Europea.

Le strutture organizzate e capillari collegate al programma Gioventù in Azione – penso alla rete Eurodesk che vanta 111 punti locali decentrati in Italia, e che offre informazione e orientamento circa i programmi comunitari rivolti ai giovani – saranno invece inserite in un network nazionale che riguarderà tutte le strutture capaci di interfacciarsi con i giovani, promuovendo a vario livello la cittadinanza attiva.

Una delle iniziative su cui si è maggiormente spesa l’On. Melandri, infine, è stata l’istituzione della consulta interreligiosa, un’esperienza di dialogo e comprensione che, seppure sottoposta a verifica, deve certamente proseguire.

CONCLUSIONI

Oggi la sfida politica che attende tutti noi, nessuno escluso, e che prescinde dalla democratica alternanza di maggioranze e opposizioni nel corso degli anni, è quella di contribuire alla ricostruzione di un tessuto lacerato.

“Mucillagine” è stata definita la comunità nazionale da alcuni sociologi, ma sarebbe più giusto parlare di stato gassoso se riferissimo l’analisi ai suoi componenti più giovani. Occorre offrire a questa generazione la suggestione culturale di far parte di un destino comune, insieme con gli strumenti utili per realizzare delle esistenze piene di dignità. Le ragazze e i ragazzi italiani non vogliono gli “aiutini” pubblici, non si lasciano “comprare” con la droga libera, i concerti gratuiti, gli idoli di plastica. Vogliono essere messi in condizione di dare il proprio contributo al progresso dell’uomo e dell’Italia.

A questa gioventù deve rivolgere la propria azione il ministero che ne porta il nome. Siamo in navigazione, possiamo avere idee diverse sulla rotta da seguire, ma siamo tutti sulla stessa barca. E allora consentitemi di chiudere questo intervento citando il pensiero di uno scrittore tedesco dell’800 (Ludwig Borne): “I governi sono le vele, il popolo è il vento, lo Stato è l’imbarcazione, il tempo è il mare”.
postato da: ASSiena alle ore 06/08/2008 14:10 | link | commenti
categorie: giorgia meloni
24/07/2008

ULTIMO POST PRIMA DELLE VACANZE...CI VEDIAMO TRA UN PO'!!!

Da sempre Giorgia Meloni, da militante prima e da Presidente Nazionale di Azione Giovani poi, si batte per un futuro migliore per noi giovani, chiedendo opportunità che è giusto offrire alle nuove generazioni e un miglioramento generale della condizione giovanile (tramite politiche che riguardano  scuola, lavoro, valori, spazi di aggregazione, cultura e valori),  pur rimanendo consapevole della necessità di una seria assunzione di responsabilità da parte di tutto il mondo giovanile. Qui riportiamo le risposte che Giorgia ha dato ai giovani frequentatori del web: risposte che dimostrano l'impegno del governo nei confronti delle istanze giovanili.

Certo, tutto questo non basta, anzi: è ben poco rispetto a tutto ciò di cui c'è bisogno; del resto lo ha ammesso Giorgia stessa a "Dedalo", la tre giorni di Azione Universitaria a Viareggio (intanto cogliamo al volo l'occasione per complimentarci con Giovanni donzelli per l'ottima riuscita della manifestazione, di cui parleremo approfonditamente tornati dalle vacanze): la strada da fare è tanta, e se ci vogliamo prendere ciò che ci spetta servono poche chiacchere e tanto lavoro, tanta fatica, tanto sudore e tanto coraggio. Questo è solo l'inizio, è vero, ma sta facendo più Giorgia in 2 mesi che il precedente governo in due anni: le nostre speranze, ieri ridotte quasi al minimo, oggi brillano più che mai. Vai Giorgia, so che non ci deluderai, l'impresa è ardua ma non impossibile, e inoltre potrai sempre contare sull'aiuto di Azione Giovani e di Azione Studentesca. Un grazie va anche al ministro Gelmini, anch'ella presente alla kermesse versiliana, che ha garantito tutto il suo impegno nel rinnovare e migliorare il sistema scolastico e universitario tramite un confronto con tutte le parti in causa.

