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"Per l'avvento della giovinezza al potere, contro lo spirito parlamentare, burocratico, accademico" [F. T. Marinetti] Il nostro obiettivo, come movimento studentesco, è innanzitutto difendere i diritti degli studenti e combattere per migliorare la scuola e l'istruzione nella nostra città e nel nostro Paese. Ma Azione Studentesca significa anche cultura, musica alternativa, metapolitica, avanguardia e tanto altro. Il nostro impegno? Eccolo: noi giovani siamo il futuro, e vogliamo essere all'altezza di questa sfida. TE LA SENTI DI OSARE? CONTATTACI! 331-7086762 (Francesco Aldo) as_siena@hotmail.it

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29/08/2008

QUALE CASERMA PER I POMPIERI DI SIENA?

Circa sei anni or sono, quando ancora frequentavo la classe I media, ricordo che fui condotto per una breve visita al comando dei Vigili del Fuoco di Siena situato in via Cavour. Ci furono mostrati i punti nevralgici della caserma e ci fu illustrato il comportamento che sono soliti tenere i pompieri in caso di chiamate di emergenza, precisando, tuttavia, che ben presto sarebbe stato inaugurato il nuovo comando, spiegando il perchè dell'inutilizzo di vaste aree, ormai obsolete e addirittura pericolose e quindi sgomberate, e sottolineando le quotidiane difficoltà di uscita degli automezzi nella trafficatissima via Cavour. Bene, questo apparentemente insignificante aneddoto personale, mi è tornato prepotentemente in mente quando ho appreso della decisione dell'On. Franco Ceccuzzi, colui che dal 2006 è chiamato a rappresentare Siena alla Camera dei Deputati, di interrogare il MInistro per le Infrastrutture e i Trasporti sullo stato in cui versa l'edificata-edificanda nuova caserma dei pompieri di Siena, ridotta ad una condizione di imbarazzante fatiscenza degna di certe costruzioni imperanti nel Mezzogiorno d'Italia. L'edificio, infatti, non solo è stato quasi del tutto costruito, ma è stato anche solennemente inaugurato dalle autorità locali, tuttavia, inspiegabilmente, i lavori non sono stati completati ed è stato bloccato il trasferimento dei pompieri; non è finita qui, last but non least, nel frattempo parte degli impianti elettrici non sono più a norma di legge, con uno spreco conseguente di denaro pubblico nel farli una prima e una seconda volta. Chissà cosa farà il buon Ceccuzzi: si scaglierà forse contro il lassismo delle amministrazioni locali? Non crediamo proprio, più probabilmente se la prenderà con il governo, con una tattica già pervicacemente utilizzata nel difendere i ritardi della Siena-Grosseto. E Cenni? E Ceccherini? Silenzio. Meglio non dire che una città che vuole rilanciare il suo prestigio con un mega-aeroporto (sto parafrasando il Ceccherini-pensiero di qualche mese fa) non ha nemmeno una caserma all'altezza del suo comando di VV FF. Oppure ne ha due, ma entrambe indecorose. Questione di punti di vista

Edoardo Conticini A.S. Siena

postato da: ASSiena alle ore 29/08/2008 22:06 | link | commenti (3)
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28/08/2008

"Hugo Pratt era un criptofascista?!?"

La storia come nessuno la racconta...

(Tratto da: http://www.caffenero.ilcannocchiale.it/)

 


 Hugo Pratt non aveva dovuto tacere fino all’ultimo, ma quasi.

Non si era mai vergognato di essere passato attraverso la Decima MAS e la polizia tedesca dello S.D.

Solo che, dopo, aveva confuso le piste alla maniera del suo Corto Maltese, che si definisce un “gentiluomo di ventura”, cioè un pirata, un rinnegato, ma è stato lo stesso adottato come un’icona dalla sinistra intellettuale. Che è rimasta molto delusa quando “Il Giornale” ha pubblicato una dedica di Pratt a un suo editore francese. Con la sua calligrafia inconfondibile scriveva : “De votre fasciste Hugo Pratt”. Non era del 1944 ma del 1988

   

Del resto, il dubbio che Pratt fosse un " criptofascista" attanagliava il culturame gauchista italiano e d'oltralpe. Il dubbio era anche avvalorato dalla presenza importante, in uno dei suoi "romanzi disegnati" migliori "Corte sconta detta Arcana"  di un personaggio di culto per la destra radicale, ossia il barone Roman Von.

