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"Per l'avvento della giovinezza al potere, contro lo spirito parlamentare, burocratico, accademico" [F. T. Marinetti] Il nostro obiettivo, come movimento studentesco, è innanzitutto difendere i diritti degli studenti e combattere per migliorare la scuola e l'istruzione nella nostra città e nel nostro Paese. Ma Azione Studentesca significa anche cultura, musica alternativa, metapolitica, avanguardia e tanto altro. Il nostro impegno? Eccolo: noi giovani siamo il futuro, e vogliamo essere all'altezza di questa sfida. TE LA SENTI DI OSARE? CONTATTACI! 331-7086762 (Francesco Aldo) as_siena@hotmail.it

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25/11/2008

Martedì 25 novembre 2008

Bertolaso: Più sicurezza se si decentrano le responsabilità

Tratto da: www.tuttoscuola.com 


È da questa mattina che si susseguono le dichiarazioni di addetti ai lavori, di esponenti politici e del sindacato, della maggioranza e dell'opposizione, sul crollo di un controsoffitto al liceo Darwin di Rivoli, in provincia di Torino, che ha causato la morte di uno studente e il ferimento, in un caso molto grave, di altri compagni di scuola.

Non è una dichiarazione, ma rende l'idea del clima che si vive nella provincia torinese, lo striscione scritto dagli studenti del Darwin "Come facciamo a crepare in fabbrica se ci ammazzate prima?" all'indomani del crollo, con un richiamo alla tragedia della ThyssenKrupp dell'anno scorso.

Intanto ha parlato il dirigente scolastico del Darwin, che ha spiegato che appena 20 giorni fa era stata fatta un'ispezione in tutta la scuola insieme all'ingegnere consulente per la sicurezza: "Abbiamo controllato tutto gli impianti elettrici, il sistema antincendio, perfino le plafoniere. Su quel soffitto crollato non c'erano segni di obsolescenza che ci potessero mettere in allarme".

Stanno facendo discutere inoltre le dichiarazioni del sottosegretario alla Protezione Civile, Guido Bertolaso, che stima in 4 miliardi di euro le risorse necessarie per rimettere in sesto tutte le scuole italiane, ma avverte anche che, se oggi questi soldi ci fossero tutti insieme, non si saprebbe come spenderli.

La soluzione indicata da Bertolaso è quella decentrare le responsabilità sulla sicurezza, senza però utilizzare una figura unica del commissario: "Più che un unico commissario per le scuole, sarebbe utile che gli assessori regionali ai lavori pubblici venissero nominati responsabili della sicurezza. Se si individua un responsabile in ogni regione i tempi si accorciano".

Azione Studentesca Siena si unisce al cordoglio per la morte di Vito Scafidi, fiore reciso prematuramente da una tremenda sciagura.

 

Chiediamo al Ministro Gelmini e al Ministro Tremonti di intervenire subito: è vero che l'economia italiana e mondiale stanno andando a rotoli, ma se i giovani cominciano a morire così è inutile qualsiasi sforzo, poichè non vi sarà un futuro da costruire. Il Sottosegretario Bertolaso ha indicato quantità di denaro e modalità di intervento necessarie per sistemare tutte quelle scuole italiane che ne hanno bisogno: ebbene preghiamo tutto il governo di destinare le economie di spesa ottenute con la legge 133/08 (art. 64, comma 6) a questo fine. L'edilizia scolastica è da tempo immemore, a causa dei tanti governi menefreghisti e opportunisti, una emergenza che non è però mai stata considerata come tale: vi preghiamo di cambiare le cose. 4 miliardi non sono noccioline, ma li dovete trovare, per la sicurezza dei vostri figli, dei vostri ragazzi e bambini, cittadini di domani. Anzi, di miliardi ne servirebbero addirittura 13. E' veramente ora di affrontare questa situazione così problematica e, soprattutto, così pericolosa.

