“Ai ragazzi che protestano io dico: fate delle proposte, cambiamo insieme scuola e università. Ma dico anche: non fatevi strumentalizzare”. Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, è stata a lungo leader dei giovani di An. “Ho fatto molta politica studentesca e su una cosa da sempre siamo stati tutti d’accordo, da destra a sinistra: abbiamo sempre sostenuto che qualcosa andasse fatto. Che le baronie andassero combattute, che gli sprechi dovessero essere eliminati per investire nelle strutture e nella valorizzazione del corpo docente. Ciò che oggi mi stupisce è che gli studenti scendano in piazza con quegli stessi baroni universitari da noi a lungo combattuti, e che ovviamente adesso, proprio come il Pd, cercano di mettere il cappello sulla protesta. Una manifestazione di dissenso, peraltro, da ridimensionare perché in parte rituale e ciclica. Tutti i ministri dell’Istruzione sono stati contestati”.
Dunque non c’è nessun elemento di novità nelle proteste di questi giorni, neanche nella manifestazione di ieri che è finita con il saldarsi alla piazza del Pd? “Non si tratta di un nuovo sessantotto – dice il ministro – e neanche di una protesta generazionale come certa propaganda vorrebbe farci intendere. Ci sono, piuttosto, delle parole d’ordine che sul piano comunicativo, in scuole e università, passano con grande facilità. Se circola lo slogan ‘privatizzazione’ o la parola ‘tagli’, s’innesca tra gli studenti un riflesso condizionato. I poteri consolidati, nel sindacato e tra i professori, hanno giocato con questo ritornello per difendere quegli sprechi che consentono loro di amministrare, a svantaggio degli studenti, un potere castale negli atenei. Tuttavia credo che l’equivoco non possa durare, i ragazzi sanno che i loro interessi sono divergenti da quelli delle baronie”. Forse il governo ha comunicato male? “Dobbiamo fare capire che l’obiettivo è il buon funzionamento di università e scuola. Per esempio, pochi sanno che gran parte del denaro recuperato verrà reinvestito nell’edilizia scolastica per restaurare le palestre fatiscenti, ammodernare i laboratori scientifici, comprare computer, valorizzare il corpo docente. Io sono per il dialogo – conclude – Ma i ragazzi facciano delle proposte, non si trincerino dietro un no assoluto che favorisce lo sfasciume baronale”.
Il Pd è salito in groppa alla manifestazione studentesca, legando la piazza democratica con le proteste dei giovani. Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, lo ha detto con estrema chiarezza: “Il movimento degli studenti che si oppongono alla riforma della scuola e dell’università, contenuta nel dl Gelmini, è una metafora dell’opposizione al governo Berlusconi in tutto il paese”. Un movimento, ha detto Finocchiaro, “che vede uniti intellettuali, insegnanti, presidi e rettori delle università”. Che ieri erano in piazza con il Pd e con gli studenti contro il governo e contro quei “tagli” che – ha spiegato il ministro dell’Istruzione Gelmini– colpiranno anche i molti corsi universitari inutili, creati per riempire cattedre “perpetuando un sistema clientelare”.
“E’ bizzarro che gli studenti finiscano con l’essere inclusi nella grande piazza dei professori e del centrosinistra – dice il ministro Meloni – In primo luogo perché il clientelismo che i baroni vogliono conservare è proprio l’oggetto del malessere studentesco. In secondo luogo perché il centrosinistra, quando arrivato alla prova del governo, è sempre andato nella direzione opposta a quella auspicata dai ragazzi. C’è una gran dose di ipocrisia nelle parole del Partito democratico. La protesta degli studenti gli fa gioco e permette un facile, poco fantasioso, attacco al governo.
“Purtroppo ho l’impressione che la protesta sia strumentale anche se – continua – venerdì in televisione ho sentito le interviste a molti ragazzi che alla manifestazione del Pd non sarebbero andati. Sabato l’Unità ha titolato ovviamente con l’immagine di uno studente in piazza contro il ministro Gelmini. Veltroni cerca di mettere il cappello sulla protesta, la enfatizza, la ingrossa per riempire il suo circo Massimo. Così facendo finisce persino con lo stravolgerla nei suoi fini e nella sua stessa natura rituale. Non è una grande politica lungimirante, può premiare nel brevissimo periodo. Giusto il tempo di una manifestazione di piazza. Per fortuna la questione è più complessa, spero che i giovani si dimostrino molto meno ingenui di quanto certa politica ipocrita vorrebbe”.
Cosa può dire un giovane ministro ai ragazzi che scendono in piazza?
“Dovete avere il coraggio delle vostre idee, che significa però coltivarne la libertà e l’autonomia e cioè difendere i vostri interessi e quelli delle generazioni future e non altri. Mi aspetto da questa generazione, che è migliore di come viene descritta, la forza di avanzare al governo una proposta complessa che finora è la grande assente. Dimostrino di avere le spalle larghe e una chiara missione sociale, civile e politica. Si confrontino su questo disegno e questa idea, rifiutino di essere burattini in mano a sistemi di potere agonizzanti”.
Articolo di Salvatore Merlo tratto tratto da Il Foglio
Decreto-legge 1 settembre 2008, n. 137
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 204 del 1° settembre 2008
Art. 1.
Cittadinanza e Costituzione
1. A decorrere dall'inizio dell'anno scolastico 2008/2009, oltre ad una sperimentazione nazionale, ai sensi dell'articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, sono attivate azioni di sensibilizzazione e di formazione del personale finalizzate all'acquisizione nel primo e nel secondo ciclo di istruzione delle conoscenze e delle competenze relative a «Cittadinanza e Costituzione», nell'ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale e del monte ore complessivo previsto per le stesse. Iniziative analoghe sono avviate nella scuola dell'infanzia.
2. All'attuazione del presente articolo si provvede entro i limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
Art. 2.
Valutazione del comportamento degli studenti
1. Fermo restando quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, e successive modificazioni, in materia di diritti, doveri e sistema disciplinare degli studenti nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado, in sede di scrutinio intermedio e finale viene valutato il comportamento di ogni studente durante tutto il periodo di permanenza nella sede scolastica, anche in relazione alla partecipazione alle attività ed agli interventi educativi realizzati dalle istituzioni scolastiche anche fuori della propria sede.
2. A decorrere dall'anno scolastico 2008/2009, la valutazione del comportamento e' espressa in decimi.
3. La votazione sul comportamento degli studenti, attribuita collegialmente dal consiglio di classe, concorre alla valutazione complessiva dello studente e determina, se inferiore a sei decimi, la non ammissione al successivo anno di corso o all'esame conclusivo del ciclo. Ferma l'applicazione della presente disposizione dall'inizio dell'anno scolastico di cui al comma 2, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca sono specificati i criteri per correlare la particolare e oggettiva gravità del comportamento al voto insufficiente, nonche' eventuali modalità applicative del presente articolo.
Art. 3.
Valutazione del rendimento scolastico degli studenti
1. Dall'anno scolastico 2008/2009, nella scuola primaria la valutazione periodica ed annuale degli apprendimenti degli alunni e la certificazione delle competenze da essi acquisite e' espressa in decimi ed illustrata con giudizio analitico sul livello globale di maturazione raggiunto dall'alunno.
2. Dall'anno scolastico 2008/2009, nella scuola secondaria di primo grado la valutazione periodica ed annuale degli apprendimenti degli alunni e la certificazione delle competenze da essi acquisite e' espressa in decimi.
3. Sono ammessi alla classe successiva, ovvero all'esame di Stato a conclusione del ciclo, gli studenti che hanno ottenuto un voto non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline.
4. L'articolo 13, comma 3, del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e' abrogato e all'articolo 177 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) i commi 2, 5, 6 e 7, sono abrogati;
b) al comma 3, dopo le parole: «Per la valutazione» sono inserite
le seguenti: «, espressa in decimi,»;
c) al comma 4, le parole: «giudizi analitici e la valutazione sul» sono sostituite dalle seguenti: «voti conseguiti e il»;
d) l'applicazione dei commi 1 e 8 dello stesso articolo 177 resta sospesa fino alla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 5;
e) e' altresì abrogata ogni altra disposizione incompatibile con<> la valutazione del rendimento scolastico mediante l'attribuzione di voto numerico espresso in decimi.
5. Con regolamento emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, si provvede al coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli studenti e sono stabilite eventuali ulteriori modalità applicative del presente articolo.
Art. 4.
Insegnante unico nella scuola primaria
1. Nell'ambito degli obiettivi di contenimento di cui all'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nei regolamenti di cui al relativo comma 4 e' ulteriormente previsto che le istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola.
2. Con apposita sequenza contrattuale e a valere sulle risorse di cui all'articolo 64, comma 9, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e' definito il trattamento economico dovuto per le ore di insegnamento aggiuntive rispetto all'orario d'obbligo di insegnamento stabilito dalle vigenti disposizioni contrattuali.
Art. 5.
Adozione dei libri di testo
1. Fermo restando quanto disposto dall'articolo 15 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, i competenti organi scolastici adottano libri di testo in relazione ai quali l'editore si sia impegnato a mantenere invariato il contenuto nel quinquennio, salvo le appendici di aggiornamento eventualmente necessarie da rendere separatamente disponibili. Salva la ricorrenza di specifiche e motivate esigenze, l'adozione dei libri di testo avviene con cadenza quinquennale, a valere per il successivo quinquennio. Il dirigente scolastico vigila affinche' le delibere del collegio dei docenti concernenti l'adozione dei libri di testo siano assunte nel rispetto delle disposizioni vigenti.
Art. 6.
Valore abilitante della laurea in scienze della formazione primaria
1. L'esame di laurea sostenuto a conclusione dei corsi in scienze della formazione primaria istituiti a norma dell'articolo 3, comma 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341, comprensivo della valutazione delle attività di tirocinio previste dal relativo percorso formativo, ha valore di esame di Stato e abilita all'insegnamento, rispettivamente, nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche a coloro che hanno sostenuto l'esame di laurea conclusivo dei corsi in scienze della formazione primaria nel periodo compreso tra la data di entrata in vigore della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e la data di entrata in vigore del presente decreto.
Art. 7.
Sostituzione dell'articolo 2, comma 433, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
1. Il comma 433 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e' sostituito dal seguente:
«433. Al concorso per l'accesso alle scuole di specializzazione mediche, di cui al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, e successive modificazioni, possono partecipare tutti i laureati in medicina e chirurgia. I laureati di cui al primo periodo, che superino il concorso ivi previsto, sono ammessi alle scuole di specializzazione a condizione che conseguano l'abilitazione per l'esercizio dell'attività professionale, ove non ancora posseduta, entro la data di inizio delle attività didattiche di dette scuole immediatamente successiva al concorso espletato.».
Art. 8.
Norme finali
1. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.
Il video intero della conferenza stampa tenuta dal Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi e dal Ministro per l'Istruzione, l'Università e la Ricerca Mariastella Gelmini è visionabile qui .
E' piuttosto lungo ma, che siate d'accordo o meno, ne vale le pena.
Buona visione a tutti quanti.