 

Diamoci da fare e non scordiamoci mai che IL DOMANI APPARTIENE A NOI. In alto i cuori.

 

Francesco Aldo Tucci, Azione Studentesca Siena

 

 

PIU’ ACCESSI GRATUTI AL WEB PER I GIOVANI

 

”Più accessi a internet a basso costo per i giovani” e ”access points gratuiti al web attraverso la tecnologia wi-fi e la prossima WiMax”. E’ la proposta che il ministro per la Gioventù, Giorgia Meloni, lancia rispondendo alle domande che i giovani le hanno posto sul web attraverso il canale UGC adnkronos.giovani.it, nato dalla collaborazione tra il Gruppo Adnkronos e Studenti Media Group. Ma le risposte del ministro non si sono limitate alla connettività internet. La Meloni ha dato consigli ai giovani e chiarito quali saranno le proposte che porterà al governo di cui fa parte a proposito di altri temi ’scottanti’ sui quali gli utenti di Adnkronos Giovani le hanno posto diverse domande: precariato, istruzione, sicurezza, sport e peer to peer

 

CONNETTIVITA’

”Internet è a tutti gli effetti un’infrastruttura, così come strade, ferrovie, centrali energetiche, etc. E’ ora che in Italia migliori la qualità del servizio in tutte le zone della Nazione ed è tempo che le condizioni, anche economiche, di accesso al web siano alla portata di tutti, in particolare dei giovani e, perché no, degli anziani. Ho in mente ad esempio di aumentare notevolmente gli ‘access points’ pubblici gratuiti al web attraverso la tecnologia wi-fi e la prossima WiMAX. Proporrò ai ministri competenti l’idea di dotarne molti edifici pubblici (gli uffici postali ad esempio) perché siano a disposizione dei clienti. Cercherò anche un confronto con gli Enti locali affinché favoriscano l’aumento delle aree pubbliche di accesso. E’ inoltre mia intenzione promuovere la diffusione e l’utilizzo di software freeware ed open source che contribuiscano notevolmente ad abbattere i costi di accesso al mondo informatico. ‘Liberare’ internet significa liberare energie creative ed imprenditoriali e quindi creare economia. Il mio obiettivo è convertire il cosiddetto Digital Divide in una Unità Digitale, da non intendersi assolutamente come uniformità ma al contrario come una Comunità in cui valorizzare le differenze. Ad ulteriore conferma del mio impegno in questa direzione posso anticipare che intendo modificare l’impostazione del nuovo sito internet del ministero della Gioventù: non può essere una semplice vetrina, ma il portale di accesso a una lunga serie di informazioni e servizi destinati ai giovani. Il sito istituzionale deve dare la possibilità di partecipare a un sistema di effettiva interazione tra l’istituzione e gli utenti. L’home page del sito sarà dedicata ogni mese ad un tema sociale di particolare rilevanza e intorno all’argomento sviluppare iniziative di varia natura. Realizzare una sorta di rivoluzione orizzontale in cui il rapporto tra giovani e istituzione possa essere ridefinito e migliorato sensibilmente”.

 