 

AS SIENA

 

postato da: ASSiena alle ore 25/11/2008 16:38 | link | commenti
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20/11/2008

La Meglio Gioventù

Campania: cronaca di un viaggio tra i ragazzi anti-camorra

I ragazzi della palestra Maddaloni

Per combattere la criminalità organizzata è necessario fare leva sulle giovani generazioni: lo ha detto il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, a Napoli per la presentazione dei risultati del Questionario anticamorra della Associazione studenti napoletani contro la camorra
“E' nostro dovere guardare il bicchiere mezzo pieno - ha spiegato il ministro” riferendosi a una delle risposte del questionario, dalla quale emerge che il 40% ha intenzione di lasciare Napoli per andare a vivere altrove.
“Per un 40% di ragazzi che vorrebbero vivere da un'altra parte - ha commentato - c'è infatti un 60% che sceglie di restare, e tra questi c'è una percentuale maggiore di quella che pensiamo che vuole restare consapevolmente, portando avanti iniziative che possano coinvolgere la propria generazione nella lotta alla criminalità organizzata e nelle iniziative per la legalità. Dobbiamo - ha aggiunto Meloni - fare leva soprattutto sul piano generazionale, perché non c'è nulla più utile che convincere i ragazzi a fare il possibile per far partecipare gli altri a queste iniziative”.

MELONI: NAPOLI CE LA PUO' FARE COME POPOLO

“Questa è una scelta che ciascuno di noi fa e che si vince come popolo”: così la Meloni, rispondendo a chi gli chiede se la città partenopea ce la può fare a vincere la lotta alla criminalità organizzata.
''Non sono i singoli - ha aggiunto Meloni - a poter vincere questa battaglia, siamo noi come popolo. Sono soprattutto le giovani generazioni, perché a 20 anni si ha quella rabbia, quella capacità di provare amore. Magari andando avanti negli anni questo amore viene surclassato da altri interessi. Se riusciamo a fare leva su chi oggi ha 20-30 anni, possiamo provare a fare una rivoluzione”.


IL PREFETTO DI NAPOLI: IL PERICOLO DELLE ASSOCIAZIONI SILENTI

“In questo momento siamo tutti concentrati sulla lotta ai Casalesi nel casertano e combattiamo in quel territorio. E' corretto, ma forse sono più pericolose le associazioni di stampo mafioso che in questo momento sono silenti”: lo ha detto il prefetto di Napoli Alessandro Pansa.
“Questi fenomeni criminali - ha sottolineato Pansa - vanno studiati a fondo, in modo non superficiale perché spesso sono diversi da quello che si dice. Ci sono lati nascosti che forse sono più pericolosi di quelli che appaiono''. Il prefetto ha quindi invitato gli studenti a “non farsi ingannare da analisi estemporanee e superficiali” del fenomeno della criminalità organizzata.

DON MEROLA: NON SOLO ESERCITO MA ANCHE SCUOLE

Non solo “l'esercito di militari” ma anche “l'esercito di insegnanti”: è questo che realmente serve alla Campania per sconfiggere la camorra, secondo don Luigi Merola, ex parroco di Forcella e ora a capo della Fondazione “A voce d'e creature”. “Noi preti - ha rivendicato il sacerdote intervenendo all'evento contro la camorra, alla presenza del ministro Giorgia Meloni - abbiamo il polso della situazione e ci rendiamo conto che la sicurezza è importante, ma ancora più importante è dare ai ragazzi risorse”. E la risorsa principale, ha aggiunto, è la scuola, che non può e non deve mai restare chiusa, “anche il sabato e la domenica”. “A Napoli - ha concluso - lo Stato è anzitutto scuola, non esercito”.

MELONI: SICUREZZA SERVE A PROTEGGERE PIU' DEBOLI

La sicurezza e la legalità servono non a proteggere i potenti, ma i più deboli. Giorgia Meloni, rivolgendosi agli studenti napoletani ha sottolineato che ''spesso si legge la parola sicurezza e la parola legalità come un capriccio da borghesi. Ma i potenti non hanno bisogno di  sicurezza, sono i più deboli ad averne bisogno”. Ancora, la sicurezza ''non è un favore ai palazzi del potere''. Meloni ha quindi fatto riferimento al Questionario anticamorra, presentato stamani a Napoli, affermando che nelle prossime settimane vorrebbe portare i risultati dell'indagine al premier Berlusconi e al presidente della Commissione parlamentare antimafia Pisanu. Ha poi risposto a una studentessa, che in precedenza aveva esclamato: “Come si fa a non comprare merce contraffatta se quella vera costa tanto?”, affermando che “una vita dignitosa non dipende da una borsa di marca”.