In alto i cuori,
AS Siena
Insomma, quelle foto dei bambini delle elementari che protestano contro la riforma Gelmini proprio non le ha digerite. Tanto che sbotta: «È un illecito».
Un illecito?
«Sì, e non voglio aggiungere altro. Guardi, fermiamoci qui. Invito solo i genitori che li hanno portati in piazza a riflettere. E magari a leggere bene il decreto. Ci vuole da parte di tutti un po’ più di responsabilità. Usare dei bambini, cotringerli a urlare slogan di cui nemmeno capiscono il significato, è una cosa orribile».
Se l’avesse fatto il centrodestra?
«Non l’abbiamo mai fatto e nemmeno saremmo stati in grado di pensarlo».
D’accordo, e se l’aveste fatto?
«Oddio, che cosa sarebbe successo. C’avrebbero detto che eravamo peggio di Pinochet, che eravamo la peggiore dittatura. Che facevamo schifo con i soliti difensori dell’infanzia democratica pronti a muovere qualunque accusa. Ma tant’è».
Ministro, intanto ci risiamo con le proteste. Anche la Gelmini s’è beccata la sua. Era necessario?
«Anzitutto voglio dire che in questi giorni sta protestando solo una minoranza».
E come fa a dirlo?
«Guardi, non è che io non ho mai fatto manifestazioni. Quest’ultima non saprei dirle ma quella precendente, quella delle cento piazza, faceva sorridere».
Sorridere?
«Senta, hanno detto che erano trecentomila. Vero?»
Vero?
«In cento piazze. Dunque erano tremila a piazza. Per le questure saranno stati un decimo, stiamo parlando di trecento a piazza. E questo è tutto. E le sembra la maggioranza? Trecento persone a città?».
So’ quattro gatti?
«Quello che è più grave è che in gioco la credibilità stessa del movimento studentesco. Di tutto il movimento studentesco. E avendone fatto parte da molti anni dico tutto ciò con grande rammarico, ovviamente».
Ma perché dice che è in pericolo la credibilità del movimento?
«Perché non ho mai visto studenti medi scendere in piazza contro il maestro unico delle elementari. Non ho mai visto protestare contro un provvedimento che non li sfiora nemmeno. Negli ultimi dieci anni gli studenti hanno chiesto di cambiare la scuola, e ora che si cambia scendono in piazza».
Potrebbero non condividere la protesta.
«Si procede a fare risparmi e il 30% di quanto sarà risparmiato sarà reinvestito. Per scuole più sicure, migliori, con più attrezzature. Quei soldi serviranno per fare nuove attività, per comprare computer. E quelli che fanno? Protestano».
Sono una minoranza?
«Solo una minoranza e quello che è più grave è che non ho sentito uno straccio di controproposta. Non ho mai visto un movimento studentesco che scende in piazza e non chiede di essere ricevuto al ministero. Un’assurdità. La regola numero uno è sempre stata quella di portare ai tavoli che contano le proprie rivendicazioni. Altrimenti sono chiacchiere e basta. Non so quante volte ho salito la scalinata di viale Trastevere per andare a dire in faccia ai ministri quello che volevamo. O agli assessorati. O a chiunque potesse incidere sulla protesta. Questi qui no».
E perché? Che proteste sono quelle di questi giorni?
«Aspetti, voglio fare ancora una considerazione. Non so se è il livello più basso mai raggiunto dal movimento ma di sicuro dopo nulla sarà come prima. Chi verrà dopo si troverà comunque lo strumento della protesta che resta attualissima. Ma rischierà di essere preso in minor considerazione».
Ripeto, allora perché?
«Perché si sta giocando sulla pelle della scuola una partita interna alla sinistra. C’è tanta Cgil nelle proteste di questi giorni. E purtroppo si vede».
Intervista del 19-10-2008 di Fabrizio dell’Orefice, tratta da www.iltempo.it
§
Il ministro della Gioventù a ‘Il Giornale’ sulle proteste contro la riforma Gelmini: ”Da ex contestatrice dico ai ragazzi: non siate pappagalli dei politici”.
Roma, 21 ott. - (Adnkronos) - “Ho l’impressione che il movimento studentesco si stia facendo trascinare dai docenti e dalle strutture di riferimento che sono, come è guisto che sia, partiti e sindacati”. Lo afferma il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, intervenendo così, in un’intervista a ‘Il Giornale’, sulle proteste studentesche contro la riforma della scuola proposta dal ministro Mariastella Gelmini. “Che le posizioni di studenti e docenti convergano, è una cosa mai capitata prima. Una contraddizione in termini -afferma ancora Meloni- visto che hanno obiettivi diversi”. “Da ex contestatrice -sottolinea ancora- dico ai ragazzi: non siate pappagalli dei politici“. “Il tentativo di strumentalizzare il movimento studentesco -continua il ministrod ella Gioventù- c’è sempre stato ma negli anni passati, la partecipazione era più ampia e si dialogava alla pari con i partiti riuscendo ad anestetizzare gli eccessi. Non a caso, i protagonisti delle proteste sono stati sempre i coordinamenti degli studenti e mai i partiti o i sidacati”. “Oggi i manifestanti -prosegue- ripetono a pappagallo quello che gli dice il partito di riferimento. Manca la parte di proposizione. Non sono d’accordo su come investire i risparmi? Ce lo dicano, non avremo problemi a discuterne. Invece non si sa neanche se hanno chiesto un incontro con il Ministro dell’Istruzione”. Per Meloni, inoltre, “far gridare slogan ai bambini è indegno e illecito” e, riguardo al corteo del 25 ottobre, aggiunge: “Vedremo se gli italiani sono col Pd. Noi nel 2006 ne mobilitammo 2 milioni”.
tratto da: www.adnokronos.it
Questi di seguito, senza interpretazione alcuna, ma "nudi e crudi", sono gli articoli che riguardano la scuola contenuti nel DL 112/08 che sta per essere convertito in legge con la Legge 133/08. Seguirà un riepilogo dei restanti provvedimenti, poi una analisi il più possibile seria, ragionata e imparziale.
Capo V
Istruzione e ricerca
Art. 15.
Costo dei libri scolastici
2. Al fine di potenziare la disponibilità e la fruibilità, a costi contenuti di testi, documenti e strumenti didattici da parte delle scuole, degli alunni e delle loro famiglie, nel termine di un triennio, a decorrere dall'anno scolastico 2008-2009, i libri di testo per le scuole del primo ciclo dell'istruzione, di cui al decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, e per gli istituti di istruzione secondaria superiore sono prodotti nelle versioni a stampa, on line scaricabile da internet, e mista. A partire dall'anno scolastico 2011-2012, il collegio dei docenti adotta esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista. Sono fatte salve le disposizioni relative all'adozione di strumenti didattici per i soggetti diversamente abili.
3. I libri di testo sviluppano i contenuti essenziali delle Indicazioni nazionali dei piani di studio e possono essere realizzati in sezioni tematiche, corrispondenti ad unità di apprendimento, di costo contenuto e suscettibili di successivi aggiornamenti e integrazioni. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, sono determinati:
a) le caratteristiche tecniche dei libri di testo nella versione a stampa, anche al fine di assicurarne il contenimento del peso;
b) le caratteristiche tecnologiche dei libri di testo nelle versioni on line e mista;
c) il prezzo dei libri di testo della scuola primaria e i tetti di spesa dell'intera dotazione libraria per ciascun anno della scuola secondaria di I e II grado, nel rispetto dei diritti patrimoniali dell'autore e dell'editore.
4. Le Università e le Istituzioni dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica, nel rispetto della propria autonomia, adottano linee di indirizzo ispirate ai principi di cui ai commi 1, 2 e 3.
Art. 16.
Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università
2. Le fondazioni universitarie subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi e nella titolarità del patrimonio dell'Università. Al fondo di dotazione delle fondazioni universitarie e' trasferita, con decreto dell'Agenzia del demanio, la proprietà dei beni immobili già in uso alle Università trasformate.
3. Gli atti di trasformazione e di trasferimento degli immobili e tutte le operazioni ad essi connesse sono esenti da imposte e tasse.
4. Le fondazioni universitarie sono enti non commerciali e perseguono i propri scopi secondo le modalità consentite dalla loro natura giuridica e operano nel rispetto dei principi di economicità della gestione. Non e' ammessa in ogni caso la distribuzione di utili, in qualsiasi forma. Eventuali proventi, rendite o altri utili derivanti dallo svolgimento delle attività previste dagli statuti delle fondazioni universitarie sono destinati interamente al perseguimento degli scopi delle medesime.
5. I trasferimenti a titolo di contributo o di liberalità a favore delle fondazioni universitarie sono esenti da tasse e imposte indirette e da diritti dovuti a qualunque altro titolo e sono interamente deducibili dal reddito del soggetto erogante. Gli onorari notarili relativi agli atti di donazione a favore delle fondazioni universitarie sono ridotti del 90 per cento.
6. Contestualmente alla delibera di trasformazione vengono adottati lo statuto e i regolamenti di amministrazione e di contabilità delle fondazioni universitarie, i quali devono essere approvati con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Lo statuto può prevedere l'ingresso nella fondazione universitaria di nuovi soggetti, pubblici o privati.
7. Le fondazioni universitarie adottano un regolamento di Ateneo per l'amministrazione, la finanza e la contabilità, anche in deroga alle norme dell'ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici, fermo restando il rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario.
8. Le fondazioni universitarie hanno autonomia gestionale, organizzativa e contabile, nel rispetto dei principi stabiliti dal presente articolo.
9. La gestione economico-finanziaria delle fondazioni universitarie assicura l'equilibrio di bilancio. Il bilancio viene redatto con periodicità annuale. Resta fermo il sistema di finanziamento pubblico; a tal fine, costituisce elemento di valutazione, a fini perequativi, l'entità dei finanziamenti privati di ciascuna fondazione.
10. La vigilanza sulle fondazioni universitarie e' esercitata dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Nei collegi dei sindaci delle fondazioni universitarie e' assicurata la presenza dei rappresentanti delle Amministrazioni vigilanti.
11.
13. Fino alla stipulazione del primo contratto collettivo di lavoro, al personale amministrativo delle fondazioni universitarie si applica il trattamento economico e giuridico vigente alla data di entrata in vigore della presente norma.
14. Alle fondazioni universitarie continuano ad applicarsi tutte le disposizioni vigenti per le Università statali in quanto compatibili con il presente articolo e con la natura privatistica delle fondazioni medesime.
Art. 17.
Progetti di ricerca di eccellenza
1. Al fine di una più efficiente allocazione delle risorse pubbliche volte al sostegno e all'incentivazione di progetti di ricerca di eccellenza ed innovativi, ed in considerazione del sostanziale esaurimento delle finalità originariamente perseguite, a fronte delle ingenti risorse pubbliche rese disponibili, a decorrere dal 1° luglio 2008
3. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze e' disposta l'attribuzione del patrimonio storico e documentale della Fondazione IRI ad una società totalitariamente controllata dallo Stato che ne curerà la conservazione. Con il medesimo decreto potrà essere altresì disposta la successione di detta società in eventuali rapporti di lavoro in essere con
4. Le risorse acquisite dalla Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia ai sensi del precedente comma sono destinate al finanziamento di programmi per la ricerca applicata finalizzati alla realizzazione, sul territorio nazionale, di progetti in settori tecnologici altamente strategici e alla creazione di una rete di infrastrutture di ricerca di alta tecnologia localizzate presso primari centri di ricerca pubblici e privati.