ISTRUZIONE

”Le ansie degli studenti sono pienamente comprensibili. Anche l’istruzione è una infrastruttura fondamentale, anzi, il muro maestro su cui edificare il futuro dei giovani e quindi della Nazione. Lo Stato ha l’obbligo di investire in questo settore. Per rispondere in maniera più specifica al quesito di Camilla (uno degli utenti che ha chiesto se sia meglio, dopo la maturità, accettare un lavoro anche non esaltante o proseguire gli studi, ndr), posso affermare che trovarsi di fronte all’opzione tra un lavoro non esaltante dopo le superiori o il proseguimento del corso di studi è chiaramente una scelta soggettiva dettata da vari fattori: eventuali condizioni di stretta necessità economica, le aspirazioni ed il talento di ognuno. Per talento intendo anche le capacità di un giovane di cimentarsi in attività lavorative: penso al mondo dell’artigianato ad esempio, risorsa a cui l’Italia sembra aver ormai rinunciato. Ritengo comunque importante che il proseguimento degli studi sia una scelta consapevole e non, come spesso accade, un’area di parcheggio in cui svilire le energie dei ragazzi. La maggiore meritocrazia è uno dei quattro punti delle linee guida della mia azione di ministro: la ‘rivoluzione del merito‘. Così come ho appena esposto alla Commissione Affari Sociali della Camera posso dire che dal ‘68 in poi l’egualitarismo ideologico ha imposto che, pur partendo da situazioni diverse, tutti dovessero raggiungere lo stesso obiettivo. Noi, invece, vogliamo fornire a tutti le stesse opportunità di partenza e consentire a ciascuno di misurarsi. Vogliamo lasciare che il talento, l’applicazione, l’impegno, la serietà e, più in generale, i valori positivi, facciano la differenza. Illustro brevemente due iniziative in questo senso già avviate. Per quanto riguarda gli elevatissimi costi dei corsi di studi ho pensato, insieme al Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, di rivitalizzare il Prestito d’Onore, previsto dalla legge 390/1991 e purtroppo completamente dimenticato. Un’altra opportunità di credito è costituita dall’accordo stipulato tra l’allora ministro Melandri e l’ABI, conosciuto come ‘Diamogli credito’. Iniziativa lodevole che però, visti i limitati importi erogabili, non rappresenta una efficace soluzione al problema di garantire agli studenti risorse economiche sufficienti per sostenersi nel periodo di apprendimento. E’ intenzione del Ministero verificare la praticabilità di rinegoziare questo accordo con gli istituti di credito, affinché i prestiti erogati rappresentino un concreto supporto per gli studi. Questi strumenti devono funzionare come leva per la responsabilizzazione del giovane, come incentivo a migliori performance nella durata e nel successo degli studi. Un altro provvedimento è quello in via di definizione con il ministro Brunetta: l’intenzione di redigere un piano per selezionare i migliori talenti, attirarli nella Pubblica amministrazione e trattenerli offrendo loro delle possibilità di educazione e formazione eccellenti e di avanzamento veloce di carriera. Il piano, che chiameremo ‘dei mille talenti’, potrebbe essere strutturato in diversi programmi, coordinati fra di loro, attraverso la selezione progressiva dei migliori 10, 100 e 1000 giovani laureati italiani, sulla base di un apposito test nazionale. L’obiettivo è quello di realizzare tre gruppi che ricevano adeguate borse di studio e la migliore formazione possibile, per poter essere da subito inseriti nelle amministrazioni centrali e periferiche, nazionali ed internazionali. Questo non è un provvedimento ’statalista’ bensì un forte segnale rivolto al mondo del lavoro nel suo complesso perché finalmente la meritocrazia sia il criterio-guida dell’economia e della società italiana”.

 