MELONI AI GIOVANI: NON USATE GLI ALTRI COME ALIBI

“La possibilità di cambiare dipende da ciascuno di voi”, ha detto la Meloni. Se c'è qualcosa che non va, ha esortato il ministro, “ditelo, anzi gridatelo, ma non utilizzatelo come un alibi”. La classe politica, ha aggiunto, “non sempre è all'altezza, anzi per certi versi è inadeguata. Anch'io lo sono. Ma da sola io non riesco a cambiare le cose. Questa è una battaglia che si vince non individualmente, ma come popolo”. ''Quando siete incazzati - ha detto ancora il ministro - venite da me, ma non pensate che la colpa sia di un altro, è di ognuno di noi. Ognuno ha la sua responsabilità. Io mi prendo la mia, ma anche voi dovete rimboccarvi le maniche”.

LA PALESTRA DI PINO MADDALONI

Ventimila euro di contributo alla palestra di judo, a Scampia, di Pino Maddaloni, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Sydney: è il frutto di una convenzione firmata oggi dal ministro della Gioventù Giorgia Meloni e il campione napoletano.
“Lo sport - ha detto il ministro parlando con i giornalisti nella palestra di Scampia - insegna valori storicamente importanti e utili per la cittadinanza. Una realtà come quella che Maddaloni ha messo in piedi, in un territorio sicuramente difficile, la partecipazione che c'è in una realtà come questa che vuole essere un'oasi nel deserto, sicuramente deve far riflettere le istituzioni. Dobbiamo aiutare tutti coloro che vogliono offrire un'alternativa al degrado, al disagio, a quel che accade in questi territori”. Secondo il ministro questo della palestra di Scampia “è uno degli esempi classici di iniziative che domani potranno entrare nel ddl sulle comunità giovanili, già licenziato dal Consiglio dei ministri e che deve ora compiere l'iter parlamentare”. Ddl che, ha precisato Meloni, sarà dotato di un fondo di cinque milioni di euro.
Pino Maddaloni, dal canto suo, ha sottolineato come ''il gioco più bello dei bambini è lo sport” e ha preannunciato di voler creare “una grande giostra, una cittadella dello sport”. La struttura dovrebbe sorgere, ha precisato il campione, nel terreno dove inizialmente doveva essere costruito lo stadio, e dove attualmente si trovano delle caserme dismesse. “Aspettiamo di poterne parlare con il ministro La Russa” ha aggiunto Maddaloni.

CAMORRA: SINDACO CASALE A IMPRENDITORI, INVESTITE QUI

“Voglio dire agli imprenditori che devono avere coraggio e venire a investire qui”: è il grido di aiuto che il sindaco di Casal di Principe Cipriano Cristiano, ha lanciato alla presenza del ministro della Gioventù Giorgia Meloni.
Dall'Università' per la Legalità e lo sviluppo, ubicata nella ex abitazione del cassiere del boss Sandokan, Gaetano Darione, confiscata nel 1999, il sindaco ha rivendicato i passi avanti compiuti dal comune balzato agli onori della cronaca per le vicende legate al clan dei Casalesi. E ha citato i giovani presenti questa sera all'evento, coinvolti in un laboratorio di servizio civile per conto della Amesci: “La camorra allunga i tentacoli sui nostri giovani, offrendo loro migliaia di euro per le attività illegali, e invece questi ragazzi che sono qui lavorano per meno di 500 euro al mese”.
“C'è ancora tantissimo da fare - ha aggiunto - ma ce la stiamo mettendo tutta e i risultati si cominciano a vedere. Ma questo deve essere solo l'inizio”. Per questo il sindaco di Casal di Principe ha chiesto aiuto allo Stato, rappresentato in questa sede dal ministro della Gioventù, affinché siano create delle opportunità, come gli sgravi fiscali alle imprese, per attirare gli investimenti in questo territorio massacrato dalla criminalità organizzata. Il ministro ha risposto spiegando che la sua iniziativa di fare un viaggio proprio nei luoghi simbolo della camorra, serve a “far capire che esiste un Casal di Principe diverso, una Scampia diversa”. “E' lo strumento migliore che abbiamo per dire che i casalesi non sono un clan, ma gli abitanti di un comune che ha problemi di criminalità organizzata e che vuole combatterla”.