Oppure per l'interesse di Pratt verso la il folklore celtico e l'.I.R.A. , cui dedicò un ciclo narrativo dall'evocativo titolo  : "Le celtiche".

Di un collocazione destrorsa del padre da conferma la figlia Silvina Pratt che disse : «Nessuno dei suoi figli l’ha chiamato “papà”. Ci ho provato verso i quattro o cinque anni. Lui non dice niente, ma si volta di scatto, come se avesse preso la scossa. Per un “figlio della lupa”, nipote del fondatore del movimento fascista a Venezia, probabilmente è meglio diventare un “duro” il più presto possibile. Figlio unico, Hugo nutriva una grandissima ammirazione per gli uomini di famiglia. Soldato adolescente, partito per la guerra in Africa, ha visto suo padre Rolando, fascista, imprigionato e poi, malato, morire in un campo di prigionia sotto il sole d’Africa». Silvina racconta anche di sua nonna Lina, la mamma di Conservava tanti ricordi della “sua” A
frica, della “sua” Italia. Sopra il letto era possibile ammirare la foto in bianco e nero di suo marito in uniforme…».

Del resto, anche il piccolo Hugo, arruolato dal padre nella polizia coloniale a soli quattordici anni, subirà il fascino di quelle divise. «Sono stati i soldati - spiega Silvina - a conferirgli la sua forma mentis. Gli anni trascorsi in un accampamento miserabile e sporco. Verso le sette di pomeriggio squillavano le trombe africane, mentre i colori della bandiera francese calavano dall’asta. Hugo aveva voglia di piangere. Al posto del blu, avrebbe voluto vedere il verde». Per la guerra, comunque, nessuna nostalgia: «Ha distrutto la mia famiglia - ha raccontato lo stesso Pratt - come potrei amarla? Ho visto il dolore di mia madre, ho perso amici, come Sandro Gerardi, che si erano messi con i fascisti e sono stati uccisi dai partigiani. La guerra mi ha fatto maturare, comprendere cosa c’è dietro la politica e le ideologie, l’assurdità dei nazionalismi e dell’imperialismo».

E' molto interessante al riguardo, tutta la serie degli "Scorpioni del Deserto", ma in modo particolare il racconto " Piccolo chalet " , titolo tratto da una canzone in voga nel ventennio, nel quale l'autore tratteggia un "tipo" di fascista , il tenente Stella , volontario nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, ma ormai disilluso. Primo caso di fascista non caricaturato, in un periodo, gli anni '70, nel quale il fascismo era un  tabù assoluto quindi era "tabù" anche tratteggiare un personaggio di fascista bello (Nota: nei fumetti i "buoni" sono in genere belli e i "cattivi" brutti ), intelligente e simpatico. Un fascista "positivo" in pieni '70.

Ma leggiamo al proposito  Pratt stesso : Con la fine delle ostilità, «finalmente arrivò la pace -ha ricordato in seguito Pratt con feroce ironia- e con la nuova generazione arrivò l’obbligatorio impegno per l’impegno. La parola avventura fu messa al bando. Non è mai stata ben vista, né dalla cultura cattolica, né da quella socialista. È un elemento perturbatore della famiglia e del lavoro, porta scompiglio e disordine. L’uomo di avventure, come Corto, è apolide e individualista, non ha il senso del collettivo. Bisognava rispolverare Marx ed Engels, autori che mi annoiarono immediatamente. Venni subito accusato di infantilismo, di fascismo e di edonismo, ma soprattutto di essere evasivo, inutile come quegli scrittori che mi piacevano e che avrei dovuto dimenticare. Non ci riuscii e mi accorsi che c’erano parecchi altri che leggevano i narratori contestati. Alla fine ci riconoscemmo come una elite desiderosa di essere inutile».