PRECARIATO

Il tema è molto delicato e merita qualche spiegazione in più. ‘Diritto al futuro’, un insieme di misure volte a combattere la condizione di precarietà con la quale i giovani si confrontano giornalmente, provvedimenti da porre in essere di concerto con altri colleghi di governo. Il precariato è un male da combattere, su questo non esistono differenti vedute tra le forze politiche. Sul totale del lavoro dipendente, circa l’87% è composto da rapporti a tempo indeterminato, percentuale rimasta tendenzialmente stabile nel tempo. Un mercato del lavoro, quindi, che nel complesso sembra funzionare, o quanto meno sembrerebbe migliorato rispetto al passato. Allora perché è così forte la percezione di instabilità per moltissimi giovani? Le risposte sono molteplici: anche se in termini percentuali la quota di lavoratori precari è rimasta costante, in termini assoluti questa è aumentata all’aumentare dell’occupazione. A fronte di una sempre maggiore flessibilità, nasce nella società un atteggiamento negativo verso chi ha un contratto a tempo determinato. Penso alla questione del credito e al fatto che i primi a non volersi emancipare dal mito del posto di lavoro fisso sono, con il loro atteggiamento, proprio gli istituti di credito. Il ministero della Gioventù non può che operare nella direzione di una società che si adegua al mercato del lavoro che cambia. E’ questo il segnale che ha voluto dare il Governo assegnando al Ministero della Gioventù i fondi introdotti nell’art. 1 del c.d. Protocollo Welfare (Legge 247/2007) e rivolti ai giovani lavoratori atipici e all’imprenditoria giovanile. Mi impegnerò affinché questo governo sviluppi strumenti capaci di rendere la flessibilità una finestra di ingresso nel mondo del lavoro piuttosto che una condizione di incertezza permanente. Per questo, con l’intervento del Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, auspico il credito di imposta per chi stabilizza i lavoratori precari, l’introduzione del voucher formativo per i giovani durante i periodi di inattività e strumenti reali di flex security capaci attutire il timore per la flessibilità lavorativa. Occorre, però, un migliore coordinamento tra formazione e lavoro – stage e apprendistati – e un rafforzamento degli strumenti di collegamento tra domanda e offerta di lavoro, con un maggiore coinvolgimento di strutture pubbliche e private, prime fra tutte le Università. E’ necessario anche garantire la severa applicazione della Legge Biagi nella parte volta a impedire gli abusi e le distorsioni nell’utilizzo di contratti atipici. Un contratto a progetto non significa svolgere un lavoro subordinato, oppure essere assunti attraverso le agenzie interinali e poi vedere il proprio contratto rinnovato di sei mesi in sei mesi per anni, pur svolgendo la stessa, specifica, mansione. Infine, occorre anche garantire il diritto all’occupabilità. Come sostiene il Ministro Sacconi, i giovani devono essere messi nelle condizioni di lavorare anche quando si tratta di conciliare il lavoro con lo studio, o con esperienze di breve durata nei periodi estivi, in forma saltuaria, senza che ciò debba passare per lavoro nero o irregolare. Su questo reputo molto utile l’utilizzo del ticket per il lavoro accessorio. Detto ciò, si deve rivolgere l’attenzione anche all’imprenditoria giovanile. Il ministero della Gioventù vuole promuovere tra i giovani anche la cultura d’impresa. I giovani decisi ad avviare una impresa hanno purtroppo degli svantaggi differenziali rispetto ai più anziani: fra questi sempre il credito rappresenta uno dei primi fattori penalizzanti. Inoltre i giovani imprenditori giungono sul mercato senza neanche avere un bagaglio di esperienze che possa almeno in parte compensare la carenza di formazione tecnico-professionale alla creazione di impresa. L’impegno pubblico va mantenuto nella promozione di nuove aziende giovani. Iniziative come quella del cosiddetto ‘prestito d’onore per l’impresa’, che hanno contribuito a creare migliaia nuove imprese individuali, stanno avendo un grande effetto sulla dinamica imprenditoriale Italiana e su una nuova cultura economica. E’ dunque un mio obiettivo promuovere, attraverso il Fondo delle Politiche Giovanili, azioni di supporto allo start-up, sviluppo d’impresa e autoimpiego da attuarsi tramite il coinvolgimento di enti pubblici e privati. In particolare, penso a progetti sperimentali di promozione della cultura d’impresa da realizzare in collaborazione con le Università Italiane, alla possibilità di promuovere di concerto con i ministeri competenti e le organizzazioni imprenditoriali centri che possano offrire consulenza gratuita ai giovani nella fase di avvio e di gestione, e a offrire la possibilità di mettere in contatto il capitale di rischio con i giovani imprenditori. Tra le iniziative che intendiamo promuovere di concerto con i ministeri competenti, inoltre, c’è la necessità di operare una seria semplificazione della normativa, come quella inserita nella Finanziaria e destinata a favorire la nascita di imprese in un giorno e intendiamo adoperarci per introdurre un regime fiscale agevolato per le società di persone composte da giovani non occupati, come primo passo verso la sperimentazione di un periodo di no-tax per le nuove iniziative imprenditoriali dei giovani”.