18 novembre 2008

postato da: ASSiena alle ore 20/11/2008 16:52 | link | commenti
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19/11/2008

ANALISI DELLA LEGGE 133/08

ANALISI DELLA LEGGE 133/08

(Primi accenni…)

Come promesso, analizzeremo articolo per articolo i provvedimenti del governo in materia di Istruzione (giacché ancora di riforma non si parla: riformare è un processo più lungo e complicato, che speriamo venga affrontato il prima possibile), a cominciare dalla Legge 133/08, con la quale il Decreto 112/08 è stato convertito in legge. La Legge 133/08 contiene provvedimenti di materia finanziaria ed economica dal punto di vista organizzativo (e ri-organizzativo) e pertanto tocca tutti gli ambiti della società, dalla Difesa all'Interno, dalla Pubblica Amministrazione alla Sanità e alle Politiche Sociali, comprendendo anche Scuola e Università.

Il testo completo della Legge è disponibile qui: http://www.camera.it/parlam/leggi/08133l.htm

(*) Il corsivo indica i passi ripresi direttamente dal testo della legge. Ogni altra formattazione è solo per evidenziare i punti che riteniamo più importanti.

Art.11 - "Piano Casa"

Con questo articolo, il governo predispone un piano volto all'incremento del patrimonio immobiliare ad uso abitativo attraverso l'offerta di abitazioni di edilizia residenziale (comma 2), e tra i soggetti ai quali questo piano è rivolto rientrano anche gli studenti fuori sede (comma 2-d): a nostro avviso un buon inizio per aiutare chi, per studiare, è costretto a trasferirsi in un'altra città (qui a Siena sono molti i fuori sede, ad esempio) e a sottostare a padroni di casa che molto spesso approfittano dei ragazzi con affitti altissimi e spesso in nero. Un provvedimento certo ancora insufficiente, ma se verranno veramente stanziati 65 milioni di Euro (=almeno 200 case a 325.000 Euro ciascuna), come pare sia stato approvato col decreto votato in Consiglio dei Ministri, sarà un ottimo passo in avanti nei confronti degli studenti fuori sede, categoria troppo a lungo ignorata dal cosiddetto “Stato sociale”.

Art.15 - "Costo dei libri scolastici"

Lo vogliamo dire? e diciamolo: finalmente! Finalmente si mette mano all'esorbitante costo dei manuali scolastici. Con questo articolo infatti si interviene per bloccare il costo dei libri di testo, i cui prezzi per anni e anni sono lievitati senza alcun freno. Con il comma 1 viene introdotto un elemento importante –storica battaglia di Azione Studentesca fin dalla comparsa di questa possibilità– ovvero: nel rispetto della normativa vigente e fatta salva l'autonomia didattica nell'adozione dei libri di testo nelle scuole di ogni ordine e grado [...] i competenti organi individuano preferibilmente i libri di testo disponibili, in tutto o in parte, nella rete internet (comma 1). Con questa norma si cerca di introdurre una grande novità, in un'opera di ammodernamento e di risparmio (per i ragazzi e le famiglie), cominciando a scegliere la rete invece delle librerie e delle case editrici per i manuali scolastici. Questo è un grosso investimento sul futuro, dato che si stanno affermando "on the net" gli e-books, dei libri digitali che possono avere un costo ridotto (circa 9-10 euro, ben altra cosa rispetto ai 15-20 della maggior parte dei testi cartacei) o addirittura essere gratuiti. Inoltre c'è un altro progetto che si sta sviluppando al momento, ovvero Wiki-books, ideato e portato avanti dall'associazione Wikipedia Italia. Una scomessa sul futuro e sulla tecnologia dunque: un progresso a misura di studente, visto che ci farà risparmiare qualcosa. Unica nota negativa: questa norma sarebbe in vigore già da quest'anno, ma quasi nessuno se ne è accorto; possiamo chiudere un occhio su questo, ma solo se a partire dal prossimo anno il Ministro sarà intransigente. Dopodiché, nessuna scusa sarà accettabile, visto che, in questo progressivo potenziamento dei libri digitali, si deve arrivare, a decorrere dall'anno scolastico 2011-2012, ad adottare esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista (comma 2). Altri provvedimenti in materia "libri di testo scolastici" sono presenti all'Art.5 della Legge del 30 Ottobre 2008, n°169 (conversione del Decreto 137/08 o "decreto Gelmini"), di cui tratteremo in seguito.