Non è quindi un caso  quell’etichetta di fascista gli era rimasta appiccicata. Non che se ne facesse un cruccio. «Hugo mi diceva - riferisce Silvina - che i fascisti a quell’epoca, prima di Hitler, erano diversi». Rientrato in Italia, aveva aderito alla Rsi. E, ragazzetto, aveva assistito all’epopea della Decima Mas - dove pure aveva pensato di andare per “avventura” nel battaglione Lupo.
 

Su Pif, popolare settimanale francese di fumetti, pubblica ventuno storie brevi di Corto Maltese ma la collaborazione si interrompe bruscamente nel 1973, perché - lo racconta anche Silvina - «le tendenze libertarie di Corto non collimano con le direttive che orientano la rivista verso un’obbedienza di stampo comunista». Hugo preferisce lasciare e accettare le proposte della concorrenza: Casterman, l’editore di Hergé e del settimanale Tintin.



Poi è arcinoto, che l'editore di "Tex" , Sergio Bonelli  allineato a sinistra seguendo la corrente, gli chiedesse nei "favolosi '70"  un albo per la serie "Un uomo un avventura" che fosse "anti-imperialista". Il massimo che  Pratt riuscì a fare, dopo molte tergiversazioni fu un albo dedicato ai "Cancageiros", sorta di guerriglieri legittimisti legati all'ultimo Imperatore del Brasile Dom Pedro de Braganca esautorato da un colpo di stato, messo in tatto dalla borghesia brasiliana, ampiamente anticlericale e massonica. I "cancageiros" furono per certi versi simili ai briganti filoborbonici "legittimisti" o ai "sanfedisti" .

Come dimenticare poi il tenente di vascello  della Kriegsmarine Slutter, che nel romanzo "La ballata del mare salato" è raffigurato come un idealista, contrapposto ai cinici ufficiali inglesi. Peraltro in tutta la produzione di Pratt si coglie una nota anti inglese.  

E posto che il padre di Hugo, fervente fascista, morì in un campo di concentramento inglese, non c'è nulla di cui stupirsi.

Post scritto da Pike (che ringraziamo) su: http://www.caffenero.ilcannocchiale.it/

 

 

 

postato da: ASSiena alle ore 28/08/2008 23:45 | link | commenti (2)
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SIENA - Una banda di scellerati ha imbrattato i muri del centro di Siena.
Scritte piuttosto evidenti, nere o rosse o, addirittura in un particolare arancio fosforescente. Un vero orrore. Indipendentemente dal testo del messaggio.

Dalle scale mobili fino a piazza San Francesco poi, trascurando via dei Rossi, lungo via delle Vergini e fino a piazza Provenzano. Due simboli campeggiano: la falce e il martello e la "A" della corrente anarchica.
"Lotta dura" è la frase che si legge ancora sotto la vernice rossa che è stata utilizzata per coprire grossolanamente la scritta. Una copertura, si spera, solo provvisoria visto la cattiva riuscita della "toppa". Altre scritte rusultano ormai quasi illegibili, cancellate prontamente con pittura di vario colore.
Lungo la strada percorsa dai writers poco artistici - e poco originali - offese alle istituzioni e  stelle delle Br lasciate qua e là alla rinfusa, senza alcuna considerazione per palazzi e antichi mattoni.
Insomma, un vero raid ai danni della città, che nulla ha portato di nuovo nel dibattito politico che infiamma l'Italia ma che ha acceso le polemiche a livello locale.
Oltre a condannare l'atto vandalico si polemizza anche sul contenuto delle scritte, come se, imbrattare i muri fosse più o meno opportuno, a seconda di quello che si scrive.
"Scritte inneggianti alle BR, gruppo terroristico responsabile di svariate morti, e al “dominio” comunista su Siena hanno imbrattato palazzi della zona tra via dei Rossi e San Francesco, causando danni difficilmente riparabili - scrive Francesco Aldo Tucci, presidente dell'Associazione Siena Studentesca - Purtroppo non è la prima volta che viene commesso uno scempio di questo genere: evidentemente ci sono cretini estremisti che credono di essere i padroni della città e pertanto si permettono gesti del genere. Il nostro auspicio è che le autorità condannino duramente questo fatto, poiché deturpare palazzi che fanno parte del patrimonio storico e architettonico della nostra città per di più rifacendosi a un gruppo di terroristi e omicidi non è ammissibile.