5.
Capo VI
Liberalizzazioni e deregolazione
Art. 18.
Reclutamento del personale delle società pubbliche
2. Le altre società a partecipazione pubblica totale o di controllo adottano, con propri provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del personale e per il conferimento degli incarichi nel rispetto dei principi, anche di derivazione comunitaria, di trasparenza, pubblicità e imparzialità.
3. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano alle società quotate su mercati regolamentati.
Capo II
Contenimento della spesa per il pubblico impiego
Art. 64.
Disposizioni in materia di organizzazione scolastica
1. Ai fini di una migliore qualificazione dei servizi scolastici e di una piena valorizzazione professionale del personale docente, a decorrere dall'anno scolastico 2009/2010, sono adottati interventi e misure volti ad incrementare, gradualmente, di un punto il rapporto alunni/docente, da realizzare comunque entro l'anno scolastico 2011/2012, per un accostamento di tale rapporto ai relativi standard europei.
2. Si procede, altresì, alla revisione dei criteri e dei parametri previsti per la definizione delle dotazioni organiche del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA), in modo da conseguire, nel triennio 2009-2011 una riduzione complessiva del 17 per cento della consistenza numerica della dotazione organica determinata per l'anno scolastico 2007/2008. Per ciascuno degli anni considerati, detto decremento non deve essere inferiore ad un terzo della riduzione complessiva da conseguire, fermo restando quanto disposto dall'articolo 2, commi 411 e 412, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
3. Per la realizzazione delle finalità previste dal presente articolo, il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita
4. Per l'attuazione del piano di cui al comma 3, con uno o più regolamenti da adottare entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto ed in modo da assicurare comunque la puntuale attuazione del piano di cui al comma
a. razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso, per una maggiore flessibilità nell'impiego dei docenti;
b. ridefinizione dei curricoli vigenti nei diversi ordini di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei piani di studio e dei relativi quadri orari, con particolare riferimento agli istituti tecnici e professionali;
c. revisione dei criteri vigenti in materia di formazione delle classi;
d. rimodulazione dell'attuale organizzazione didattica della scuola primaria;
e. revisione dei criteri e dei parametri vigenti per la determinazione della consistenza complessiva degli organici del personale docente ed ATA, finalizzata ad una razionalizzazione degli stessi;
f. ridefinizione dell'assetto organizzativo-didattico dei centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, previsto dalla vigente normativa.
5. I dirigenti del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, compresi i dirigenti scolastici, coinvolti nel processo di razionalizzazione di cui al presente articolo, ne assicurano la compiuta e puntuale realizzazione. Il mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati, verificato e valutato sulla base delle vigenti disposizioni anche contrattuali, comporta l'applicazione delle misure connesse alla responsabilità dirigenziale previste dalla predetta normativa.
6. Fermo restando il disposto di cui all'articolo 2, commi 411 e 412, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, dall'attuazione dei commi 1, 2, 3, e 4 del presente articolo, devono derivare per il bilancio dello Stato economie lorde di spesa, non inferiori a 456 milioni di euro per l'anno
7. Ferme restando le competenze istituzionali di controllo e verifica in capo al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e al Ministero dell'economia e delle finanze, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e' costituito, contestualmente all'avvio dell'azione programmatica e senza maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato, un comitato di verifica tecnico-finanziaria composto da rappresentanti del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e del Ministero dell'economia e delle finanze, con lo scopo di monitorare il processo attuativo delle disposizioni di cui al presente articolo, al fine di assicurare la compiuta realizzazione degli obiettivi finanziari ivi previsti, segnalando eventuali scostamenti per le occorrenti misure correttive. Ai componenti del Comitato non spetta alcun compenso ne' rimborso spese a qualsiasi titolo dovuto.
8. Al fine di garantire l'effettivo conseguimento degli obiettivi di risparmio di cui al comma 6, si applica la procedura prevista dall'articolo 1, comma 621, lettera b), della legge 27 dicembre 2006, n. 296.
9. Una quota parte delle economie di spesa di cui al comma 6 e' destinata, nella misura del 30 per cento, ad incrementare le risorse contrattuali stanziate per le iniziative dirette alla valorizzazione ed allo sviluppo professionale della carriera del personale della Scuola a decorrere dall'anno 2010, con riferimento ai risparmi conseguiti per ciascun anno scolastico. Gli importi corrispondenti alle indicate economie di spesa vengono iscritti in bilancio in un apposito Fondo istituito nello stato di previsione del Ministero dell'istruzione dell'università e della ricerca, a decorrere dall'anno successivo a quello dell'effettiva realizzazione dell'economia di spesa, e saranno resi disponibili in gestione con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca subordinatamente alla verifica dell'effettivo ed integrale conseguimento delle stesse rispetto ai risparmi previsti.
Art. 66.
Turn over
1. Le amministrazioni di cui al presente articolo provvedono, entro il 31 dicembre
2. All'articolo 1, comma 523, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 le parole «per gli anni 2008 e 2009» sono sostituite dalle parole «per l'anno 2008» e le parole «per ciascun anno» sono sostituite dalle parole «per il medesimo anno».
3. Per l'anno 2009 le amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 523, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 possono procedere, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 10 per cento di quella relativa alle cessazioni avvenute nell'anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere, per ciascuna amministrazione, il 10 per cento delle unità cessate nell'anno precedente.
4. All'articolo 1, comma 526, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 le parole «per gli anni 2008 e 2009» sono sostituite dalle seguenti: «per l'anno 2008».
5. Per l'anno 2009 le amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 526, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 possono procedere alla stabilizzazione di personale in possesso dei requisiti ivi richiamati nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 10 per cento di quella relativa alle cessazioni avvenute nell'anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da stabilizzare non può eccedere, per ciascuna amministrazione, il 10 per cento delle unità cessate nell'anno precedente.
7. Il comma 102 dell'articolo 3 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e' sostituito dal seguente: «Per gli anni 2010 e 2011, le amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 523 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, possono procedere, per ciascun anno, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 20 per cento di quella relativa al personale cessato nell'anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere, per ciascun anno, il 20 per cento delle unità cessate nell'anno precedente.
8. Sono abrogati i commi 103 e 104 dell'articolo 3, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
9. Per l'anno 2012, le amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 523 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, possono procedere, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 50 per cento di quella relativa al personale cessato nell'anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere il 50 per cento delle unità cessate nell'anno precedente.
10. Le assunzioni di cui ai commi 3, 5, 7 e 9 sono autorizzate secondo le modalità di cui all'articolo 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni, previa richiesta delle amministrazioni interessate, corredata da analitica dimostrazione delle cessazioni avvenute nell'anno precedente e delle conseguenti economie e dall'individuazione delle unità da assumere e dei correlati oneri, asseverata dai relativi organi di controllo.
11. I limiti di cui ai commi 3, 7 e 9 si applicano anche alle assunzioni del personale di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni. Le limitazioni di cui ai commi 3, 7 e 9 non si applicano alle assunzioni di personale appartenente alle categorie protette e a quelle connesse con la professionalizzazione delle forze armate cui si applica la specifica disciplina di settore.
12. All'articolo 1, comma 103 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, come modificato da ultimo dall'articolo 3, comma 105 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 le parole «A decorrere dall'anno 2011» sono sostituite dalle parole «A decorrere dall'anno 2013».
13. Le disposizioni di cui al comma 7 trovano applicazione, per il triennio 2009-2011 fermi restando i limiti di cui all'articolo 1, comma 105 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, nei confronti del personale delle università. Nei limiti previsti dal presente comma e' compreso, per l'anno 2009, anche il personale oggetto di procedure di stabilizzazione in possesso degli specifici requisiti previsti dalla normativa vigente. Nei confronti delle università per l'anno 2012 si applica quanto disposto dal comma 9. Le limitazioni di cui al presente comma non si applicano alle assunzioni di personale appartenente alle categorie protette. In relazione a quanto previsto dal presente comma, l'autorizzazione legislativa di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a) della legge n. 537 del 1993, concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle università, e' ridotta di 63,5 milioni di euro per l'anno 2009, di 190 milioni di euro per l'anno 2010, di 316 milioni di euro per l'anno 2011, di 417 milioni di euro per l'anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013.
14. Per il triennio 2010-2012 gli enti di ricerca possono procedere, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nei limiti di cui all'articolo 1, comma 643 di cui alla legge 27 dicembre 2006, n.
Art. 67.
Norme in materia di contrattazione integrativa e di controllo dei contratti nazionali ed integrativi
1. Le risorse determinate, per l'anno 2007, ai sensi dell'articolo 12, del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79 e successive modificazioni, sono ridotte del 10% ed un importo pari a 20 milioni di euro e' destinato al fondo di assistenza per i finanzieri di cui alla legge 20 ottobre 1960, n. 1265.
2. Per l'anno 2009, nelle more di un generale riordino della materia concernente la disciplina del trattamento economico accessorio, ai sensi dell'articolo 45 del decreto legislativo n. 165 del 2001, rivolta a definire una più stretta correlazione di tali trattamenti alle maggiori prestazioni lavorative e allo svolgimento di attività di rilevanza istituzionale che richiedono particolare impegno e responsabilità, tutte le disposizioni speciali, di cui all'allegato B, che prevedono risorse aggiuntive a favore dei fondi per il finanziamento della contrattazione integrativa delle Amministrazioni statali, sono disapplicate.
4. I commi 2 e 3, trovano applicazione nei confronti di ulteriori disposizioni speciali che prevedono risorse aggiuntive a favore dei Fondi per il finanziamento della contrattazione integrativa delle amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 189, della legge 23 dicembre 2005, n. 266.
5. Per le medesime finalità di cui al comma 1, va ridotta la consistenza dei Fondi per il finanziamento della contrattazione integrativa delle Amministrazioni di cui al comma 189 dell'articolo 1, della legge 266 del 2005. Conseguentemente il comma 189, dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005 n, 266 e' così sostituito: «189. A decorrere dall'anno
6. Le somme provenienti dalle riduzioni di spesa di cui al presente articolo sono versate annualmente dagli Enti e dalle amministrazioni dotati di autonomia finanziaria entro il mese di ottobre all'entrata del bilancio dello Stato con imputazione al capo X, capitolo 2368.