Art.16 - "Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università"

Veniamo qui a uno dei punti più discussi tra tutti i provvedimenti della Legge 133/08. Con il comma 1 si stabilisce che nel rispetto delle leggi vigenti e dell'autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione e' adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed e' approvata con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. In molti si sono scandalizzati per questa possibilità, che a noi pare per niente sacrilega ma anzi di buon senso, in quanto "scarica" un po' di peso economico e amministrativo sugli atenei stessi, cosicché possano finalmente assumersi un po' di responsabilità visto che per anni e anni si sono avuti nient'altro che sprechi e assunzioni indiscriminate. Ah, piccola precisazione: "fondazioni di diritto privato" non significa "privatizzazione", come alcuni vorrebbero far credere. Diventare "fondazioni di diritto privato" infatti significa che le fondazioni saranno soggette (pur con le riserve che vedremo in seguito) al diritto privato, non che diventeranno soggetti – cioè enti– privati! Insomma, cambierà il modo in cui verranno considerate, ma non muterà lo status giuridico in sé.

Con i commi 2 e 3, poi, viene specificato che, qualora gli atenei decidano di divenire fondazioni (ricordiamolo: è una possibilità), a queste fondazioni verrà trasferito anche tutto il patrimonio immobiliare dell'ateneo stesso e che quindi rimarrà di proprietà dell'università in questione. Una "postilla" necessaria a precisare che le fondazioni avranno gli stessi beni che avevano le università in precedenza.

Il comma 4 è il caso di riportarlo per intero:

4-Le fondazioni universitarie sono enti non commerciali e perseguono i propri scopi secondo le modalità consentite dalla loro natura giuridica e operano nel rispetto dei principi di economicità della gestione. Non e' ammessa in ogni caso la distribuzione di utili, in qualsiasi forma. Eventuali proventi, rendite o altri utili derivanti dallo svolgimento delle attività previste dagli statuti delle fondazioni universitarie sono destinati interamente al perseguimento degli scopi delle medesime.

Succo del discorso: gli atenei-fondazioni di diritto privato non sono un modo per fare soldi, bensì per formare gli studenti.

Con il comma 6 si stabilisce che insieme alla trasformazione devono essere anche approvati lo statuto e i regolamenti di amministrazione e di contabilità, e a garanzia vi deve essere la successiva approvazione da parte del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

Importante è anche il comma 7, in cui si precisa che i regolamenti degli Atenei (anche e soprattutto quelli finanziari) dovranno essere deliberati (attenzione a questo corsivo!) fermo restando il rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario. Dello stesso tenore anche il comma 8 e il comma 9; quest'ultimo inoltre precisa che resta fermo il sistema di finanziamento pubblico; a tal fine, costituisce elemento di valutazione, a fini perequativi, l'entità dei finanziamenti privati di ciascuna fondazione. Cade quindi la fantasiosa ipotesi di chi è addirittura arrivato ad affermare che alle fondazioni lo Stato non avrebbe garantito i fondi. I commi 10, 11, 12 e 13 insistono sulla azione di vigilanza dello Stato.

Infine, uno dei commi più importanti:

14. Alle fondazioni universitarie continuano ad applicarsi tutte le disposizioni vigenti per le Università statali in quanto compatibili con il presente articolo e con la natura privatistica delle fondazioni medesime.

In sostanza, viene detto questo: cambia l'aspetto delle università, che può diventare (con molti controlli) privatistico; la sostanza rimane la stessa: università pubblica, con annessi e connessi (rappresentanza docenti, studenti e sindacati; tetto massimo delle tasse al 20% eccetera eccetera).

 

Art.64Disposizioni in materia di organizzazione scolastica”

 

Con il comma 1 viene stabilito che il rapporto docenti/alunni (attualmente in Italia vi è circa un docente ogni 11,1 alunni) deve essere incrementato di un punto (arrivando così a un rapporto 1:12; rapporto comune a molti Paesi dell’UE e inferiori ad altri: cfr. dati OCSE) entro l’anno scolastico 2011-2012, ma, come giustamente osservato dalla Commissione competente, tenendo anche conto delle necessità relative agli alunni diversamente abili. Anche su questo c’è chi ha fatto polemica: eppure alzare di un punto il rapporto alunni/docenti significa mettersi in linea con tutti gli altri Paesi dell’Unione Europea (vedi sopra): siamo noi in torto ad avere troppi docenti.