Se questi delinquenti imbratta-muri hanno delle idee che le portino pure avanti, ma in modo civile e democratico, senza ledere la proprietà altrui e soprattutto senza mancare di rispetto a chi per mano delle BR è morto. Atti del genere non devono essere tollerati in una società civile, e ci auguriamo che le forze dell'ordine (a dire il vero pressochè impeccabili nel senese) vigilino affinchè non risuccedano episodi del genere".

Z.R.

 

Questo è l'articolo apparso oggi su "Il CittadinoOggi", giornale online (http://ilcittadinooggi.it/): apparte un piccolo fraintendimento -certo non intendevamo dire che le scritte sono gravi per ciò che significano: lo sono a prescindere ma inneggiare a dei terroristi è per noi un'aggravante- direi che è andata alla grande, no?

Francesco Aldo Tucci, Presidente "Siena Studentesca"


 

postato da: ASSiena alle ore 28/08/2008 12:12 | link | commenti
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26/08/2008

SEMPRE I SOLITI COMUNISTI

Questo è il comunicato che ho scritto in seguito alla notizia di oggi apparsa sulla prima pagina del Corriere di Siena: delle scritte (come "antifa" con tanto di falce e martello, "siena rossa" e la stella a cinque punte inneggiante alle BR) sono comparse ad imbrattare le vie della Giraffa, opera -non nuova- di qualche stupido estremista che si crede invulnerabile dietro l'ideologia comunista. 

 

COMUNICATO STAMPA

 

È con profonda indignazione che accogliamo la notizia apparsa sul Corriere di Siena di oggi.

Scritte inneggianti alle BR, gruppo terroristico responsabile di svariate morti, e al “dominio” comunista su Siena hanno imbrattato palazzi della zona tra via dei Rossi e San Francesco, causando danni difficilmente riparabili. Purtroppo non è la prima volta che viene commesso uno scempio di questo genere: evidentemente ci sono cretini estremisti che credono di essere i padroni della città e pertanto si permettono gesti del genere. Il nostro auspicio è che le autorità condannino duramente questo fatto, poiché deturpare palazzi che fanno parte del patrimonio storico e architettonico della nostra città per di più rifacendosi a un gruppo di terroristi e omicidi non è ammissibile.

Se questi delinquenti imbratta-muri hanno delle idee che le portino pure avanti, ma in modo civile e democratico, senza ledere la proprietà altrui e soprattutto senza mancare di rispetto a chi per mano delle BR è morto. Atti del genere non devono essere tollerati in una società civile, e ci auguriamo che le forze dell'ordine (a dire il vero pressochè impeccabili nel senese) vigilino affinchè non risuccedano episodi del genere.

Francesco Aldo Tucci, Presidente Associazione Siena Studentesca

postato da: ASSiena alle ore 26/08/2008 23:29 | link | commenti
categorie: comunisti, i soliti comunisti, la solita sinistra

Si chiudono le Olimpiadi, viene arrestato un vescovo: si tratta di Monsignor Julius Jia Zhiguo della diocesi di Zhengding (Hebei)

PECHINO, lunedì, 25 agosto, 2008 (ZENIT.org).- Nel giorno della chiusura delle Olimpiadi, monsignor Julius Jia Zhiguo, Vescovo di Zhengding (Hebei), è stato portato via dalla polizia in un luogo sconosciuto, secondo quanto hanno fatto sapere diversi organi di stampa.

Il Vescovo si trovava da mesi agli arresti domiciliari, informano l’agenzia AsiaNews, organo informatio del Pontificio Istituto per le Missioni Estere, e la Cardinal Kung Foundation.