7. All'articolo 47 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 6 e' sostituito dal seguente: «6. In caso di certificazione non positiva della Corte dei Conti le parti contraenti non possono procedere alla sottoscrizione definitiva dell'ipotesi di accordo. Il Presidente dell'Aran, sentito il Comitato di settore ed il Presidente del Consiglio dei Ministri, provvede alla riapertura delle trattative ed alla sottoscrizione di una nuova ipotesi di accordo adeguando i costi contrattuali ai fini della certificazione. In seguito alla sottoscrizione della nuova ipotesi si riapre la procedura di certificazione prevista dai commi precedenti. Nel caso in cui la certificazione non positiva sia limitata a singole clausole contrattuali l'ipotesi può essere sottoscritta definitivamente ferma restando l'inefficacia delle clausole contrattuali non positivamente certificate.»;
b) il comma 7 e' sostituito dal seguente: «7. L'ipotesi di accordo e' trasmessa dall'Aran, corredata dalla prescritta relazione tecnica, al comitato di settore ed al Presidente del Consiglio dei Ministri entro 7 giorni dalla data di sottoscrizione. Il parere del Comitato di settore e del Consiglio dei Ministri si intende reso favorevolmente trascorsi quindici giorni dalla data di trasmissione della relazione tecnica da parte dell'Aran. La procedura di certificazione dei contratti collettivi deve concludersi entro quaranta giorni dalla sottoscrizione dell'ipotesi di accordo decorsi i quali i contratti sono efficaci, fermo restando che, ai fini dell'esame dell'ipotesi di accordo da parte del Consiglio dei Ministri, il predetto termine può essere sospeso una sola volta e per non più di quindici giorni, per motivate esigenze istruttorie dei comitati di settore o del Presidente del Consiglio dei Ministri. L'ARAN provvede a fornire i chiarimenti richiesti entro i successivi sette giorni. La deliberazione del Consiglio dei Ministri deve essere comunque essere adottata entro otto giorni dalla ricezione dei chiarimenti richiesti, o dalla scadenza del termine assegnato all'Aran, fatta salva l'autonomia negoziale delle parti in ordine ad un'eventuale modifica delle clausole contrattuali. In ogni caso i contratti per i quali non si sia conclusa la procedura di certificazione divengono efficaci trascorso il cinquantacinquesimo giorno dalla sottoscrizione dell'ipotesi di accordo. Resta escluso comunque dall'applicazione del presente articolo ogni onere aggiuntivo a carico del bilancio dello Stato anche nell'ipotesi in cui i comitati di settore delle amministrazioni di cui all'articolo 41, comma 3, non si esprimano entro il termine di cui al comma 3 del presente articolo;
c) dopo il comma 7 e' inserito il seguente comma: «7-bis. Tutti i termini indicati dal presente articolo si intendono riferiti a giornate lavorative.».
10.
11. Le amministrazioni hanno l'obbligo di pubblicare in modo permanente sul proprio sito web, con modalità che garantiscano la piena visibilità e accessibilità delle informazioni ai cittadini, la documentazione trasmessa annualmente all'organo di controllo in materia di contrattazione integrativa.
Capo IV
Casa e infrastrutture
Art. 11.
Piano Casa
1. Al fine di superare in maniera organica e strutturale il disagio sociale e il degrado urbano derivante dai fenomeni di alta tensione abitativa, il CIPE approva un piano nazionale di edilizia abitativa, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro per le politiche giovanili, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Il Ministero trasmette la proposta di piano alla Conferenza unificata entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
2. Il piano e' rivolto all'incremento del patrimonio immobiliare ad uso abitativo attraverso l'offerta di alloggi di edilizia residenziale, da realizzare nel rispetto dei criteri di efficienza energetica e di riduzione delle emissioni inquinanti, con il coinvolgimento di capitali pubblici e privati, destinati prioritariamente a prima casa per le seguenti categorie sociali svantaggiate nell'accesso al libero mercato degli alloggi in locazione:
a) nuclei familiari a basso reddito, anche monoparentali o monoreddito;
b) giovani coppie a basso reddito;
c) anziani in condizioni sociali o economiche svantaggiate;
d) studenti fuori sede;
e) soggetti sottoposti a procedure esecutive di rilascio;
f) altri soggetti in possesso dei requisiti di cui all'articolo 1 della legge n. 9 del 2007;
g) immigrati regolari.
3. Il Piano nazionale ha ad oggetto la realizzazione di misure di recupero del patrimonio abitativo esistente o di costruzione di nuovi alloggi ed e' articolato, sulla base di criteri oggettivi che tengano conto dell'effettivo disagio abitativo presente nelle diverse realtà territoriali, attraverso i seguenti interventi:
a) costituzione di fondi immobiliari destinati alla valorizzazione e all'incremento dell'offerta abitativa, ovvero alla promozione di strumenti finanziari immobiliari innovativi e con la partecipazione di altri soggetti pubblici o privati, articolati anche in un sistema integrato nazionale e locale, per l'acquisizione e la realizzazione di immobili per l'edilizia residenziale;
b) incremento del patrimonio abitativo di edilizia sociale con le risorse derivanti dalla alienazione di alloggi di edilizia pubblica in favore degli occupanti muniti di titolo legittimo;
c) promozione da parte di privati di interventi ai sensi della parte II, titolo III, del Capo III del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163;
d) agevolazioni, anche amministrative, in favore di cooperative edilizie costituite tra i soggetti destinatari degli interventi in esame, potendosi anche prevedere termini di durata predeterminati per la partecipazione di ciascun socio, in considerazione del carattere solo transitorio dell'esigenza abitativa;
e) realizzazione di programmi integrati di promozione di edilizia sociale e nei sistemi metropolitani ai sensi del comma 5.
5. Al fine di superare i fenomeni di disagio abitativo e di degrado urbano, concentrando gli interventi sulla effettiva consistenza dei fenomeni di disagio e di degrado nei singoli contesti, rapportati alla dimensione fisica e demografica del territorio di riferimento, attraverso la realizzazione di programmi integrati di promozione di edilizia sociale e nei sistemi metropolitani e di riqualificazione urbana, anche attraverso la risoluzione dei problemi di mobilità, promuovendo e valorizzando la partecipazione di soggetti pubblici e privati, con principale intervento finanziario privato, possono essere stipulati appositi accordi di programma, promossi dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per l'attuazione di interventi destinati a garantire la messa a disposizione di una quota di alloggi, da destinare alla locazione a canone convenzionato, stabilito secondo criteri di sostenibilità economica, e all'edilizia sovvenzionata, complessivamente non inferiore al 60% degli alloggi previsti da ciascun programma, congiuntamente alla realizzazione di interventi di rinnovo e rigenerazione urbana, caratterizzati da elevati livelli di qualità in termini di vivibilità, salubrità, sicurezza e sostenibilità ambientale ed energetica. Gli interventi sono attuati, attraverso interventi di cui alla parte II, titolo III, Capo III del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, mediante le seguenti modalità:
a) trasferimento di diritti edificatori in favore dei promotori degli interventi di incremento del patrimonio abitativo destinato alla locazione a canone agevolato, con la possibilità di prevedere come corrispettivo della cessione dei diritti edificatori in tutto o in parte la realizzazione di unità abitative di proprietà pubblica da destinare alla locazione a canone agevolato, ovvero da destinare alla alienazione in favore di categorie sociali svantaggiate, di cui al comma 2;
b) incrementi premiali di diritti edificatori finalizzati alla dotazione di servizi, spazi pubblici e di miglioramento della qualità urbana;
c) provvedimenti mirati alla riduzione del prelievo fiscale di pertinenza comunale o degli oneri di costruzione e strumenti di incentivazione del mercato della locazione;
d) costituzione di fondi immobiliari di cui al comma 3, lettera a), con la possibilità di prevedere altresì il conferimento al fondo dei canoni di locazione, al netto delle spese di gestione degli immobili.
6. Ai fini della realizzazione degli interventi di cui al presente articolo l'alloggio sociale, in quanto servizio economico generale, e' identificato, ai fini dell'esenzione dell'obbligo della notifica degli aiuti di Stato, di cui agli articoli 87 e 88 del Trattato istitutivo della Comunità Europea, come parte essenziale e integrante della più complessiva offerta di edilizia residenziale sociale, che costituisce nel suo insieme servizio abitativo finalizzato al soddisfacimento di esigenze primarie.
8. Per la migliore realizzazione dei programmi, i comuni e le province possono associarsi ai sensi di quanto previsto dal testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. I programmi integrati di cui al comma 5 sono dichiarati di interesse strategico nazionale al momento della sottoscrizione dell'accordo di cui all'accordo di cui al comma 5. Alla loro attuazione si provvede con l'applicazione dell'articolo 81 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616 e successive modificazioni ed integrazioni.
9. Per l'attuazione degli interventi previsti dal presente articolo e' istituito un Fondo nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, nel quale confluiscono le risorse finanziarie di cui all'articolo 1 comma 1154 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 nonche' di cui agli articoli 21, 21-bis e 41 del decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, convertito con modificazioni dalla legge 29 novembre 2007, n. 222. Gli eventuali provvedimenti adottati in attuazione delle disposizioni legislative citate al primo periodo del presente comma, incompatibili con il presente articolo, restano privi di effetti. A tale scopo le risorse di cui agli articoli 21, 21-bis e 41 del citato decreto-legge n. 159 del 2007, ivi comprese quelle già trasferite alla Cassa depositi e prestiti, sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere iscritte sul Fondo di cui al presente comma, negli importi corrispondenti agli effetti in termini di indebitamento netto previsti per ciascun anno in sede di iscrizione in bilancio delle risorse finanziarie di cui alle indicate autorizzazioni di spesa.
Mentre organizzo una presentazione (riportando anche la legge) sui vari provvedimenti, dando il mio punto di vista solo successivamente (senza fare quindi un calderone, ma separando realtà fattuale e opinione personale), porto alla vostra attenzione un comunicato interessante (fonte: http://www.azionestudentescapn.net/)
In merito alla cosiddetta "Riforma Gelmini-tremonti", noi di Azione Studentesca preferiremmo vedere le applicazioni pratiche del decreto prima di giudicarlo, nel bene e nel male. Capiamo lo scetticismo di parte della “classe” docente, ma riteniamo che si stia facendo degli studenti dei burattini utili solo a manifestare e scioperare, senza essere nemmeno a conoscenza della Riforma che avversano. Certi al contempo della buona fede di molti, proveremo ad analizzare in breve il decreto, nelle parti che concernono gli istituti superiori, sperando di poterlo fare più approfonditamente in futuro, soprattutto on line.
La riforma prevede un potenziamento dell’insegnamento di inglese, matematica e scienze nei licei. È importante potenziare l’insegnamento dell’inglese, sempre più lingua globale e nella quale una percentuale non trascurabile di studenti ha dei deficit, ma altrettanto importante sarebbe puntare anche sull’Italiano, una lingua che conserva una cultura letteraria lunga secoli alla quale tutto il mondo guarda con invidia, troppo spesso messa in “secondo piano”.
Negli istituti superiori, verranno inoltre diminuiti (speriamo drasticamente) gli indirizzi (a tutt’oggi, solo in Italia, ben 900), per evitare in tal modo di «confondere l’utenza senza apportare valore aggiunto».
Ci troviamo d’accordo con il Ministro pure nella sua decisione di ridurre le ore di lezione settimanali: da 36 a 32 per gli istituti tecnico-professionali, e da 33 a 30 per i licei. Puntare sulla qualità, più che sulla quantità, il Ministro ha colpito nel segno.
Sarà possibile frequentare inoltre, per coloro i quali hanno difficoltà con la lingua italiana, corsi pomeridiani. Inoltre vengono previste ore anche di mattina per studenti stranieri. Una buona idea del ministro Gelmini, ottimo strumento per favorire una vera integrazione degli studenti immigrati, purtroppo a tutt’oggi troppo poco estesa in tutta Italia.