 

SICUREZZA

”La sicurezza non è un capriccio da ricchi borghesi, per intenderci: quelli con il garage sotto casa, gli allarmi sofisticati, le auto con l’antifurto satellitare, eCc… La sicurezza è un diritto dei più deboli: di coloro che lavorano di notte, che prendono i mezzi, che se gli rubano la pensione non mangiano per un mese, che non hanno la forza per difendersi dalle aggressioni. Per questo dobbiamo occuparcene con serietà ed efficienza. Per quanto riguarda i rom e le impronte digitali, ho imparato a diffidare di chi predica la solidarietà passiva. Lo sfruttamento dei minori non si combatte semplicemente distogliendo lo sguardo dall’altra parte, ma intervenendo. Avete mai sentito parlare dei ‘bambini ombra’? Sono quei bambini mai registrati all’anagrafe. E ‘i diritti dell’infanzia’? E ‘il superiore interesse del fanciullo’? E i casi come quelli del piccolo nomade di 4 anni trovato a Milano vestito da bambina, con i capelli lunghi, le unghie laccate e nudo sotto il vestitino? ‘Posizionato’ per attirare i pedofili. In molti campi nomadi purtroppo succede anche questo. Fortunatamente non solo questo, ma purtroppo anche questo. Chi sono quei bambini in attesa del pullman che li porta ogni giorno, non a scuola, ma a delinquere, ad accattonare, a prostituirsi? Sono i ‘bambini ombra’. I più poveri dei poveri, i più soli dei soli. Non hanno identità, non vanno a scuola, non sono vaccinati. Ed allora ben vengano le impronte digitali per i minori nomadi e, aggiungo, ben venga la carta di identità per tutti i minori, esistente già in altre nazioni con ottimi risultati. Sono gli unici strumenti a nostra disposizione per tutelare il diritto all’infanzia di questi bambini. Ahimé, tali mezzi sono pochi, fastidiosi ed insufficienti, ma è sempre meglio che il nulla”.

 

SPORT

”La delega allo Sport, precedentemente in carico a questo ministero, è stata assegnata al Sottosegretario Crimi, per una più razionale ed oculata gestione del settore sportivo in Italia. Ovviamente ciò non significa che il mio interesse nei confronti dello sport sia scemato: esso è uno dei ‘canali’ in cui i giovani italiani amano esprimersi di più, sia praticandolo che seguendolo. Credo fermamente nel concreto sostegno dello Stato, sotto varie forme, a coloro che praticano attività sportive perché esse forniscono un contributo di formazione fisica, morale e valoriale importantissimo nonché un apporto all’imprenditorialità e all’economia. Non sono d’accordo però con l’ingerenza dello Stato negli organi di autogoverno dello sport. Vedrei la cosa come un pericoloso e vigliacco tentativo di appropriarsi di un mondo che genera così tanta passione nelle persone, al di là del colore politico: la Nazionale di calcio ad esempio (nonché le altre squadre nazionali, a cominciare da quella di rugby) rappresenta la Comunità Italiana nella sua interezza. Non sarebbe giusto che un Governo intervenisse fattivamente nelle questioni delle federazioni sportive. Gli stipendi dei calciatori? E’ vero, certe cifre fanno girare la testa, soprattutto in momenti difficili come questi, ma altre cifre, in altri settori della vita pubblica italiana fanno girare qualcos’altro a molto nostri concittadini…Comunque credo che nessun sportivo obblighi i dirigenti ad erogare i lauti compensi. Il mercato fa il prezzo. Facciamo inoltre una considerazione: quanto indotto c’è intorno ai personaggi dello sport? Ecco, Francesco Totti ad esempio. In una città come Roma un personaggio come Totti significa lavoro per radio, televisioni, quotidiani, pubblicità. Insomma, economia e posti di lavoro”.

PEER TO PEER

Alla domanda se ho mai scaricato musica o film dalla rete rispondo…no comment! Tremonti ci legge!!! Per quanto riguarda la difficoltà del file sharing legale a causa dei disservizi sulla velocità delle connessioni vale la risposta data in precedenza. L’elevato prezzo in Italia di cd e dvd ha incoraggiato non poco il download illegale di opere tutelate da copyright. I principali fruitori di questi prodotti artistici sono proprio i giovani, cioè quelli meno dotati finanziariamente. In particolare, fino a quando il costo della musica sarà fuori dalla portata di troppi giovani italiani, mi resterà difficile condannare coloro che scaricano canzoni da internet. E’ vero, molte aziende del settore dovrebbero forse rivedere le loro politiche commerciali, ma dal momento che lo Stato appone l’Iva al 20% sui cd, conseguentemente sale il prezzo… Purtroppo, la musica non viene considerata un prodotto culturale, come i libri che hanno l’Iva al 4%. E la cosa peggiore è che su questo punto siamo soggetti alla normativa europea! Ne ho parlato con Tremonti, ha condiviso le mie (nostre) ragioni ed ha avanzato ufficialmente a Bruxelles una proposta del governo italiano nella quale si chiede di uniformare l’Iva sui cd musicali a quella sui libri. Staremo a vedere, non sarà semplice, ma se ci riusciamo e cala il prezzo dei cd, a quel punto non ci saranno più scuse. E ci ritroveremo da soli, davanti al nostro computer ed alla nostra coscienza”.