AsiaNews riferisce inoltre che “il Vescovo ha celebrato la messa domenicale, alla presenza di alcuni fedeli nella cattedrale di Wuqiu. Alle 10 di mattina, 4 poliziotti sono entrati nella chiesa e lo hanno trascinato via senza dire nulla. I fedeli non sanno nulla del luogo in cui si trova né dei motivi di questo arresto”.

Secondo quest’agenzia, “durante il periodo delle Olimpiadi il governo aveva costretto agli arresti domiciliari molti Vescovi e sacerdoti della Chiesa sotterranea”, alla quale aderiscono tutti i fedeli che, non accettando il controllo da parte dell’Associazione patriottica, organo del Partito comunista, praticano la fede in strutture non registrate e quindi non ufficiali, rischiando di essere puniti per azioni “illegali” e “di disturbo dell’ordine pubblico”.

“Lo stesso monsignor Jia era vigilato 24 ore su 24 – ricorda AsiaNews –. La polizia aveva perfino costruito una baracca davanti alla casa del Vescovo per facilitare la guardia giorno e notte, con turni di veglia e di sonno”.

“La pubblica sicurezza aveva proibito ogni raduno dei cristiani durante il periodo delle Olimpiadi, per evitare tensioni e problemi di immagine alla Cina – si legge poi –. Ma un migliaio di fedeli della diocesi di Zhengding, sfidando il divieto, si sono radunati il giorno dell’Assunta nella cattedrale”.

“La polizia, per evitare conflitti, ha ordinato al Vescovo di celebrare la messa, rimanendo nel cortile della chiesa”.

Monsignor Jia, 73 anni, ha passato 15 anni in prigione (dal 1963 al 1978). Dal 1989 in poi si trova sotto stretto controllo della polizia. In tutti questi anni è stato arrestato e poi liberato almeno 11 volte. Quella di ieri è la dodicesima.

In passato il Vaticano ha spesso perorato la causa della sua libertà. La sua diocesi conta 110 mila cattolici, almeno 80 sacerdoti e più di 90 suore.

Zhengding is è un piccolo villaggio situato a più di 100 km a sud di Pechino.

“Il Vescovo Jia si prende cura approssimativamente di 100 orfani portatori di handicap che sono stati abbandonati. Questo orfanotrofio ha assolutamente bisogno di sostegno finanziario e medico”, fa sapere il Cardinal Kung Foundation.

E le Olimpiadi avrebbero portato una ventata di libertà in Cina? Ma mi faccia il piacere...Pubblichiamo a tal proposito anche un sondaggio apparso sul sito del Corriere (www.corriere.it):

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postato da: ASSiena alle ore 26/08/2008 16:40 | link | commenti
categorie: repressione, olimpiadi, olimpiadi insanguinate, diritti civili in cina

Praga 1968-2008

Jan Palach

«Fame, morte e schiavitù, il coraggio nasce a volte così, bandiere rosse su una città, in Occidente c’è solo viltà». È questo l’incipit di una delle canzoni più famose dedicate all’evento della Primavera di Praga, in particolare allo studente di filosofia Jan Palach, datosi fuoco in Piazza San Venceslao, allora capitale Cecoslovacchia, il 16 gennaio del 1969. Morirà tre giorni dopo. Ai suoi funerali parteciparono 600 mila persone provenienti da tutto il Paese.

Jan Palach si sacrificò e divenne un simbolo dell’antisovietismo e dell’anticomunismo internazionale lasciando scritte queste sue ultime parole: «Poiché i nostri popoli sono sull’orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa».

Era l’inizio dell’anno 1969. Il per molti versi famoso 1968 era appena terminato. Con esso anche la “prova tecnica di democrazia” chiamata in seguito Primavera di Praga, un breve arco di tempo nel quale il capo di Stato cecoslovacco Alexander Dubček promosse una serie di riforme aventi lo scopo di produrre nel Paese un “socialismo dal volto umano”. Questa coraggiosa iniziativa non durò molto, purtroppo. Difatti, ebbe fine la notte tra il 20 ed il 21 agosto, quando un esercito stimato tra le 200.000 e le 600.000 unità, inviato dal Patto di Varsavia, mise fine, tra sanguinosi scontri, a questo spiraglio di libertà nel grigio mondo del comunismo di Stato. Al momento dell’invasione Praga tentò di resistere, ma l’umana forza degli studenti che lottavano per la libertà non poté certo competere con i carri armati sovietici.