Pertanto, non capiamo l’incredibile pioggia di critiche, insulti, manifestazioni, sceneggiate, lezioni di pedagogia (e talora di democrazia) piovute dalla sinistra e da taluni sindacati, contro il Ministro dell’Istruzione e la sua riforma (che poi di riforma vera e propria non si tratta), coinvolgendo anche i bambini delle elementari e gli studenti in generale nei loro giochi di politica e potere.
Non capiamo questo stupore soprattutto per il fatto che, andando a controllare le cifre (DL 112, art. 64, comma 6), si scopre che, la maggior parte dei numeri spaventa-famiglie che sono stati agitati, sono semplicemente falsi.
È infatti falso il fatto che il budget della scuola subirà tagli per 8 miliardi: il taglio del prossimo anno sarà infatti inferiore a 0,5 miliardi (1% del budget), i tagli netti previsti per il triennio 2009-2011 saranno invece pari a 3,6 miliardi spalmati in tre anni. Non è vero neppure che saranno licenziati 87 mila insegnanti: la riduzione del numero di cattedre avverrà limitando le nuove assunzioni, la cifra di 87 mila insegnati in meno si raggiungerà nel 2012 e include nel calcolo le riduzioni già pianificate dal Governo Prodi (circa 20 mila unità, a suo tempo giudicate insufficienti nel Quaderno bianco sulla scuola pubblicato giusto un anno fa dal precedente governo). I tagli verrano attuati per larga parte eliminando gli esuberi di insegnanti e di personale ATA (Ausiliare, Tecnico e Amministrativo): circa 87.000 insegnanti e 40.000 ATA in meno nel corso di tre anni (previsto però, nel frattempo, l’inserimento di 25.000 nuovi insegnanti -specie giovani e precari, alla faccia delle balle dei vari populisti- e 7.000 ATA, solo quest’anno): tutto questo NON licenziando alcuno, ma bloccando il turn over (ovvero il ricambio per chi va in pensione). Questo a nostro avviso, considerato anche che, sotto varie voci, spendiamo per il personale scolastico ben 41.174.698.165 euro, ovvero il 96,98% del totale, è necessario dal punto di vista della efficienza scolastica, ovvero fare meglio spendendo di meno.
Per quanto riguarda il voto in condotta, siamo d’accordo, purché non diventi un ricatto politico da parte dei professori ma sia usato nei modi più adeguati, ovvero non per minacciare chi vuole distinguersi, ma per premiare il merito.
Per concludere, non è vero che, nelle scuole elementari, sparirà il tempo pieno e tutti i bambini dovranno tornare a casa alle 12,30: l’introduzione del maestro unico, con conseguente soppressione delle ore di compresenza, libererà un numero di ore più che sufficiente ad aumentare le ore di tempo pieno eventualmente richieste dalle famiglie. Non si vede neppure su quali basi l’opposizione agiti lo spettro di una riduzione degli insegnanti di sostegno, o della chiusura delle scuole di montagna (il Ministro ha peraltro escluso tale eventualità).
La verità è che, fino a questo momento, il ministro Gelmini ha fatto pochi errori, e questo non a tutti va bene.
Siamo certi che la Riforma porterà miglioramenti al sistema scolastico Italiano, nel caso in cui non fosse così, faremo sentire ancora la nostra voce.
Riccardo Favaro
Responsabile Provinciale di Azione Studentesca Pordenone
Vice-Presidente Consulta Provinciale degli Studenti
A 16 anni si dovrebbe aver voglia di cambiare il mondo, di migliorare le cose, di lottare per cause giuste e nobili, confrontandosi e partecipando insieme a tutte le iniziative. Invece, stamattina, al Liceo Classico Enea Silvio Piccolomini, alla assemblea svoltasi in Aula Magna (parlo per quanto riguarda il liceo, dato che alle assemblee del ginnasio e del liceo della Formazione non potevo partecipare per ovvi motivi), è andato in scena un teatrino triste se non vergognoso. All’ordine del giorno: un dibattito sulla Legge 133/08 “Gelmini” e l’opportunità o meno di occupare la scuola come forma di dissenso.
Peccato però che, in totale disprezzo delle regole e dei principi democratici, non solo in questa assemblea si è tentato di dare un solo punto di vista, quello cioè dei ragazzi dell’Unione degli Studenti e degli Universitari (già questo grave vulnus), ma addirittura, quando ho preso la parola per sostenere le mie ragioni –e a giudicare dai messaggi di solidarietà e gli attestati di stima, oltre agli applausi, anche quelle di molti studenti– prima hanno spento i microfoni, quindi, sovrastando la mia voce, mi hanno interrotto più volte, senza consentirmi quindi di esprimere appieno il mio pensiero. Solo verso la fine, grazie alla moderazione di un ragazzo (sempre UDS, che ringrazio) sopraggiunto dopo la “lezioncina” di menzogne e mistificazioni sull’argomento “provvedimenti Gelmini” tenuta dai succitati elementi, sono riuscito a precisare ciò che avevano falsificato, ovvero che i famosi 87.000 docenti non saranno licenziati, perché andranno normalmente in pensione, nel corso di tre anni; che le Università non diverranno enti privati ma, se il senato accademico lo vorrà, acquisiranno lo status giuridico di fondazioni di diritto privato (quindi, ad esempio, rimarrà il tetto massimo per le tasse: gli atenei rimarranno pubblici); eccetera eccetera.
Quello che mi chiedo è se è normale, in una scuola, avere tanto disprezzo della democrazia da cercare di impedire a un ragazzo di esprimere la propria opinione, e se si può essere tanto presuntuosi da ritenere la scuola l’orticello in cui fare politica, invece che luogo in cui, con la trasmissione dei saperi e con l’educazione al rispetto reciproco, essere formati come uomini e come cittadini. Questo episodio, che a molti –ahimè!– farà sorridere come un diverbio tra cittini, non è da sottovalutare perché ha alla base una idea della partecipazione alla vita scolastica totalmente sbagliata. Impedire a una persona di parlare non è democrazia, è totalitarismo.
Inoltre, come se tutto ciò non bastasse, l’intero liceo (ovvero le classi del triennio), tranne una ventina di ragazzi, si è opposto alla proposta di occupazione/autogestione, mentre il ginnasio (le classi del biennio, quindi la minoranza), tranne pochi casi, ha votato sì: ciononostante, questa occupazione, magicamente, è stata approvata, tant’è vero che domani (ipsi dixerunt) cominceranno a girare nelle classi per decidere dell’organizzazione della protesta.
Un grave atto di intolleranza e di mancata democrazia che spero venga condannato da chiunque abbia a cuore il confronto e la cultura del dialogo, a prescindere dalle idee politiche e dal pensiero in merito alla questione.
Cordiali saluti,
Francesco Aldo Tucci, II C Liceo Classico Enea Silvio Piccolomini da Siena
Dal sito di Azione Giovani Firenze (http://www.agfirenze.it/) apprendiamo di una iniziativa verament lodevole, da ammirare e, se possibile, emulare. Chapeaux, ragazzi!
AZIONE STUDENTESCA E LE OCCUPAZIONI -RESPONSABILI- DELLE SCUOLE A FIRENZE
Da qualche giorno, a Firenze, stiamo assistendo al ridicolo teatrino messo in piedi dall'estrema sinistra studentesca che, nel disperato tentativo di riconquistare quel favore degli studenti che, con le elezioni dello scorso anno, si sono visti sfuggire di mano in favore della destra, stanno occupando una dopo l'altra le principali scuole della città. Le motivazioni? Ridicole... Si va dalla "fascistizzazione della società" all'introduzione del grembiule alle elementari. Dal maestro unico (sempre alle elementari...) all'inesistente aumento dei fondi per le scuole private, fino alla contestazione della scuola meritocratica e selettiva! Come se la meritocrazia fosse un qualcosa da combattere!
Azione Studentesca non ha certo partecipato a queste "pagliacciate" organizzate, soprattutto quando queste sono rivolte a criticare uno dei migliori ministri dell'istruzione degli ultimi decenni, Mariastella Gelmini. Esistono però scuole dove i problemi sono ben altri... Scuole dove, mentre la sinistra piange il grembiulino alle elementari, gli studenti sono costretti a svolgere le proprie lezioni in cucina o in aule con coperture ancora in amianto... E allora, via con le "occupazioni responsabili"!!!
“Da stamani, 13 ottobre 2008, Azione Studentesca, il movimento degli studenti di Azione Giovani, è attivamente impegnata nelle occupazioni delle scuole. I nostri militanti stanno già contribuendo in maniera determinante alla gestione delle proteste in atto all’ITI Leonardo da Vinci ed all’IPSAR Buontalenti”. Questo è quanto rende noto Francesco Bellotta, responsabile provinciale degli studenti di Alleanza Nazionale.
“Le occupazioni che guidiamo noi – spiega Francesco Bellotta – non sono assolutamente contro il Ministro Gelmini, ma riguardano i problemi reali delle nostre scuole. Noi non occuperemo mai contro il grembiule alle elementari o contro il maestro unico, perché sono temi che né ci riguardano, né possiamo sperare di modificare occupando qualche scuola a Firenze. Per noi lo strumento dell’occupazione è una cosa seria, da attuare soltanto dove e quando vi siano oggettivi problemi che riguardano gli studenti e non dove lo richieda la moda del momento. Proprio per questa nostra vocazione a voler rappresentare la voce unitaria degli studenti e non di una parte politica, abbiamo scelto di occupare, a differenza degli studenti di sinistra, senza ostentare simboli politici”.
Il sostegno all’iniziativa degli studenti di Azione Studentesca arriva anche dal presidente provinciale di Azione Giovani Francesco Torselli: “ho definito le occupazioni andate in scena in questi giorni a Firenze “una pagliacciata” proprio per le rivendicazioni assurde che si leggevano nei volantini distribuiti dagli occupanti. Mi è piaciuta molto invece la tipologia di occupazione portata avanti dai nostri ragazzi, senza simboli politici e finalizzata a risolvere dei problemi oggettivi presenti all’interno delle strutture scolastiche. Perché i problemi reali che toccano da vicino gli studenti non sono certo il grembiule o il maestro unico alle elementari, ma l’amianto che ancora hanno in alcuni edifici scolastici piuttosto che il fatto di svolgere lezione addirittura in cucina per l’assenza di aule!”.
Torselli spiega che: “la protesta di Azione Studentesca non è contro il Ministro Gelmini reputata, fino ad oggi, uno dei migliori ministri dell’Istruzione degli ultimi decenni ed è senza simboli politici perché gli studenti già sanno chi difende per davvero i loro interessi e chi invece vive di retorica e di demagogia. I risultati elettorali ottenuti lo scorso anno da Azione Studentesca nelle scuole ne sono la riprova”.
Azione Studentesca convoca inoltre un’assemblea di tutti gli studenti che stanno partecipando alle occupazioni delle scuole fiorentine appoggiando le nostre piattaforme di rivendicazione per Sabato 18 ottobre alle ore 16.00 presso la sede provinciale di Azione Giovani e Azione Studentesca, in via Maruffi, 3 a Firenze.