 

postato da: ASSiena alle ore 24/07/2008 12:21 | link | commenti
categorie: giorgia meloni
26/06/2008

Giorgia Meloni sfida i cliché:”Perché nessuno dà mai del ‘pischello’ a David Cameron?”

Intervista di Luca Telese, autore di "Cuori Neri", al ministro Giorgia Meloni, Presidente Nazionale Azione Giovani

Ancora si sta insediando, già medita di cambiare nome al suo ministero:”Ministero della Gioventù è meglio”" sospira “ne parlerò in Consiglio dei ministri…”. Allora provochi: è per portare nelle istituzioni l’assonanza con il Fronte della gioventù in cui ha mosso i primi passi? Lei tralascia il protocollo: “Sei scemo?”. E allora perché? “‘Politiche giovanili’ è l’incarnazione di un’idea di assistenza:per me Stato, i giovani sono la sottobranca di un problema sociologico, come i matti e le droghe… E allora m’invento un apparato che dia loro un ‘aiutino’ “. E invece lei come s’immagina il ministero? Nello stanzone affacciato sulle mura color meringa di Palazzo Chigi, nel quadrilatero magico del potere romano, la Meloni si fa seria: “Il contrario, direi! Un luogo che abbia come primo obiettivo valorizzare il protagonismo delle giovani generazioni”.
Con Giorgia Meloni ci diamo del tu. Non solo per affinità anagrafica fra trentenni, per uno di quegli incroci di carriera che a volte capitano a politici e giornalisti. Mi capitò di farle la prima intervista della sua vita nel 2002: era ancora una sconosciuta. una studentessa grintosa cresciuta nella sezione Colle Oppio, emersa nel movimento degli “Antenati”: postmissina, ultratosta. Una che ti spiazzava chiamandoti “Stellina” (una forma irresistibile del romanesco, i vezzeggiativi per abbattere le distanze formali); una che era stata appena nominata “reggente” dei giovani di AN in condominio con altri tre. La verità era questa: dopo vicissitudini interne la sua organizzazione, Azione giovani, era stata commissariata e i quattro erano espressione delle correnti, ma nominati da Gianfranco Fini. A fine dell’intervista ironizzai: se uno è “nominato”, il destino probabile è finire “revocato”. Concluse con un ringhio di orgoglio: “Io sono una militante. Comunque vada, questo non può revocarlo nessuno. E mi basta”. Dopo due anni si è celebrato un duro congresso per l’elezione del presidente. lo ha vinto. Così la Meloni ha iniziato una corsa fulminea verso l’empireo della politica: nel 2006 è la deputata più giovane del centrodestra, e poi (da matricola!) la più giovane Vicepresidente della Camera. Infine, un mese fa, il più giovane ministro della storia repubblicana, a soli 31 anni.
Se uno inizia così, o arriva al Quirinale in due anni o è un fallito.
(ride). “Fallire così mi andrebbe bene. Ma la mia esperienza spiega qualcosa su come funzionano i media in Italia”.
Non mi dire che ti trattano male.
“Per nulla. Godo di una buona stampa, persino immeritata. Tra i colleghi scopro simpatie trasversali che quasi mi stupiscono”.
Paola Concia, l’unica deputata omosessuale dichiarata, dice: “Altro che Carfagna! Tra le ministre il mio tipo è la Meloni”.
(Sospiro ironico) “Magari!”
Una dirigente di matrice missina che fa in questi casi?
“Non so. A me ha fatto piacere”.
E poi hai detto che sei contro il gay pride.
“Vedi le semplificazioni? A Klaus Davi ho detto che certi aspetti di carnevalismo esibizionistico, le ostentazioni, che non amo, hanno fatto più danno che altro agli omosessuali”.
Dopodiché se dovessi decidere se vietare il gay pride…