Con il comma 2 invece si decreta che, nel corso del triennio 2009-2011, si deve avere una riduzione del personale ATA (Ausiliare, Tecnico e Amministrativo) del 17%; su questo provvedimento si sono scagliate –ovviamente– le sigle sindacali, FLC-CGIL in testa (sì, proprio il “braccio armato” del Partito Democratico, guarda caso): questo però non farà che eliminare il personale superfluo, visto che l’Italia ha un ottimo record in proposito: 24% di personale ATA in più rispetto alla media europea (abbiamo più bidelli –pardon, collaboratori scolastici– che carabinieri in questo Paese) e di cui non ce ne facciamo quasi niente visto che, solo per fare un esempio, circa il 40% delle pulizie nelle scuole e nelle università è affidato ad aziende esterne, con costi esorbitanti per lo Stato e quindi per il contribuente. Costi che, di riflesso, si ripercuotono su tutti noi studenti, visto che quei preziosi danari potrebbero essere spesi in cose di cui abbiamo maggior bisogno –magari in edilizia scolastica– piuttosto che in stipendi (i quali assorbono circa l’86% dei soldi spesi per la scuola, arrivando al 96,98% famoso se si considerano altre spese correlate).

Con il comma 4 vengono stabiliti alcuni criteri che dovranno guidare il piano programmatico di interventi di cui al comma 3, volti alla riorganizzazione della scuola e della razionalizzazione delle risorse “economiche, umane e strumentali”. E’ in questo comma che si parla di:

«    a) razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso, per una maggiore flessibilità nell'impiego dei docenti;                                                                                                                 b) ridefinizione dei curricoli vigenti nei diversi ordini di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei piani di studio e dei relativi quadri orari, con particolare riferimento agli istituti tecnici e professionali;                                                                                                              c) revisione dei criteri vigenti in materia di formazione delle classi;                                            d) rimodulazione dell'attuale organizzazione didattica della scuola primaria ivi compresa la formazione professionale per il personale docente interessato ai processi di innovazione ordinamentale senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica;                                                e) revisione dei criteri e dei parametri vigenti per la determinazione della consistenza complessiva degli organici del personale docente ed ATA, finalizzata ad una razionalizzazione degli stessi;                                                                                                                                                          f) ridefinizione dell'assetto organizzativo-didattico dei centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, previsto dalla vigente normativa;                                                                               f-bis) definizione di criteri, tempi e modalità per la determinazione e l'articolazione dell'azione di ridimensionamento della rete scolastica prevedendo, nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, l'attivazione di servizi qualificati per la migliore fruizione dell'offerta formativa;      »

Per quanto ci riguarda, ben vengano questi provvedimenti, purché, come pare stia accadendo con il decreto approvato in Consiglio dei Ministri pochi giorni fa, essi siano rivolti esclusivamente all’eliminazione degli sprechi e alla introduzione prepotente della meritocrazia, anche in ambito economico, evitando quindi errori grossolani e “tagli” generalizzati.

Inoltre, per scongiurare l’ipotesi prospettata da tanti uccelli del malaugurio sinistrati, con il comma 4/f-ter viene messa in atto la salvaguardia di quelle scuole specie dei piccoli comuni e/o delle zone montane che secondo i succitati avvoltoi sarebbero chiuse, lasciando a casa bambini e ragazzi e ledendo così il diritto allo studio. Questa la norma che rende meno rigida l’opera di razionalizzazione per evitare “pasticci” ulteriori:

f-ter) nel caso di chiusura o accorpamento degli istituti scolastici aventi sede nei piccoli comuni, lo Stato, le regioni e gli enti locali possono prevedere specifiche misure finalizzate alla riduzione del disagio degli utenti.