“Durante l’incontro – conclude Francesco BELLOTTA – tracceremo il bilancio della nostra protesta ed ascolteremo le intenzioni di tutti gli studenti che vorranno protestare anche nel prossimo futuro contro i problemi reali delle scuole fiorentine, rifiutandosi di fungere unicamente da numeri per le strumentalizzazioni anti-governative di certa sinistra. Con quella sinistra invece con la quale è possibile il dialogo perché non succube delle battaglie ideologiche il confronto è aperto ed a loro è esteso anche l’invito per Sabato 18 ottobre”.
LA PIATTAFORMA DI OCCUPAZIONE ALL'ITI "LEONARDO DA VINCI"
Come tutti saprete Firenze, in questi ultimi giorni, è stata teatro di diverse occupazioni di scuole da parte degli studenti.
Le motivazioni che gli occupanti hanno prodotto per giustificare il loro gesto di protesta vanno dalla critica verso una presunta “fascistizzazione della società” fino alla reintroduzione del grembiule alle scuole elementari; dalla disapprovazione del voto in condotta fino alla critica verso un aumento dei finanziamenti alle scuole private che, in realtà, l’attuale D.P.E.F. non prevede.
Io non voglio conoscere la vostra idea ed il vostro giudizio per quanto sta accadendo nelle altre scuole, né ho intenzione di sindacare sulle motivazioni delle altre occupazioni che, in ogni caso, non mi vergogno a definire demagogiche e strumentali; quello che voglio rivolgervi oggi è semplicemente un appello alla riflessione.
Mentre c’è chi protesta contro il grembiule alle scuole elementari e contro un imminente “pericolo fascista” che si paventerebbe in Italia, esiste una scuola superiore nella quale l’intero biennio è costretto a svolgere le lezioni in una struttura contenente ancora oggi, nel 2008, delle parti in amianto!
Esiste una scuola superiore a Firenze nella quale è un’impresa anche soltanto rivolgersi alla segreteria studenti in quanto questa si permette di restare aperta soltanto per 2/3 ore al giorno e di restare addirittura chiusa per tutta la giornata del lunedì!
Esiste una scuola superiore a Firenze nella quale si può entrare e circolare soltanto se schedati e monitorati come fossimo degli internati in un campo di concentramento!
Esiste, e questo forse è l’aspetto più drammatico, una sola scuola a Firenze dove gli studenti rischiano di contrarre malattie gravissime come gli esempi di TBC rilevati lo scorso anno proprio all’interno di questa scuola!
A mio modo di vedere esistono due metodi e due motivi per arrivare ad occupare una scuola: si può occupare per delle rivendicazioni demagogiche che neppure ci riguardano da vicino, o si può occupare perché stanchi dei problemi che ogni giorno incontriamo nella nostra vita di studenti.
Si può occupare sotto le insegne di un partito o sotto le bandiere figlie delle ideologie politiche, per protestare contro il Ministro di turno, solo perché della parte avversa alla nostra, oppure si può occupare senza insegne di partito, senza bandiere di questa o di quella fazione, ma in qualità di studenti, incazzati e delusi per il trattamento ricevuto dalla nostra scuola.
Non contro il grembiule alle elementari, non per un “pericolo fascista” che, siamo seri, oggi è quanto di più lontano ci possa essere nella nostra società, non contro ipotetici aumenti di fondi per le scuole private che, ad oggi, non esistono, ma per quello che ci riguarda e ci tocca da vicino!
Ecco perché in qualità di rappresentante di questa scuola all’interno della Consulta Provinciale degli Studenti, ma ancora prima in qualità di studente dell’ITI “Leonardo da Vinci” di Firenze, sono a chiedervi di occupare a tempo indeterminato la nostra scuola, avanzando le seguenti richieste ed essendo pronto ad assumermi le responsabilità del gesto:
1) Immediata verifica da parte di una società competente delle condizioni dell’edificio che ospita il Biennio. Non è possibile infatti continuare a convivere con la paura di svolgere le lezioni in una struttura nella quale è ancora presente l’amianto, materiale da costruzione ignifugo da anni ed anni ormai considerato tossico e cancerogeno.
2) Apertura minima garantita della Segreteria Studenti per almeno 4 ore al giorno. L’attuale orario di apertura della Segreteria Studenti è assurdo, per questo chiediamo che essa resti aperta, tutti i giorni, almeno per 4 ore e che abbia, come unici giorni di chiusura, gli stessi delle restanti strutture della scuola.
3) Abolizione immediata del “tesserino” di riconoscimento. Siamo studenti, non internati in un campo di concentramento. La scuola è il luogo dove passiamo la maggior parte del nostro tempo e, nella nostra concezione, essa dovrebbe addirittura diventare uno spazio aggregativo e culturale aperto anche al di fuori dell’orario di lezione. Noi studenti vogliamo vivere la scuola in maniera serena e costruttiva, non vogliamo sentirci ospiti a casa nostra e, per giunta, schedati, monitorati, spiati, come fossimo delle cavie di un esperimento.
4) Rinnovo della agibilità sanitaria da parte della ASL o di strutture sanitarie competenti. I casi di TBC verificatisi nella nostra scuola purtroppo ci hanno reso vulnerabili alla paura di contrarre altre patologie gravi e le rassicurazioni avute lo scorso anno non ci bastano più. Vogliamo che la ASL torni a verificare le condizioni igienico-sanitarie della nostra scuola, di anno in anno e, con questa scadenza, ci rinnovi la garanzia di agibilità.
Se accettate di occupare l’edificio scolastico sappiate che tale forma di protesta, che sottolineo essere volutamente e responsabilmente differente da tutte le altre andate in scena in questi giorni a Firenze, dovrà svolgersi nel rispetto di tre semplici regole:
1) Nessun danno all’edificio né all’arredo in esso contenuto. Noi non siamo vandali, né come tali vogliamo essere etichettati. Non occupiamo alla ricerca di un luogo dove dar sfogo alle nostre pulsioni più istintive. Noi occupiamo per protestare contro disfunzioni oggettive della nostra scuola, non lo facciamo né per moda, né per divertimento.
2) Nessun estraneo sarà ammesso all’interno della scuola. Durante il periodo di occupazione sarà nostro compito garantire un “servizio d’ordine” efficace a garantire sia la sicurezza degli alunni che vivranno all’interno della scuola, sia il rispetto di essa. Rispetto e senso di responsabilità che devono avere tutti gli alunni della scuola, ma che non è detto abbiano gli esterni. A tale scopo non sarà consentito l’accesso a nessun esterno alla nostra scuola durante il periodo di occupazione.
3) Nessun vessillo politico o riconducibile ad ideologie politiche sarà ammesso nella scuola, o all’esterno di essa, durante l’occupazione. Come abbiamo detto ci sono due tipi di occupazioni: quelle fatte per motivi politici e quelle fatte perché realmente sentite dagli studenti. La nostra non è una battaglia ideologica. Noi non contestiamo governi o ministri. La nostra lotta non riguarda soltanto gli studenti di destra o soltanto quelli di sinistra. Noi ci battiamo per dei diritti oggettivi, non per delle ideologie. Ecco perché qualsiasi simbolo politico, bandiera di partito o raffigurante simboli ed emblemi riconducibili ad ideologie politiche, sarà immediatamente rimossa sia dall’esterno che dall’interno della scuola.
La nostra protesta terminerà non appena autorevoli rappresentanti della gestione scolastica accetteranno di incontrarci al fine di rassicurarsi sull’avvenuta accettazione delle nostre richieste che riteniamo essere più che legittime.
LA PIATTAFORMA DI OCCUPAZIONE ALL'IPSAR "BUONTALENTI"
Come tutti saprete Firenze, in questi ultimi giorni, è stata teatro di diverse occupazioni di scuole da parte degli studenti.
Le motivazioni che gli occupanti hanno prodotto per giustificare il loro gesto di protesta vanno dalla critica verso una presunta “fascistizzazione della società” fino alla reintroduzione del grembiule alle scuole elementari; dalla disapprovazione del voto in condotta fino alla critica verso un aumento dei finanziamenti alle scuole private che, in realtà, l’attuale D.P.E.F. non prevede.
Io non voglio conoscere la vostra idea ed il vostro giudizio per quanto sta accadendo nelle altre scuole, né ho intenzione di sindacare sulle motivazioni delle altre occupazioni che, in ogni caso, non mi vergogno a definire demagogiche e strumentali; quello che voglio rivolgervi oggi è semplicemente un appello alla riflessione.
Nella nostra scuola, come saprete, da quest’anno sono stati montati alcuni prefabbricati provenienti dal “Saffi” per fare fronte all’emergenza-aule che già avevamo a più riprese denunciato negli anni scorsi. Questi prefabbricati, montati per giunta nell’ex campo da basket della scuola, ospitano noi studenti durante le ore di lezione, ma sono privi di servizi igienici!
E come se non bastasse, questa situazione paradossale non ha neppure risolto a pieno il problema della mancanza delle aule! Infatti nonostante i prefabbricati montati all’esterno della scuola, che fanno assomigliare il nostro istituto più ad un campo d’accoglienza profughi che non ad una scuola italiana, esistono ancora classi che non hanno aula! Ben due classi della nostra scuola infatti sono costrette ogni giorno a ritrovarsi itineranti per le varie zone della scuola alla ricerca di un posto dove svolgere le lezioni e, pensate, a volte queste classi sono state costrette a svolgere le proprie lezioni in cucina!
E vogliamo parlare degli orari? Già lo scorso anno i rappresentanti di istituto avevano chiesto di concordare con i docenti l’orario di entrata e di uscita da scuola e, a dire il vero, molti problemi erano stati risolti anche grazie alla disponibilità del corpo insegnante. Purtroppo esistono ancora dei giorni in cui, per alcune classi, l’orario di scuola è 8:50 – 17:00. Un orario sopportabile per gli studenti fiorentini, ma non per quei ragazzi (e nella nostra scuola sono moltissimi) che arrivano dalla provincia (valdarno, mugello…) i quali si ritrovano, dovendo fare i conti con i mezzi pubblici, ad arrivare a casa alle otto di sera!
A questo punto vi chiedo, mettendo da parte le vostre legittime simpatie politiche, se vi pare giusto occupare la scuola contro i provvedimenti del Ministro Gelmini che reintroducono il grembiule o il maestro unico alle scuole elementari o, peggio ancora, contro la “fascistizzazione della società”, espressione anacronistica e grottesca della quale non si capisce neppure il significato!
Cari studenti, esistono due metodi e due motivi per arrivare ad occupare una scuola: si può occupare per delle rivendicazioni demagogiche che neppure ci riguardano da vicino, o si può occupare perché stanchi dei problemi che ogni giorno incontriamo nella nostra vita di studenti.
Si può occupare sotto le insegne di un partito o sotto le bandiere figlie delle ideologie politiche, per protestare contro il Ministro di turno, solo perché della parte avversa alla nostra, oppure si può occupare senza insegne di partito, senza bandiere di questa o di quella fazione, ma in qualità di studenti, incazzati e delusi per il trattamento ricevuto dalla nostra scuola.