“Non lo vieterei. Ciascuno ha il diritto di manifestare le sue idee. E io credo di poter contestare quel che non condivido”.
Grazie alla Concia, torni in corsa come “Miss governo”.
“Ah… ah… ah…”
Quindi nessun concorso di bellezza, nel tempo dell’immagine?
“Rispondo come Leo Longanesi: ‘Certe onorificenze non basta non volerle, bisogna anche non meritarsele’…”
Persino Marco Travaglio, uno non tenerissimo con il centrodestra, ti elogia nel suo libro Se li conosci li eviti
(ride). “Temo che mi risparmi solo perché siamo amici”.
Ricapitoliamo la storia della ‘ragazza della Garbatella’?
“Parto da questo epiteto per continuare il discorso sui giovani. Da noi chi ha meno di 40 anni è considerato ‘giovane’: è una follia”.
Sarà perché l’aspettativa di vita si allunga…
“Non per fare paragoni immodesti: Alessandro Mango a trent’anni aveva già conquistato la Persia! Però l’ideologia dei ‘bamboccioni’ è radicata nella nostra classe dirigente”.
Ti riferisci a Padoa-Schioppa?
“Non solo. Ma la sua terrificante battuta secondo cui il governo Prodi aiutava ‘i bamboccioni a uscire di casa’, è la rappresentazione perfetta di come ‘ci’ vedono”.
Ovvero?
“Se a 30 anni sei ancora dai tuoi è colpa tua: non del fatto che hai uno stipendio da schifo, se un Co.co.co e nessuno ti fa un mutuo”.
Perché ti dà fastidio “ragazza della Garbatella”?
“Delle mie origini popolari sono orgogliosa. Ancora oggi, prendersi un aperitivo in una piazza della Garbatella, tra i murales della Roma e quella dimensione di paese in cui conosci tutti e tutti ti conoscono è il contrario delle periferie che producono rabbia e alienazione”.
Allora cosa non va?
“Sei sempre catalogato alla voce 'Mostri'. Nessuno definirebbe David Cameron, leader dei conservatori britannici, ‘il pischello dei sobborghi di Londra’. Proprio non ci pensano. In Italia è il contrario”.
E perché?
“Non siamo preparati all’idea di un giovane affermato. Se sei giovane, e sei qualcuno, devi essere un fenomeno da baraccone”.
E c’entra la Garbatella?
“Certo. Non sono più Giorgia Meloni, ma l’effetto collaterale di una fiction, un personaggio dei Cesaroni. Il sogno dei giornalisti è vedermi in una puntata apostrofare in romanesco Claudio Amendola”.
Capirai, quello è di Rifondazione…
“A parte la stima nata con Bertinotti nell’ufficio di presidenza dalla Camera, a me dispiace che la sinistra sia fuori dal Parlamento. Ha pagato tutte le colpe del governo”.
E’ un omaggio di rito?
“Sono distanti da me in modo siderale, ma spesso animati da passione autentica. In Parlamento è meglio se sono rappresentati tutti”.
Torniamo alla Meloni.
“Se non divento ‘una Cesaroni’ c’è l’altro format: o pinup, o ‘divetta’. Mi vorrebbero con tatuaggio sull’ombelico alla Asia Argento”.
Ce l’hai il tatuaggio?
(Scuote la testa). “Pure tu… Pensa che a me disturba persino farmi fotografare per strada. M’immedesimo in chi mi vede: ‘Questa la pago io, perché non se ne va a lavorare?”.
E se ti chiedono l’autografo?
“E’ una regola interiore. Come non usare l’auto blu se non per rappresentanza. Il giorno dell’insediamento i giornali hanno riportato una battuta che ho fatto a un tuo collega. Andavo da Quirinale a Montecitorio e i giornalisti:” Che fa, va a piedi?”. Cento metri, ho riso: “Come devo andarci, a cavallo?”.
Era preparata…
“No, giuro! Sono gelosa della mia normalità, non per buonismo, perché il mondo lo capisco così. Pur essendo ultraprivilegiata, anche economicamente, ancora non riesco a comprar casa”.