La famosa “pace comunista” era piombata di peso sulle utopie di democrazia cecoslovacche. In Occidente, la Primavera, aveva dato vita ad una serie di reazioni trasversali. Mentre a destra si manifestava compatta a difesa della volontà di libertà del popolo cecoslovacco, a sinistra la soppressione armata del periodo di riforme diede lo spunto per una serie di riflessioni, soprattutto all’interno dei movimenti giovanili. A livello istituzionale invece, il Partito Comunista Italiano, nonostante ora dica di aver in qualche modo appoggiato inizialmente il tentativo di dare alla Cecoslovacchia un «socialismo umano», si schierò senza troppi scrupoli dalla parte dell’URSS, desideroso come non mai di non perdere l’immensa fonte di denaro sovietica. Le riforme di Dubcek furono così abolite ed egli stesso fu sostituito dal fedelissimo filosovietico Gustav Husak, il quale ripristinò il regime autoritario nel paese.

Così, mentre la Primavera di Praga veniva soppressa nel sangue e Jan Palach ed altri patrioti si immolavano per la libertà nel Paese, l’Occidente rimaneva a guardare in silenzio, impotente e negligente, se non addirittura concorde (vedi Partito Comunista Italiano) nella decisione di Mosca di recidere il fiore della libertà che tentava di sbocciare a Praga. Oggi, dopo quarant’anni, «la Primavera di Praga rimane nella memoria dei popoli come un’esperienza fondamentale nel cammino verso la democrazia di quella parte d’Europa che ha vissuto sotto l’oppressione del modello totalitario sovietico dal secondo dopoguerra al 1989», dice il Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini.

La domanda sorge spontanea: chissà, se dovremo aspettare quaranta, cinquanta, sessanta anni, per sentire la stessa ondata emotiva, la stessa carica di scuse e giustificazioni inutili, la stessa manifestazione di ipocrisia, quando sentiremo certe parti politiche ammettere che effettivamente in Cina e nel Tibet il regime comunista di Pechino sopprimeva ogni forma di libertà e democrazia. È fatto così quel branco di iene camaleontiche: cambiano d’abito, cambiano colore, ma per simbolo hanno sempre un uomo che muore.

postato da: ASSiena alle ore 26/08/2008 16:26 | link | commenti
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dal Corriere:
La dichiarazione del ministro della gioventù

Meloni: bene, accolto il mio invito
Lo sport fa più opinione dei politici

Gesti di valore, ma l’esecutivo ha fatto la sua parte»

ROMA — Se l’immaginava così Giorgia Meloni quel «gesto simbolico per il Tibet» lanciato alla vigilia dei Giochi: «Risponde al concetto del mare che è formato da piccole gocce». La maschera della Granbassi, il body del portabandiera Rossi, i guantoni di Tatanka-Russo. Anche Josefa Idem, argento nella canoa, farà il suo dono al Dalai Lama, ma intanto accusa: «Grossa ipocrisia: chiedono agli atleti grandi gesti, mentre loro non hanno gli attributi…».

«Non era questa la mia intenzione — risponde il ministro della Gioventù —. Nessuno intendeva scaricare la responsabilità sugli atleti. Io ho invitato qualunque italiano, tifosi, media, politica, sportivi a fare qualcosa, ognuno nel suo piccolo, dire una parola in tv, dedicare una medaglia. Quello che ora stanno facendo. Nessuno esente…». La politica, però, non sembra essere stata protagonista della contestazione: l’Italia alla cerimonia di apertura c’è andata, rappresentata dal ministro degli Esteri Frattini e dal sottosegretario allo Sport Crimi, e non si sono segnalati gesti evidenti. «Non credo che non ci siano state risposte politiche. Certo, sarebbe stato bello che nessun capo di Stato o di governo dell’Unione europea partecipasse, una decisione comune. Ma così non è stato. Frattini ha comunque colto le occasioni che ha avuto per ricordare il Tibet: che avrebbe dovuto fare, buttarsi dagli spalti? Mi ha colpito invece Sarkozy, che prima ha lanciato l’idea di non andare e poi invece è partito».