Il comma 4-bis, poi, consente, per chi vuole, di assolvere l’obbligo di istruzione anche nei percorsi di istruzione e formazione professionale : ciò non significa minimamente che l’obbligo di istruzione da 16 anni viene ridotto a 14 anni; l’obbligo rimane a 16 anni, solo che gli ultimi due anni possono essere dedicati a imparare un mestiere, cosa a nostro modo positiva poiché limiterà il fenomeno che si è avuto in questi anni per il quale stanno scomparendo moltissimi mestieri (in primis quelli artigianali) e anche per cui, tanto per citare un esempio, non ci sono abbastanza elettricisti e idraulici. In un Paese non si può essere tutti filosofi: è vero che l’istruzione deve essere garantita a tutti, per non creare un popolo di ignoranti; è altresì vero che tutti i mestieri hanno pari dignità e che una Nazione ha bisogno di tutta la gamma di figure professionali, da quella ingiustamente considerata più “umile” a quella, spesso a torto, considerata più nobile. Inoltre, avere 16 anni e aver già più o meno imparato una professione amplierà certamente gli sbocchi professionali, facilitando l’ingresso nel mondo del lavoro; questo a nostro modesto parere, ovviamente.

 

[CONTINUA…]                          [To be end]

12/11/2008

Il ministro della Gioventù risponde in diretta per un’ora
alle domande degli spettatori di Repubblica Tv

ROMA - Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, se non fosse ministro, scenderebbe in piazza assieme al movimento studentesco. A patto - spiega - che “si manifesti contro qualcosa: contro la realtà della casta, dei privilegi e delle baronie”.

Giorgia Meloni risponde in diretta per un’ora alle domande degli spettatori di Repubblica Tv. A scrivere sono molti studenti, e nel videofoum si affronta dunque subito il tema dell’Onda, delle proteste nelle scuole e nelle università. “Io da studentessa impegnata in politica in passato sono scesa in piazza - ricorda Giorgia Meloni - anche contro governi della mia parte, ad esempio contro il ministro dell’Istruzione d’Onofrio. Ma nelle manifestazioni studentesche di questi giorni riscontro delle strane saldature tra baroni e studenti, anche perché la riforma dell’università, va detto, va incontro agli studenti e mette a freno le baronie. Nelle proteste di piazza non sono riuscita a carpire una proposta alternativa a quelle del governo. Si dice solo no e basta”.

Il governo secondo lei ha sbagliato a non ascoltare i giovani?
“No, il governo non ha sbagliato particolarmente. Certo, bisogna confrontarsi con le rappresentanze giovanili, ma ripeto, non sono riuscita a vedere una loro proposta alternativa. Dire no alla Gelmini, e chiedere di ritirare il decreto è solo uno slogan che funziona. E mi è sembrato strano - aggiunge il ministro - che dopo l’approvazione, la scorsa settimana, del decreto sull’università che prevede borse di studio ai meritevoli, fondi per le residenze e uno sblocco parziale del turn over, e che dunque va incontro agli studenti, nessuno ha detto che il provvedimento va in quella direzione”.


Cosa pensa dell’irruzione dei giovani di estrema destra nella sede Rai di Via Teulada?
“Ho seguito la vicenda di Chi l’ha visto, sono contenta che sia stato chiesto scusa, ma mi ha fatto riflettere il fatto che in quella trasmissione siano stati usati video con facce di minorenni. Sia chiaro, non giustifico quella iniziativa, ma mi chiedo se sia normale che un programma televisivo faccia quel genere di servizio. Non credo che sia di sua competenza e non mi è mai capitato di assistere ad una trasmissione che in merito a questi episodi ricercasse i volti delle persone”.

Giorgia Meloni ha 31 anni ed è il più giovane ministro della storia della Repubblica italiana ed è deputato da quando ne aveva 29. Come descritto dall’inchiesta di oggi su Repubblica, l’età media del potere in Italia è 70 anni.

Non sarebbe meglio avere un premier più giovane di Berlusconi, ad esempio Fini?
“Fini sarebbe un ottimo leader, ma il Popolo della libertà ha una leadership molto forte che è quella di Silvio Berlusconi e per ora andiamo bene così. Comunque il problema della gerontocrazia è reale, siamo un paese bloccato. Dove i giovani non hanno sbocchi. E la politica non gliene da. Il mio è un caso isolato”.

Cosa pensa della battuta di Berlusconi su Barack Obama abbronzato?
“Sarebbe stato meglio se se la fosse risparmiata. Ma sarebbero tante le cose da risparmiare nella politica italiana e non solo: con la stessa attenzione con cui torniamo su queste vicende, dovremmo occuparci delle cose che tanti quotidiani stranieri dicono di noi. La battuta di Berlusconi può essere stata vista come una gaffe, ma poi è stata esagerata per farne un caso politico. Mi pare che la risposta migliore l’abbia data Obama con una telefonata al presidente Berlusconi ripresa in tutto il mondo. Comunque il caso è stato un po’ forzato”.