Quindi con la politica non ci si arricchisce…
“Magari… più aumenta l’acconto che metto da parte, più aumentano i prezzi della Garbatella. E anche qui c’entrano I Cesaroni. Una buona fiction fa volare i prezzi! Ecco perché bisogna sfruttare i limiti del sistema. Bisogna fare una fiction sulle vele di Scampia, proiettare nelle scuole Gomorra, elevare a eroi i precari che fanno un figlio senza pensare alla retta dell’asilo”.
Esiste davvero il “Sistema”?
“Eccome. Esempio: esce una ricerca sociologica, e come titolano i giornali? ‘I giovani trovano lavoro con le raccomandazioni’ “.
Non è vero?
“Va rovesciato il concetto: molti giovani onesti, soprattutto nel Sud, sono costretti alla raccomandazione. Subire è il contrario di volere. Questa società pone ai ragazzi un tacito ultimatum: ‘O ti fai cooptare, o resti fuori dalla porta tutta la vita’ “.
Senza la cooptazione di Fini la Meloni non ce l’avrebbe fatta?
(Sorride). “Da reggente, al congresso di Bologna, chiesi un congresso del movimento, di permettere che fossero gli iscritti a decidere da chi farsi rappresentare. E’ agli atti…”
E poi?
“L’abbiamo fatto. Di me dicevano: ‘Una ragazza non può fare il capo’… Ho vinto per 16 voti su 500 delegati! Fini non si era schierato, ma avrebbe scommesso sul mio avversario, Carlo Fidanza”.
L’hai epurato, come vogliono le regole feroci della nuova politica?
“Oggi lo considero un amico, uno dei migliori dirigenti”.
Torniamo al rapporto con Fini.
“Sai come mi diede la notizia della vicepresidenza? Nel suo ufficio. Sguardo di ghiaccio. Silenzio. Voce cupa: ‘Non pensavo di dover arrivare a tanto’… Pensai: ‘Oddio, che è successo?’. Invece si era vendicato per lo scherzo dei kaziri, che gli avevamo fatto alla festa di Ag”.
Fini era ministro degli Esteri…
“Si alzò uno dei nostri con il cranio rasato, un bonzo: ‘Presidente, aiuto… aiuto per i kaziri… siamo una minoranza cattolica perseguitata in Asia. Anche il Papa ha lanciato un appello per noi’".
E lui?
“Sai com’è. Tutto serio risponde: ‘Sì, sì, conosco la vicenda…’ “.
Gli avete detto che era una balla…
“E’ stato fenomenale. E’ scoppiato a ridere pure lui: ‘Più che kaziri siete kazzari…’ “.
Come si ribalta la cultura della cooptazione?
“Con la rivoluzione del merito”.
Ovvero?
“Sostituendo l’egualitarismo sessantottino, l’idea un po’ chic e un po’ brutale per cui saremmo tutti uguali, con l’uguaglianza. Ovvero l’uguaglianza come punto di partenza, cioè pari opportunità per tutti, piuttosto che quella del punto di arrivo, che produce livellamento verso il basso”.
E come si fa?
“Per esempio con il prestito d’onore a chi non ha i soldi per gli studi o la detassazione per le giovani imprese. Sostenere i giovani e i loro progetti. Trasparenza e serietà dei concorsi. Insomma, rompere i privilegi e le rendite che hanno bloccato chi aveva delle idee”.
Chiudiamo con i giovani da premiare e i babbioni da rottamare…
“Comincio rottamando Oreste Scalzone e tutti i cattivi maestri, antichi, moderni e contemporanei. E promuovo Roberto Saviano. Senza di lui, forse, sarebbe stato più facile ignorare il fatto che la camorra è viva e vegeta”.
E poi?
“Sandra, la precaria di 29 anni che ha scritto a Napolitano: ‘ Non ce la faccio, abortisco’. Poi non lo ha fatto più. Vorrei ricordarla ora, quando smette di far notizia”.

di Luca TELESE - da Panorama FIRST 6/7 2008

postato da: ASSiena alle ore 26/06/2008 22:06 | link | commenti
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