Una distanza con questo atteggiamento, sostiene la Meloni, Roma l’ha marcata: «Già il fatto che il premier Berlusconi non fosse presente all’apertura è un gesto della politica». Che oltre un certo limite non può andare, è la sua convinzione. «Nel campo delle grandi conquiste dei diritti civili la differenza la fa l’opinione pubblica, e per muovere l’opinione pubblica il gesto di un atleta vale di più del gesto di una Giorgia Meloni». «Noi guardiamo a questi ragazzi — continua — anche per quello che rappresentano per le nuove generazioni, lo sport racconta dei valori…». Vale per la Cina e pure per l’Italia: l’ultima battuta della Meloni è per il pugile Clemente Russo, che ha ricordato il Tibet e anche i ragazzi di Marcianise, Caserta. Archiviata la polemica sul boicottaggio della cerimonia, «sono molto contenta della sua medaglia, è il simbolo che con l’impegno si può uscire da situazioni difficili. Rinnovo a lui e a chi si occupa dei ragazzi di zone a rischio la mia disponibilità»

Alessandra Coppola
24 agosto 2008

postato da: ASSiena alle ore 26/08/2008 16:20 | link | commenti
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25/08/2008

ATREJU 2008: ECCEZIONALI PER SCELTA!

Dal 10 al 14 settembre si terrà la IX edizione di “Atreju”. Ancora una volta ci ritroveremo a Roma alle pendici dei sette Colli che costeggiano il cuore di Roma, al cospetto del Colosseo.

Sarà, infatti, il parco del Celio la suggestiva cornice che ospiterà la nostra tradizionale festa, che si presenterà con un villaggio rinnovato e come sempre colmo di stand, di sport, musica, e tanta buona politica. Affronteremo i temi più discussi del nostro tempo, sarà il momento per lanciare campagne politiche e culturali che caratterizzeranno il prossimo anno, snoccioleremo e confuteremo le tesi e le antitesi attraverso le quali si articola una visione del mondo.

“Atreju ’08 – Eccezionali per scelta - ” : è questa l'occasione ideale dove trovare l’entusiasmo per affrontare con rinnovata energia una stagione che richiederà un impegno straordinario e valoroso in cui sarà importante difendere, rilanciare e trasmettere alla nostra Terra quei valori che abbiamo la presunzione di incarnare e concretizzare, quei progetti finora solo sfiorati e accarezzati in sogno da una intera generazione.

Grande importanza sarà rivestita dagli spettacoli serali: dopo l’imponente successo registrato da Mario Biondi lo scorso anno, stiamo lavorando su un programma ricco di appuntamenti emozionanti, divertenti, imprevedibili. Si farà molto tardi ogni sera, ma al mattino sapremo ridestarci per partecipare con entusiasmo ad una nuova giornata di Festa...

   "Se si scuote la fiaccola, la fiamma agitata divampa più forte"

(Per informazioni: as_siena@hotmail.it)

IN ALTO I CUORI!

 

postato da: ASSiena alle ore 25/08/2008 14:11 | link | commenti (1)
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24/08/2008

La fiorettista azzurra aveva confessato il suo pentimento per non aver manifestato

 

“Mi sono sentita in colpa per aver gioito delle medaglie, mentre degli innocenti soffrono”

Granbassi: “Il mio gesto pro Tibet
donerò la maschera al Dalai Lama”

dal nostro inviato MATTIA CHIUSANO

 Granbassi: "Il mio gesto pro Tibet donerò la maschera al Dalai Lama"