Non contro il grembiule alle elementari, non per un “pericolo fascista” che, siamo seri, oggi è quanto di più lontano ci possa essere nella nostra società, non contro ipotetici aumenti di fondi per le scuole private che, ad oggi, non esistono, ma per quello che ci riguarda e ci tocca da vicino!
Ecco perché in qualità di rappresentante di questa scuola all’interno della Consulta Provinciale degli Studenti, ma ancora prima in qualità di studente dell’IPSAR “Buontalenti” di Firenze, sono a chiedervi di occupare a tempo indeterminato la nostra scuola, avanzando le seguenti richieste ed essendo pronto ad assumermi le responsabilità del gesto:
1) Immediata sistemazione e messa a norma igienico e sanitaria delle strutture prefabbricate montante in via provvisoria nel campo da Basket della scuola e provenienti dal “Saffi”. Non è possibile pensare di fare lezione a tempo indeterminato in strutture prefabbricate montate in maniera sommaria laddove sorgeva il campo da basket della scuola, soprattutto in virtù del fatto che tali strutture sono prive di qualsiasi forma di servizio igienico!
2) Adeguamento delle strutture della scuola al numero reale di studenti. Oltre agli studenti costretti a svolgere le lezioni nei prefabbricati concessici da un’altra scuola e privi, come abbiamo già detto, perfino dei servizi igienici, esistono due classi ancora più sfortunate. Queste classi non hanno un’aula fissa, ma ogni giorno sono costrette ad andare alla ricerca di uno spazio libero nel quale fare lezione arrivando perfino, alcune volte, a svolgere le lezioni in cucina! Tutto questo è clamoroso e indegno! La scuola deve essere in grado di garantire a tutti gli studenti delle strutture adeguate e rispettose delle norme igieniche. Se l’attuale struttura non è più sufficiente ad ospitare la nostra scuola, se ne trovi una nuova o si adegui l’attuale operando dei lavori di ampliamento e ristrutturazione.
3) Revisione degli orari di lezione da concordare tra studenti e corpo docente. Già in passato gli orari delle lezioni erano stati modificati in virtù di una concertazione tra studenti e corpo insegnante e grazie alla disponibilità di alcuni professori. Ciò nonostante esistono alcune classi che si ritrovano, in determinati giorni, a dover svolgere un orario che va dalle 8:50 fino alle 17:00. Se un orario del genere può essere accettato, saltuariamente, dagli studenti fiorentini, non può essere assolutamente accettato dagli studenti che abitano in provincia. Essendo nella nostra scuola quest’ultimi in numero decisamente alto, un orario del genere obbliga questi studenti ad arrivare a casa la sera, dovendo fare i conti anche coi mezzi pubblici e con le coincidenze, alle 20:00! Questo è assurdo ed è assolutamente necessario rivedere gli orari.
Se accettate di occupare l’edificio scolastico sappiate che tale forma di protesta, che sottolineo essere volutamente e responsabilmente differente da tutte le altre andate in scena in questi giorni a Firenze, dovrà svolgersi nel rispetto di tre semplici regole:
1) Nessun danno all’edificio né all’arredo in esso contenuto. Noi non siamo vandali, né come tali vogliamo essere etichettati. Non occupiamo alla ricerca di un luogo dove dar sfogo alle nostre pulsioni più istintive. Noi occupiamo per protestare contro disfunzioni oggettive della nostra scuola, non lo facciamo né per moda, né per divertimento.
2) Nessun estraneo sarà ammesso all’interno della scuola. Durante il periodo di occupazione sarà nostro compito garantire un “servizio d’ordine” efficace a garantire sia la sicurezza degli alunni che vivranno all’interno della scuola, sia il rispetto di essa. Rispetto e senso di responsabilità che devono avere tutti gli alunni della scuola, ma che non è detto abbiano gli esterni. A tale scopo non sarà consentito l’accesso a nessun esterno alla nostra scuola durante il periodo di occupazione.
3) Nessun vessillo politico o riconducibile ad ideologie politiche sarà ammesso nella scuola, o all’esterno di essa, durante l’occupazione. Come abbiamo detto ci sono due tipi di occupazioni: quelle fatte per motivi politici e quelle fatte perché realmente sentite dagli studenti. La nostra non è una battaglia ideologica. Noi non contestiamo governi o ministri. La nostra lotta non riguarda soltanto gli studenti di destra o soltanto quelli di sinistra. Noi ci battiamo per dei diritti oggettivi, non per delle ideologie. Ecco perché qualsiasi simbolo politico, bandiera di partito o raffigurante simboli ed emblemi riconducibili ad ideologie politiche, sarà immediatamente rimossa sia dall’esterno che dall’interno della scuola.
La nostra protesta terminerà non appena autorevoli rappresentanti della gestione scolastica accetteranno di incontrarci al fine di rassicurarsi sull’avvenuta accettazione delle nostre richieste che riteniamo essere più che legittime.
"C'è chi combatte delle guerre vane e sanguinarie, e chi lotta per motivi più alti. Il valore non sta nel lottare, ma nel perchè si lotta e come si lotta."
C'è chi fa demagogia, sfruttando gli studenti per la loro politichetta da bar. E c'è invece chi lotta concretamente per gli studenti: a Roma un dossier riguardante lo stato di 150 scuole, Firenze le "Occupazioni Responsabili". E' giunta l'ora di mobilitarci anche qui a Siena. Niente cortei o manifestazioni-sceneggiata con tanto di cori da stadio. Solo fatti, questa è la nostra politica.
State in guardia...
Francesco Aldo Tucci,
"Ad maiora."
Eccoci qua. Avevamo promesso di trattare dei provvedimenti fin qui presi dal Ministro Gelmini in materia di scuola, e così faremo.
Siccome cerchiamo di essere sempre critici e obiettivi, vogliamo far cominciare la nostra analisi dai punti più contestati, più "caldi" per così dire, e da quelli sui quali abbiamo più perplessità.
Innanzitutto la questione che fa sbraiatare così tante candide anime: i "tagli alla scuola". In molti denunciano 8 miliardi di Euro in meno di stanziamenti per la scuola. 7,8 Mililardi di Euro, queste le cifre. Bene, anzi, a primo impatto, in modo unanime, male. Perchè però solo a primo impatto? Perchè se è vero che converrebbe e sarebbe auspicabile investire più soldi nell'Istruzione (attualmente spendiamo solo il 3% del PIL) questo vale però in un contesto economico ben diverso da quello attuale: l'Italia è ufficialmente in recessione economica, la crescita non supera lo 0,6%, abbiamo un deficit (l'ormai tristemente celebre "debito pubblico") enorme, ben sopra il 100%, per cui ogni anno paghiamo miliardi -miliardi- di Euro di interessi, c'è una crisi internazionale che sembra anche mettere in dubbio certi pilastri del capitalismo -il sistema produttivo che connota la nostra epoca-, ecc. Per dirla in soldoni (lo so, la faccio troppo lungo, perdonatemi), mancano i quattrini, e bisogna tagliare la spesa pubblica: i tagli sono stati fatti ovunque, non solo per la scuola (molti i professionisti delle mezze verità che hanno ignorato tutto ciò), ma per tutte le voci in lista. Questi tagli, però, non sono "indiscriminati", come vorrebbero far credere alcuni menzogneri demagoghi, ma sono attuati per quelle "sacche" enormi di sprechi. In realtà, su questi tagli le succitate <anime candide> omettono di specificare qualcosa: essi sono distribiti su tre anni in questo modo: niente tagli il primo anno (quindi quest'anno non c'è stato nemmeno un Euro di meno), piccolissimi tagli il secondo e il resto, già programmato quindi senza eccessive ripecussioni, il terzo anno. Questo significa anche che, se la situazione economica dovesse migliorare (questa pre-finanziaria è stata fatta, per fotuna vista questa crisi -di cui a breve parlerà anche Edoardo-, con una forte dosedi pessimismo per non mettere in pericolo i soldi degli italiani), i tagli verranno ridotti praticamente a ZERO. Inoltre, i tagli verrano attuati per larga parte eliminando gli esuberi di insegnanti e di personale ATA (Ausiliare, Tecnico e Amministrativo): circa 87.000 insegnanti e 40.000 ATA in meno nel corso di tre anni (previsto però, nel frattempo, l'inserimento di 25.000 nuovi insegnanti -specie giovani e precari, alla faccia delle balle dei vari populisti- e 7.000 ATA, solo quest'anno): tutto questo NON licenziando qualcuno, ma bloccando il turn over (ovvero il ricambio per chi va in pensione). Questo a nostro avviso, considerato anche che, sotto varie voci, spendiamo per il personale scolastico ben 41.174.698.165 euro, ovvero il 96,98% del totale, è necessario -e quindi il giudizio finale è non del tutto negativo- dal punto di vista della efficienza scolastica, ovvero fare meglio spendendo di meno.
Veniamo al secondo punto: il ritorno, per le elementari, al maestro unico. Fatto che ha suscitato un mare di polemiche, contestazioni, proteste, manifestazioni e urla disperate di gente altrettanto disperata. Di questo coro di dissenso vorremmo, se ci è concesso, glorificare i solisti, le stars: quelle maestre -maestrine- vestite a lutto per il decreto firmato Gelmini. Che triste spettacolo hanno dato di sè! Non una proposta, non una critica ragionata, niente: solo una squallida ostentazione di come si può raggiungere il fondo, e superarlo. Senza altro aggiungere (non vorremmo offendere una categoria verso la quale, a livello di istituzione quantomeno, abbiamo grande e sincero rispetto), ci limitiamo ad augurarci che i bambini possano trarre giovamento anche da questo (cattivo) esempio. Stessa cosa dicasi per i genitori -sciagurati senza pudore- che per protestare usano i bambini, facendo loro scandire slogan firmati FLC-CGIL. Che bassezza: fanno vergognare anche chi non è d'accordo col ritorno al maestro unico. E su questo provvedimento noi, con le dovute riserve (non vogliamo certo confonderci con tale marmaglia!), nutriamo ancora qualche dubbio.
Sarà perchè abbiamo splendidi ricordi delle elementari e del nostro corpo docente, sarà perchè abbiamo avuto veramente dei Maestri e delle Maestre, ma noi non condividiamo al 100% la linea del Ministro riguardo questo specifico punto. O meglio: a noi può andare bene questo provvedimento, ma non venite a raccontarci che è stato attuato solo per motivi pedagogici, anche se in effetti per trasmettere conoscenze elementari in italiano, matematica, scienze, storie ecc. un -buon- insegnante basta e avanza. Poichè infatti il sistema dei 3+1 insegnanti era stato introdotto solo per alimentare il clientelarismo, questo provvedimento è stato fatto più che altro per mettere un freno a questo sistema, dispendioso, ingiusto (le assunzioni indiscriminate non premiano certo il merito) e non eccessivamente produttivo. Del resto, è anche vero che la pletora di insegnanti attuale (ne è un esempio il caso di Como, con 9 insegnanti in una classe: uno per materia) è eccessiva. Comunque sia, la verità non è nemmeno nel "ritorno al maestro unico", slogan coniato ad hoc (certi perditempo sinistroidi sono degli artisti in questo) per accusare il governo di "dietrologia", visto che poi alla figura del maestro unico si affiancherà, come minimo, un insegnante di inglese (possibilmente madrelingua).