Nel Consiglio dei ministri è possibile dissentire dal premier?
“Certo. Il nostro cdm non deve essere disegnato come quello di Ceausescu. Siamo un sistema democratico, c’è un Consiglio dei ministri, ci sono le forze politiche e si può dibattere di tutto”.

Cosa pensa delle classi differenziate proposte dalla Lega?

“E’ un provvedimento ancora da studiare nel dettaglio. Può essere comunque uno strumento utile per integrare i giovani stranieri, altro che razzismo o apartheid. Chi viene in Italia deve fare una scelta chiara e consapevole sulla patria in cui vuole vivere. Perché la patria è una scelta. Ma poi vi chiedo: è davvero solidarietà far entrare in Italia tutti questi immigrati per poi metterli a lavare i vetri ai semafori?”.

(11 novembre 2008)

postato da: ASSiena alle ore 12/11/2008 21:30 | link | commenti
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Tratto da: http://giorgiameloni.garbatella.it/

 

Università: dal governo apertura al dialogo e premio al merito

 

Con l’approvazione in Consiglio dei ministri, sia del decreto legge sull’università sia delle linee guida per una futura riforma, il governo mette in atto misure urgenti di razionalizzazione delle risorse e premio del merito, ma pone soprattutto le basi per una riforma dell’università efficace e il più possibile condivisa, aprendosi al dialogo”. Così il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, ha commentato i provvedimenti sull’Università adottati in Consiglio dei ministri.
“Introducendo il meccanismo del sorteggio per la formazione delle commissioni esaminatrici in caso di concorso, - ha spiegato - il governo dimostra la volontà di intraprendere una seria lotta contro i potentati e contro quei meccanismi di casta che hanno messo in ginocchio l’università italiana”. “Va nella direzione di premiare i giovani più meritevoli e di garantire il pieno diritto allo studio - ha sottolineato Meloni - lo stanziamento di 135 milioni per borse di studio destinate a 180mila studenti, di 500 milioni destinati alla ricerca di qualità e di 65milioni destinati alle residenze universitarie”.

Per il vicepresidente vicario del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, “si è dato il via a un cambiamento profondo dell’università italiana, scegliendo la via riformista della lotta alle baronie e agli sprechi e investendo maggiori risorse per la ricerca e le borse di studio ai più meritevoli”.
“Serve adesso un taglio netto agli sprechi degli atenei italiani - dice - e una riforma complessiva che tiri fuori l’università dalla palude in cui l’ha confinata negli ultimi decenni il centrosinistra”.

“Finalmente - ha commentato poi il responsabile del settore di An Giuseppe Valditara - si va verso una diversa allocazione delle risorse in senso meritocratico premiando le Università virtuose e incoraggiando l’ingresso dei giovani nella ricerca. Adesso - chiosa il parlamentare del Pdl - approviamo rapidamente questo decreto legge su cui sono certo non può non esserci un largo consenso, dopo di che è necessario avviare una ampia discussione sulle grandi riforme di struttura dell’Università italiana”.

Giovanni Donzelli, presidente nazionale di Azione Universitaria, ha giudicato invece questi “primi passi del Governo un ottimo inizio, ma ancora un po’ troppo timido. Ci aspettiamo ancora più coraggio nell’aggredire le deformazioni della casta accademica”.

04/11/2008

 

SCONTRI  PIAZZA NAVONA. DI COSA SI E' CAPACI, NEL 2008, IN NOME DEL FANTOMATICO "ANTIFASCISMO MILITANTE". I VIDEO CHE LO STESSO BLOCCO STUDENTESCO HA AVUTO CURA DI SEGNALARE A FORZE DELL'ORDINE E MASS MEDIA.

http://www.youtube.com/watch?v=E3mEujwkioA

http://www.youtube.com/watch?v=zCgwcUseZoU

http://www.youtube.com/watch?v=hFtUMqREeNY

http://www.youtube.com/watch?v=5wTeI_tatoY

http://it.youtube.com/watch?v=huKyyU3anO0