Margherita Granbassi

PECHINO - Come fare, cosa fare in questo momento? Come agire se si è un campione, si è contribuito alla riuscita dello spettacolo olimpico, per poi scoprire che nello stesso momento, nello stesso paese, si reprimevano le manifestazioni del popolo tibetano? Dopo un periodo di riflessione Margherita Granbassi, due bronzi alle Olimpiadi di Pechino, ha preso una decisione. Durante un intervento a Sky, seguito ad un’intervista su Repubblica. it, la fiorettista ha annunciato che donerà la sua maschera al Dalai Lama. La stessa maschera indossata durante i tornei olimpici a Pechino. Un regalo simbolico, che nel linguaggio di una schermitrice significa difesa e protezione da un avversario che ti attacca. “La stessa maschera che mi ha protetto a Pechino, vorrei che potesse servire a lui per proteggere il suo popolo”. La Granbassi vive da tempo il dilemma di un’atleta che ha partecipato ai Giochi di Pechino pur sapendo che la perfetta organizzazione nascondeva ombre nel delicato campo dei diritti umani.
“Invito gli atleti che sono ancora in Cina a fare la loro gara e dopo, soltanto dopo, manifestare a favore del popolo tibetano” ha spiegato a Repubblica. it. “Questa vicenda, questa notizia - le morti nell’est del Tibet, n.d.r. - diffusa senza la conferma del Dalai Lama, mi lascia stordita. Con un senso di amarezza dopo le intense giornate olimpiche. Mi sono sentita quasi in colpa. Per aver gioito per le mie due medaglie, mentre nello stesso paese si reprimono le manifestazioni di gente innocente. Siamo stati protagonisti di un simpatico teatrino. A questo punto credo che le Olimpiadi siano state inutili. Il boicottaggio cambia poco, la storia lo dimostra. Il problema è a monte, risale al momento in cui è stata scelta Pechino come sede olimpica”.

(22 agosto 2008)

postato da: ASSiena alle ore 24/08/2008 15:18 | link | commenti
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10/08/2008

COMPRATE LE NUOVE T-SHIRTS (PUBBLICITA' NO PROFIT)

Oggi voglio portarvi a conoscenza di una nuova maglietta contro le Olimpiadi di Pechino, oltre a quella già esistente con le celebri cinque manette (a ricordare i cinque cerchi olimpici), design inventato da Reporter Sans Frontieres.

La t-shirt di cui sto parlando è prodotta infatti dalla Meeting, celebre marca di abbigliamento sportivo, e la potete acquistare a questo indirizzo qui. Il prezzo, non così modico (19 €), spero ne valga la pena, dato che sto seriamente pensando di acquistarne una… SPERIAMO SOLO NON FINISCANO TUTTE NEL FRATTEMPO (anche se, in cuor mio, la cosa mi farebbe contento, vorrebbe dire che il messaggio è passato)!

Vi posto anche un’immagine, giusto per farvi un’idea. Per acquistarla potete andare qui:

t shirt meeting

 

Inoltre, ecco un altro articolo dei ragazzi di Azione Studentesca di Pordenone, tanto per sottolineare l'importanza di un gesto (non) simbolico come questo:

    "Dal 1979 è in vigore in Cina una legge mirante a risolvere i problemi della sovrappopolazione: le famiglie non possono avere più di un figlio. Per questo motivo, sperano sempre che il bambino nascituro sia di sesso maschile: nascere femmina, in Cina, è una maledizione. Le bambine, appena vengono al mondo, sono condannate o alla morte, o all’abbandono in orfanotrofi, dove più della metà degli accuditi sono di sesso femminile; o nei lati delle strade, oppure, condannate ad una vita fatta di stenti, segregate in casa, senza nome, senza essere qualcuno, senza dignità, come fantasmi. Non hanno, quindi, diritto a cure mediche, sono ridotte a larve perché private di cibo e di qualunque assistenza sanitaria.

Una domanda ci sorge spontanea: riuscirà mai la civiltà Cinese, da sempre nella Storia all’avanguardia in moltissimi campi tecnologici e scientifici, ad impiantare un ovulo femminile nel ventre maschile in modo che gli uomini possano procrearsi da soli? "

Mariateresa Piovan
Elisa Presotto

http://azionestudentescapn.net/

postato da: ASSiena alle ore 10/08/2008 18:17 | link | commenti (1)
categorie: tibet libero, oppressione in cina