Il terzo punto, molto più breve dei primi due, riguarda il tempo pieno. E qui si è scatenato un inferno basato, udite udite, sul nulla. Infatti, tutte le polemiche che hanno preso corpo lo hanno fatto dal niente e di niente si sono voracemente nutrite, caparbie e cieche come tutte le sciocchezze. Il Ministro Gelmini non ha preso alcun provvedimento in merito, tantomeno volto a ridurre il tempo pieno, importante risorsa specie per le coppie che lavorano e che preferirebbero non doversi accollare la spesa di una baby sitter per il pomeriggio. Anzi, per la cronaca, ella ha più volte affermato che parte degli insegnanti "tagliati" con il ritorno al maestro unico verranno impiegati per incrementare lo stesso. Quando si dice balterare di aria fritta.
Altro provvedimento per cui molti hanno gridato (ma dire ciò che si pensa in modo garbato, serio e costruttivo no?) è quello sul ritorno alla valenza, ai fini del passare o meno l'anno scolastico, del voto in condotta. Intanto, non è un ritorno dato che esso c'è già da tempo e, in toria, vale per la bocciatura (sì, nonostante lo Statuto; se volete sapere perché chiedetelo alla sinistra). La differenza sta nel fatto che esso diventerà un voto come gli altri: si sarà sotto con il 5, non con il 7 come era prima. Sul principio siamo perfettamente d'accordo, ma nella pratica abbiamo qualche riserva, non solo perché -come già detto- viola una norma dello Statuto degli Studenti e delle Studentesse, su cui però le associazioni studentesche si potrebbero confrontare col Ministro per un'intesa e un compromesso, ma piuttosto perché, da studenti, temiamo, forse vanamente ma non troppo, che esso possa essere usato come "ricatto" da parte dei professori, specie -siamo nella ros(s)a Siena, ricordate? Qui il 90% dei prof è di sinistra, e molti sono anche ex(?)-sessantottini...- nei confonti di chi si impegna politicamente nelle assemblee, nei consigli di classe e di Istituto lottando per gli studenti. Non volendo puntare troppo il dito (altrimenti sembrerebbe che siamo dalla parte di chi pensa che il professore è un alieno venuto sulla Terra per torturarci, quando invece 90 volte su 100 è solo un povero cristo che per uno stipendio da fame -a proposito: in materia il motto della Gelmini è "pagarne di meno per pagarli di più", e ci auguriamo sia così- cerca di trasmettere conoscenza, sapere e valori ai ragazzi) contro gli insegnanti, ci limitiamo ad aspettare la forma definitiva di questo provvedimento, visto che in materia è intervenuto anche il Ministro Meloni (http://giorgiameloni.garbatella.it/2008/09/scuola-meloni-contraria-al-voto-in-condotta-che-penalizzi-idee/), di cui condividiamo la posizione. Ma a chi afferma che il bullismo non si combatte così, noi rispondiamo che invece si combatte anche così; il governo è in carica da pochi mesi, troppo pochi per adottare rimedi definitivi contro un problema di natura sociale e culturale quale appunto è, ahinoi, il bullismo. Superfluo specificare che aspettiamo altre misure che penetrino più a fondo il problema fino a risolverlo definitivamente.
Ovviamente ci sono anche altri provvedimenti: nei licei classici, ad esempio, sarà potenziato lo studio della matematica e delle scienze e si studierà inglese tutti gli anni e in tutte le "sezioni". Oppure, il piano di scolarizzazione per i bambini rom: istruirli, oggi, servirebbe a dare loro gli strumenti per integrarsi meglio e, un domani, trovare un lavoro (sottraendoli così sia da piccoli che da grandi alla criminalità che danneggia noi ma anche loro stessi). O ancora, l'eliminazione dei "duplicati", ovvero di quegli Istituti che, pur presentando uguale offerta formativa (ovvero l'insieme delle materie insegnate, per capirci), hanno un nome diverso: l'unico effetto è quello di confondere un/a ragazzino/a di 13 anni che deve decidere sul suo futuro scegliendo quale scuola frequentare.
Altri provvedimenti importanti e che abbiamo particolarmente apprezzato sono stati l'avere imposto alle case editrici, a partire dal prossimo anno, di non aumentare il prezzo dei libri di testo per almeno cinque anni e di avere avuto più serietà nel fissare e far rispettare i "tetti" massimi di spesa, e di avere ricondotto l'attenzione sull'importanza dell'insegnamento dell'educazione civica (già prevista, è vero, ma solo in rarissimi casi insegnata).
C'è dell'altro, ma poichè molte cose, essendo in fieri, ancora non sono del tutto chiare, per ora ci fermiamo qui.
CONCLUSIONI
Il giudizio complessivo sul Ministro è quindi questo: bene nelle piccole cose, un po' di incertezza forse sulle grandi questioni che richiedono fermezza, coraggio, intelligenza e che non possono ammettere errori. Del resto, però, ella è soggetta ad attacchi continui da parte di gente che, non avendo ancora capito che la scuola va riformata quasi in toto, preferisce sbraitare e molto spesso a vanvera.
La scuola italiana, ripeto, è pressochè tutta da riformare, medie e superiori -e università- andrebbero rifondate e ripensate dal principio, tanto è grave lo stato in cui versano. Per questo, Ministro, non sono tollerati errori, neanche piccoli e apparentemente insignificanti: l'obiettivo deve essere una istruzione di eccellenza, non l'ultima ma la prima d'Europa; il sistema scuola deve diventare un cosmo: ordinato, efficiente e regolato da norme precise dettate da principi quali la solidarietà, la meritocrazia, l'eccellenza, l'efficienza; gli studenti dovranno essere il centro di ogni singola azione: il nostro sogno è una scuola a esatta misura dell'alunno, una scuola che dia ragazzi preparati in modo tale da competere a livello europeo e internazionale, che dia cittadini consapevoli dei propri diritti e doveri e che sappiano come espletare gli uni e gli altri, una scuola che sia una fornace di poeti, artisti, operai, letterati, meccanici, idraulici, commercialisti, impiegati, ragionieri, architetti, amministratori, cantanti, insegnanti, imprenditori, commercianti, scienziati, matematici e chi più ne ha più ne metta, tutti accomunati però dall'esser saldi -perchè ben formati- sul proprio terreno e consapevoli della loro unicità e della loro importanza, consci del fatto che facendo ciò che fanno nel migliore dei modi, mettendosi sempre in gioco e non arrendendosi mai, ma anzi continuando a imparare migliorando sempre più, essi contribuiscono a far andare avanti questo nostro Paese, a portare sempre più in alto la nostra ITALIA.
Ecco l'intervento del ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, all'ottava conferenza dei ministri delle politiche giovanili del Consiglio d'Europa, a Kiev:
"Sono contenta di partecipare a questo panel sull`inclusione sociale dei giovani perche` sin da quando ho ricevuto l`incarico di Ministro della Gioventu` italiana ho focalizzato l`attenzione proprio su questo aspetto. Sono infatti convinta che le parole `cittadinanza` e `comunita` siano parole destinate a stare insieme, a dipendere l`una dall`altra. La cittadinanza non ha senso da sola: occorre essere cittadini di qualcosa, di una comunita`. E non sono comunita` degne di questo nome quelle che non riescono a creare nei propri componenti un forte sentimento di appartenenza.
L`occasione offerta ai giovani e ai rappresentanti del Consiglio d`Europa di parlare di diritti sociali, accesso al mondo del lavoro e opportunita`, rappresenta una piattaforma sulla quale costruire una politica europea che parta `dal basso`, che ascolti le esigenze dei giovani e che non rappresenti soltanto le indicazioni dirigiste e paternaliste di un organismo sovranazionale.
Cosa vogliono i giovani? Quali sono i loro sogni, le loro aspirazioni, le loro ambizioni nel mondo del lavoro? Partiamo da una constatazione: non esiste in Europa una politica comune che garantisca le medesime opportunita` ai giovani che cercano di entrare nel mercato del lavoro e, soprattutto, non esiste una linea di condotta, una strategia comune. Parlare di lavoro significa parlare di educazione e di formazione, sia essa formale che informale.
1.Non e` possibile pensare una strategia comune senza preoccuparsi prima di garantire, in ambito formale, un riconoscimento `europeo` dei titoli di studio secondo parametri qualitativi uguali per tutti e che rispondano alle nuove esigenze del mercato del lavoro e ai mutamenti sociali e culturali che attraversano l`Europa.
2.Allo stesso tempo l`Europa deve aprirsi, favorendo principalmente l`accesso ai nuovi Paesi della comunita`, con una grande attenzione all`inclusione dei soggetti svantaggiati ed esclusi, alle esperienze di educazione non-formale espressione del variegato e ricchissimo mondo dell`associazionismo e del volontariato giovanile, ampliando la `mission` del servizio volontario europeo e delle altre esperienze similari all`ambito dell`impegno giovanile nei beni culturali, nella tutela dell`ambiente e del paesaggio e in tutti quei settori che vedono milioni di ragazzi impegnati quotidianamente a rendersi utili e ad imparare `lavorando`: tutto cio` e` possibile solo attraverso un maggior impegno economico e organizzativo dell`Europa per sostenere le esperienze nei singoli paesi e lo `scambio` di queste esperienze, attraverso un `portale della mobilita` che le raccolga, le `metta in rete` e offra ai giovani la possibilita`di acquisire competenze, essere utile al proprio Paese, scambiare con gli altri Paesi queste competenze.
Lavoro e`, pero`, anche offrire a questi ragazzi l`opportunita` di avere con maggiore facilita` accesso al credito: solo cosi` potranno sviluppare attivita` imprenditoriali autonome senza essere strangolati dal sistema bancario e garantire il diritto ad una casa, strumento principale per consentire loro di costruire una famiglia e un futuro.
Proprio la famiglia e il suo ruolo nella futura societa` europea e` la scommessa, a mio giudizio, piu` importante per i giovani e per chi si occupa di giovani a questo livello: l`Europa non fa piu` figli e gli indici di natalita` ci dicono che questo Continente è destinato a scomparire e con esso l`immenso patrimonio di identità e culture che rappresentano la vera forza di una comunità europea chiamata a giocare un ruolo in un momento di grande crisi mondiale che dimostra il fallimento della globalizzazione come fenomeno economico planetario.
Una Europa forte è una Europa che pensa al proprio avvenire, che aiuta i propri giovani a pensare di costruire con le proprie forze un futuro lavorativo, a costruire una famiglia e farla vivere dignitosamente.
Saremo capaci noi politici di ascoltare sempre i giovani e raccogliere le loro proposte? Saremo capaci di uscire dalle nostre stanze per andare in mezzo ai giovani e parlare il loro linguaggio? Questa è la grande sfida della partecipazione giovanile: il primo obiettivo dovra` essere quello di consentire ai giovani di avere un ruolo effettivo in tutti gli organismi nei quali si prendono decisioni importanti per definire insieme il futuro della nuova Europa".